Santa Lucia, conosciamo veramente la sua storia? - Ecclesia Dei

Martirologio Romano, 13 dicembre, n. 1:

“Memoria di santa Lucia, vergine e martire, che custodì, finché visse, la lampada accesa per andare incontro allo Sposo e, a Siracusa, in Sicilia, condotta alla morte per Cristo, meritò di accedere con lui alle nozze del cielo e di possedere la luce che non conosce tramonto.”

Alessandro Bonvicini – Santa Lucia

La vergine e martire Lucia è una delle figure più care alla devozione cristiana.
Vissuta a Siracusa, sarebbe morta martire sotto la persecuzione di Diocleziano (intorno all’anno 304).
Gli atti del suo martirio (Codice Papadopulo) raccontano di torture atroci inflittele dal prefetto Pascasio, che non voleva piegarsi ai segni straordinari che, attraverso di lei, Dio stava mostrando.
Proprio nelle catacombe di Siracusa – le più estese al mondo dopo quelle di Roma – è stata ritrovata un’epigrafe marmorea del IV secolo, che è la testimonianza più antica del culto di Santa Lucia. Una devozione diffusasi molto rapidamente: già nel 384 sant’Orso le dedicava una chiesa a Ravenna, papa Onorio I – poco dopo – un’altra a Roma. Oggi, in tutto il mondo, si trovano reliquie di Lucia e opere d’arte da lei ispirate.

Quirizio da Murano – I martirii di Santa Lucia

Ma dove nasce la devozione a Santa Lucia?

Sempre nel Codice Papadopulo, si narra di una giovane, orfana di padre, appartenente a una ricca famiglia di Siracusa, promessa in sposa ad un pagano.
Lucia, insieme con la madre Eutichia, la quale era malata da diversi anni, decise di intraprendere un pellegrinaggio al sepolcro di sant’Agata, nel suo dies natalis. Le donne pregarono la martire catanese, affinché intercedesse per loro. Durante la preghiera, Lucia si assopì e vide in sogno sant’Agata in gloria, che le diceva: «Lucia, perché chiedi a me ciò che puoi ottenere tu per tua madre?»
Nella visione, sant’Agata le preannunciava anche il suo patronato sulla città di Siracusa.
Constatata la guarigione di Eutichia, Lucia comunicò alla madre la sua ferma decisione di consacrarsi a Cristo. Il pretendente, preoccupato dal rifiuto e nel vedere la donna distribuire il suo patrimonio ai poveri, la denunciò come cristiana.
Il processo che Lucia sostenne attesta la fede di questa giovane donna. Il dialogo serrato tra lei e il magistrato vede addirittura Lucia quasi mettere in difficoltà l’arconte che, per piegarla all’abiura, la sottopone a tormenti.
La santa uscirà illesa da ogni tortura fino a quando viene decapitata. Prima di morire annuncia la destituzione di Diocleziano e la pace per la Chiesa.

Storicamente attestato, grazie anche a una testimonianza scritta lasciataci dal canonico Antonino De Michele, è il miracolo della fine della carestia del 1646: la domenica 13 maggio 1646, a chiusura di un ottavario di preghiera per la cessazione della carestia, durante il quale il simulacro di Santa Lucia era stato esposto alla pubblica venerazione presso l’altare maggiore della Cattedrale, una colomba fu vista volteggiare dentro il Duomo durante la Messa celebrata dal vescovo Elia de’ Rossi. Quando la colomba si posò sul soglio episcopale, una voce annunciò l’arrivo al porto di un bastimento carico di cereali. La popolazione tutta vide in quella nave la risposta data da santa Lucia alle tante preghiere che a lei erano state rivolte.

Già nei giorni che succedettero al suo martirio, Lucia venne acclamata santa dai siracusani: infatti, al tempo, chi dava la vita per Cristo era già santo, il suo corpo deposto nelle catacombe di Siracusa divenne ben presto meta di pellegrinaggi.

Nell’introduzione al romanzo storico Lucia di René du Mesnil de Maricourt del 1858, Ampelio Crema scrisse: «la prima e fondamentale testimonianza sull’esistenza di Lucia ci è data da un’iscrizione greca scoperta nel giugno del 1894 durante scavi archeologici del professor Paolo Orsi nella catacomba di San Giovanni, la più importante di Siracusa: essa ci mostra che, già alla fine del quarto secolo o all’inizio del quinto, un siracusano – come si deduce dall’epigrafe alla moglie Euschia – nutriva una forte e tenerissima devozione per la “sua” santa Lucia, il cui anniversario era già commemorato da una festa liturgica. Tale iscrizione è stata trovata su una sepoltura del pavimento, incisa su una lapide quadrata di marmo, misurante 24×22 cm e avente uno spessore di 3 cm, tagliata irregolarmente. Le due facce della pietra erano state ricoperte di calce: ciò indica che la tomba era stata violata».

Così recita l’epigrafe o iscrizione di Euschia:
«Euschia, irreprensibile, vissuta buona e pura per circa 25 anni, morì nella festa della mia santa Lucia, per la quale non vi è elogio come conviene. Cristiana, fedele, perfetta, riconoscente a suo marito di una viva gratitudine.»

Il culto di Santa Lucia oltrepassò ben presto la Sicilia, tanto che papa Gregorio Magno la menzionò nel Canone Romano: ancora oggi, è una delle sette sante del canone.

Sempre in quegli anni, in Italia, una ventina di chiese vennero dedicate a Santa Lucia e vennero richieste reliquie dalla Francia e dal Portogallo.

La memoria si celebrava durante il solstizio d’inverno; poi, con l’avvento del calendario gregoriano, la data fu spostata al 13 dicembre .

Le reliquie

Durante l’invasione saracena in Sicilia, il corpo fu traslato a Costantinopoli, assieme a quello di Sant’Agata, dal generale bizantino Giorgio Maniace. Da lì, fu trafugato nel 1204 dai veneziani, che conquistarono la capitale bizantina a conclusione della quarta Crociata e fu portato a Venezia dal doge Enrico Dandolo, come suo bottino di guerra.

Arrivate a Venezia, le spoglie della santa furono trasferite nell’isola di San Giorgio Maggiore. Nel 1279, a causa del mare mosso, le barche che si dirigevano all’isola per omaggiare Lucia, furono ribaltate e da allora, morti alcuni pellegrini, si decise di trasferire le reliquie nella Chiesa di Cannaregio, successivamente intitolata alla santa.

A causa della costruzione della stazione ferroviaria, nel 1861 la chiesa venne demolita, mentre, l’11 luglio 1860 il corpo era stato definitivamente trasferito nella vicina chiesa di San Geremia, in cui attualmente riposa, seppur i siracusani ne rivendichino fortemente il possesso.
Nel 1955, il futuro papa Giovanni XXIII, all’epoca patriarca cardinale Angelo Roncalli, commissionò allo scultore Minotto una maschera in argento a copertura del volto della martire.

La notte del 7 novembre 1981, due ladri, a colpi di pistola, ruppero il vetro e rubarono le ossa della santa, ritrovate 36 giorni dopo, proprio il 13 dicembre 1981.

Una seconda e parallela tradizione, che risale a Sigebert di Gembloux, racconta che le spoglie della santa furono portate a Metz (Francia), dove tutt’ora sono venerate, nell’altare di una cappella della chiesa di Saint-Vincent.

Santa Lucia nella letteratura

Molte sono le opere dedicate a Santa Lucia.

Nel Convivio, Dante Alighieri afferma di avere avuto da bambino una grave infezione agli occhi e di essere guarito grazie all’intercessione della santa, cui riservò un posto di rilievo nella Divina Commedia.

Santa Lucia, nelle tre cantiche, diventa il simbolo della “grazia illuminante”, per la sua adesione al Vangelo sino al sacrificio di sé, dunque via, strumento per la salvezza eterna di ogni uomo, oltre che del Dante personaggio e uomo.

Riportiamo alcuni estratti della Divina Commedia in cui viene menzionata:

«Questa [donna gentil, Maria] chiese Lucia in suo dimando
e disse: Or ha bisogno il tuo fedele
di te, ed io a te lo raccomando.
Lucia, nimica di ciascun crudele,
si mosse…»
(Inferno, II, 92-96)

«Beatrice, loda di Dio vera,
ché non soccorri quei che t’amò tanto,
ch’uscì per te de la volgare schiera?
Non odi tu pietà del suo pianto?
Non vedi tu la morte che ‘l combatte
Su la fiumana ove ‘l mar non ha vanto?»
(Inferno, II, 103-108)

«Venne una donna e disse: I’ son Lucia
lasciatemi pigliar costui che dorme;
sì l’agevolerò per la sua via»
(Purgatorio, IX, 55-57)

«Qui ti posò ma pria mi dimostraro
li occhi suoi belli quella intrata aperta:
poi ella e ‘l sonno ad una se n’andaro»
(Purgatorio, IX, 61-63)

«Di contr’ a Pietro vedi sedere Anna,
tanto contenta di mirar sua figlia
che non move occhio per cantare osanna.
E contro al maggior padre di famiglia
siede Lucia, che mosse la tua donna,
quando chinavi, a ruinar, le ciglia»
(Paradiso, XXXII, 133-138)

Le vicende del martirio di santa Lucia sono narrate in due importanti testi di argomento religioso: La duecentesca celebre Legenda Aurea (un’agiografia riportante le storie dei 150 maggiori santi e martiri dell’epoca), scritta dal domenicano Jacopo da Varazze e le Cronache di Norimberga, un’opera compilatoria di Hartmann Schedel, del 1493.

Il poeta spagnolo García Lorca ha dedicato a Santa Lucia un poemetto in prosa intitolato Santa Lucia e San Lazzaro, dove parla della Santa e delle impressioni legate soprattutto al simbolo degli occhi.

«Sulla porta lessi questo cartello: locanda Santa Lucia.
Santa Lucia era una bella ragazza di Siracusa.
La pitturano con due bellissimi occhi di bue su un vassoio.

Sopportò il supplizio sotto il consolato di Pascasiano che aveva i baffi di argento e ululava come un cane da guardia. Come tutti i santi, propose e risolse teoremi deliziosi, di fronte ai quali gli apparecchi di fisica spaccano i loro vetri.

Dimostrò sulla pubblica piazza, di fronte alla sorpresa del popolo, che 1000 uomini e 50 paia di buoi non vincono la colombella sfavillante dello Spirito Santo. Il suo corpo, il suo corpaccio, diventò di piombo premuto. Nostro Signore, sicuramente, stava seduto con lo scettro della corona sulla sua cintura. Santa Lucia era una ragazza alta, col seno piccolo i fianchi larghi. Come tutte le donne selvagge, e di occhi troppo grandi, da uomo, con una molesta luce scura. Spirò su un letto di fiamme.»

Caravaggio – Seppellimento di Santa Lucia

Santa Lucia nell’arte

Diverse sono le opere d’arte legate al culto di Santa Lucia.

Quasi tutte la raffigurano con gli occhi in un piatto, secondo fonti risalenti al XV secolo, uno dei tanti martiri che dovette subire è stato lo strappo degli occhi. Purtroppo, tale credenza sembra essere priva di fondamento e assente nelle molteplici narrazioni antecedenti. L’emblema degli occhi sulla tazza, o sul piatto, è da ricollegarsi, semplicemente, con la devozione popolare che l’ha sempre invocata protettrice della vista a causa del suo nome Lucia (dal latino Lux, “luce”).

In Sicilia spesso la è rappresentata con un coltello conficcato in gola: il motivo di questa raffigurazione è da spiegarsi con il racconto degli Atti latini, che descrivono la morte di Lucia per iugulatio, anzicché per decapitazione.

Caravaggio dipinse nel 1608 il seppellimento di Santa Lucia.

Piatto tipico siciliano

Le tradizione culinarie

La cuccìa di Santa Lucia (un misto di 12 legumi ) è il cibo che non deve mai mancare sulle tavole dei siciliani il 13 dicembre. Per devozione, dovrebbe costituire l’unico cibo ammesso in questo giorno. La sua preparazione è un rito in tante famiglie, non solo siciliane, ma anche di buona parte del resto d’Italia. Tante sono le storie e leggende che legano il cibo alla festa del 13 dicembre: si narra che, diversi secoli fa, in Sicilia, dopo una lunga carestia, arrivò nel porto di Palermo o Siracusa, una nave carica di grano proprio il giorno di Santa Lucia. L’evento fu accolto dalla popolazione stremata come un aiuto divino. Il grano fu subito distribuito e la gente, affamata, per non perdere ancora del tempo per macinarlo e trasformarlo in farina e poi in pane o pasta, lo cucinò così com’era. Da allora, in segno di riconoscenza, il giorno di Santa Lucia, ritenuta l’artefice del miracolo, non si mangiano pane e pasta, ma “si cuccìa” dal verbo “cucciari” derivato da “còcciu” cosa piccola, chicco.

Come avevamo anticipato, però, si tratta solo di una leggenda.

 In questa occasione nelle case palermitane si preparano anche le classiche arancine, le panelle e le panelle dolci. Secondo alcuni autori, si tratta di un uso derivante dal ciceone (bevanda a base di acqua e farina, di origine greca, anticamente consumata in onore di Demetra, durante la celebrazione dei misteri eleusini.)

Infine, gli occhi di Santa Lucia sono dei pani a forma di occhi che vengono benedetti e distribuiti in Sicilia, il 13 dicembre.

Il culto di Santa Lucia in Svezia

In Svezia, Santa Lucia è molto venerata, sia dalla Chiesa cattolica, che da quella luterana. I bambini preparano biscotti e dolciumi (tra questi, delle focaccine allo zafferano e all’uvetta chiamate lussekatter), a partire dal 12 dicembre. La mattina del 13, la figlia maggiore della famiglia si alza ancor prima dell’alba e si veste con un lungo abito bianco, legato in vita da una cintura rossa; la testa è ornata da una corona di foglie e da sette candele, utili per vedere chiaramente nel buio. Le sorelle, che indossano una camicia bianca, simboleggiano le stelle. I maschi indossano cappelli di paglia e portano lunghi bastoni, decorati con stelline. La bambina vestita come santa Lucia sveglia gli altri membri della famiglia e serve loro i biscotti, cucinati il giorno precedente.

Nel Paese scandinavo è diffusa una tradizionale canzone di santa Lucia (Luciasången), che non è altro che la celebre “Santa Lucia” napoletana, adattata con un testo in lingua svedese. In diverse città alcune bambine sfilano vestite come la santa, intonando il Luciasången e passando di casa, in casa.

Ogni anno viene eletta la Lucia di Svezia, che raggiungerà la città siciliana di Siracusa per partecipare alla processione dell’ottava, in cui il simulacro di santa Lucia viene ricondotto in Duomo.

Santa Lucia viene festeggiata anche in altre nazioni, tra cui Argentina, Austria, Brasile (Quiririm), Danimarca, Finlandia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Saint Lucia, Spagna (Tolosa), Svezia, Norvegia, Malta (Santa Lucija Gozo).

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