Architettura contemporanea ed edifici religiosi - Ecclesia Dei

di Massimo

Nella nostra epoca non é raro che emergano perplessità riguardanti l’architettura e le arti in generale, soprattutto quando si parla di edifici sacri. Non volendo questa essere una dissertazione sul tema dell’arte contemporanea in generale, cercheremo di tracciare quelle che sono le caratteristiche principali dell’architettura delle chiese e cercheremo di individuare quelli che sono i punti cardine per poter efficacemente comprendere un’architettura religiosa.

La domanda che è quindi opportuno rivolgersi è: cosa vuol dire progettare una buona architettura religiosa? Ecco, alcuni, pensando ai fasti del gotico, direbbero che quelle geometrie svettanti, quelle finestrature ricche, quei bassorilievi scolpiti sono un bell’esempio di progetto di architettura ecclesiale. Altri invece riterrebbero che i più austeri monasteri armeni, in pietra e scevri di decorazioni siano, per il loro carattere severo, un esempio migliore di architettura. Bene, l’architettura non è solo questo.

Se dovessimo fare una lista di principi di progettazione, questi aspetti sovracitati sono chiamati “stile” o “linguaggio” e sono solo uno degli aspetti che caratterizzano le architetture, forse quelli che colpiscono maggiormente un profano, ma non gli unici.

Per progettare un edificio non c’è dunque solo il linguaggio adottato, che come è ben noto cambia di secolo in secolo, ma anche la composizione degli spazi e dei volumi, la gestione di flussi interni, il rapporto con il contesto urbano, la disposizione delle forature…

Se dovessimo progettare una chiesa in un lotto a scelta nelle nostre città, magari un lotto in cui prima c’era una palazzina che ora è stata demolita, che cosa dovremmo fare per dire che la nostra è un’architettura ecclesiale? Andremo a considerare i seguenti punti:

  • Rapporto con il contesto
  • Composizione funzionale
  • Gestione dei flussi
  • Composizione dei volumi
  • Composizione delle forature
  • Linguaggio stilistico

Bene, presto detto, per tradizione e per buona pratica, è opportuno che la chiesa sia orientata verso est, quindi ove possibile dovremmo pensare di orientare la chiesa in quella direzione. Andremo quindi a posizionare su una planimetria quello che probabilmente è un rettangolo dei muri esterni della chiesa, che andrà poi sbozzato. Andremo poi a tracciare quelli che sono gli ambienti fuori dalla chiesa ed a pensare al possibile sagrato, a come legarlo con il tessuto urbano circostante, disporremo sui lati della chiesa passaggi pedonali o del verde ed in generale tutto quello che può far si che la chiesa sia il più integrata possibile con il contesto.

Risolto questo aspetto ci dedicheremmo alla progettazione interna della chiesa, anche in questo caso, se si conosce il funzionamento di una chiesa, è facile pensare a quelli che sono gli spazi, avremo:

  • un ingresso, in cui, se necessario, sarà possibile introdurre uno spazio filtrante tra l’esterno e l’interno, come ad esempio un colonnato, per la protezione di chi entra e chi esce dall’eventuale pioggia
  • un’aula che potrà essere singola oppure tripartita, a seconda delle dimensioni della chiesa.
  • un battistero
  • un confessionale
  • un’acquasantiera
  • ai lati delle navate, normalmente si vanno a disporre degli altari laterali, (cosa che oggi non è più richiesta dai committenti)
  • presbiterio: il luogo del rito, diviso dall’aula da almeno un gradino e, se necessario da balaustre (oggi non richieste da committenti)

Nel presbiterio usualmente troviamo un ambone, l’altare, che oggi viene progettato verso il popolo, sempre per richieste dei committenti, un coro e gli accessi ai locali di servizio.

Questi sono gli spazi da inserire e l’ordine di inserimento.

Parlando poi della gestione dei flussi si introduce il tema cardine della progettazione: una chiesa che si rispetti deve consentire spazi sufficienti per lo svolgimento di qualsiasi rito e dal numero di persone che partecipano. La navata centrale, ad esempio, sarà dimensionata sulla base dell’afflusso di persone massimo che la chiesa può sostenere ma anche per poter agevolmente ospitare processioni introitali, processioni con statue etc. etc. lo spazio subito dopo la porta di ingresso dovrà essere grande per poter ospitare tutti quei momenti, come ad esempio nel rito del battesimo, che si svolgono all’inizio della chiesa. Il presbiterio dovrà essere sufficientemente grande per poter far circolare agevolmente tutti i ministranti. Il rito dunque è lo specchio diretto dell’architettura di una chiesa. Tanto più una chiesa avrà riti che coinvolgono molte persone tanto più avrà passaggi e spazi di grande dimensione. Lo spunto chiave dunque é quello per cui la chiesa viene determinata dai riti che vi svolgono che sono i veri generatori dello spazio. Quando dunque ci si trova innanzi ad una chiesa la prima domanda che é opportuno farsi per valutarne la bontà non é tanto domandarsi se lo stile sia adeguato, quanto più se gli spazi consentano un corretto e agevole svolgimento delle funzioni.

Per quanto riguarda i volumi la storia non fornisce risposte chiare, si può solo dire che normalmente, per conciliare la preghiera si preferiscono soffitti alti che facciano sentire il fedele non in una stanza ristretta, ma in uno spazio che lo connetta al cielo. Sempre dalla storia si possono attingere idee riguardanti la disposizione in pianta che può essere a croce latina o greca, oppure a pianta centrale o ancora classicamente rettangolare.

L’importante in questo caso è che si mantengano le funzionalità, la gestione con il contensto ed i flussi stabiliti negli step precedenti. Per assurdo potremmmo dire che una chiesa, anche se con una geometria particolare, se assolve alle funzioni prima indicate, è migliore di una quadrata in cui non funziona niente.

Lo step successivo è quello delle forature: della luce e delle ombre. Ora, le chiese cristiane hanno sempre teso ad essere uno spazio chiuso verso l’esterno con forature in alto, questo per essere isolati, protetti dai rumori esterni e non vedere la gente fuori che passa avanti ed indietro. Forature che lungo le navate, normalmente assumono la forma rettangolare alta o termale, mentre in facciata assumono la forma spesso circolare. Perché questo? Beh è semplice, il rosone, convoglia una luce diretta verso l’altare maggiore e la forma circolare è quella che meglio si presta, sia per caratteristiche formali, sia per la tecnologia costruttiva a svolgere questa funzione. Per quanto riguarda invece le navate e gli absidi, abbiamo finestre che sono come dei tagli, ciò dovuto a due motivi, per accentuare la tensione alla verticalità e per la tecnologia costruttiva adottata.

Questo aspetto della tecnologia costruttiva, come vedremo, è stato determinate nella progettazione formale stilistica delle chiese. La pietra, o il mattone, a differenza di acciaio e cemento armato, sono di più difficile lavorazione e consentono una libertà espressiva che, se ridotta all’osso é sempre la classica struttura a travi e pilastri e corpi rettangolari.

La chiave di volta è questa: gli uomini producono strutture nella misura in cui gli è consentito fisicamente di farlo. Se per 20 secoli pietra, mattone e legno erano gli unici materiali da costruzione conosciuti, non possiamo che aspettarci costruzioni che esprimano al massimo le potenzialità di questi materiali. Se oggi i materiali comunemente usati sono cemento armato e calcestruzzo non possiamo che aspettarci strutture figlie di queste tecnologie costruttive.

Gli architetti dei primi anni del 900 si concentrarono a trovare uno stile per questo materiale così malleabile e così resistente che poteva essere usato per fare qualsiasi forma potesse venire in mente all’architetto. Da questa estrema libertà è nato lo stile moderno e contemporaneo dell’architettura. Si abbandonarono quindi le costruzioni in pietra per il più rapido ed economico cemento armato. La ricerca scientifica attuale quindi punta a trovare la massima e più estrema espressione di questo materiale, come in passato avevano fatto con mattoni, pietra e legno.

Non ci resta che parlare di  linguaggio ovvero quella componente che più salta all’occhio quando si guarda l’architettura. Il linguaggio è quello che inserirsce il nostro edificio in una esatta epoca ed in un esatto luogo. Come é sempre stato e sempre sarà il linguaggio é frutto e diretta espressione del tempo in cui una qualsiasi opera d’arte degna di nota sia stata prodotta. Se pensiamo ai fasti della basilica di San Marco a Venezia comprendiamo subito quello che é il tempo ed il luogo in cui é stata costruita. Se vediamo un esempio più recente come notre dame di Haut a Ronchamp capiamo anche qui luogo e momento storico.

Emerge quindi chiaramente come i criteri di valutazione siano molti di più del solo linguaggio formale adottato e di come questo stesso non si valuti tanto in funzione di bello-brutto quanto più di appartenenza e fedeltà al suo tempo ed al suo contesto storico.

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