Attentato alla Regina - Ecclesia Dei

Attentato alla Regina 

Un articolo di risposta su di un fatto verificatosi in una piccola parrocchia in provincia di Milano, in cui la statua della Beata Vergine della Chiesa parrocchiale, sia stata privata della corona, per evitare delle spiacevoli cattive interpretazioni da parte del popolo.

Un nostro lettore, parrocchiano di Magnago, un paesino in provincia di Milano, ci ha segnalato un articolo, recentemente pubblicato sul bollettino della comunità pastorale di Magnago e Bienate, intitolato “La Vela” (Anno 2 Numero 1, Gennaio 2022, pg. 9) che riporta un articolo del parroco locale, il quale rivolge un attacco diretto alla Vergine Maria. Come cattolici, abbiamo il sacrosanto dovere di difendere la verità cattolica, sopratutto quando tale verità è inerente e vincolata ad una figura di capitale importanza, quale è la Beata Vergine Maria, madre del Nostro Signore Gesù Cristo. Viene detto, infatti, che Maria non è Corredentrice, che il Regno sociale di Gesù Cristo è un miraggio distopico contrario alla dottrina cattolica, e che sopratutto Maria deve essere privata dei segni Regali, come Corona e Scettro (pare, infatti, che la statua della Beata Vergine, della Chiesa parrocchiale di Magnago, sia stata privata di tali segni, come viene confermato dalla fotografia della stessa presente nel suddetto articolo) per evitare delle spiacevoli cattive interpretazioni da parte del popolo. Tutto questo, viene pseudo-giustificato con pseudo-argomentazioni che hanno quasi del ridicolo. Viene detto, infatti, in chiusura del documento di testo, che privare la Madonna dei segni di regalità significa onorare la Tradizione. Vediamo, perciò, di rispondere con ordine a Don Marco, sperando che questa nostra risposta far ritrattare le opinioni assolutamente incorrette del caro parroco di Magnago.

Attentato alla Regina
Una nota esplicativa previa.

Il modernismo è eresia che non fa scisma, dice un proverbio cattolico. La pericolosità del modernismo risiede nel fatto che, essendo, come la chiama Papa San Pio X, la sintesi di tutte le eresie, è stato concepito, sviluppato e presentato come un falso cristianesimo, perfetto in tutto ciò che indebolisce il cristiano. Uno degli aspetti principali della dottrina modernista (presente anche nel loro manifesto) è quello secondo c è la coscienza del cristiano a generare la fede, seguendo il gusto della propria sensibilità e il metro della personale valutazione critica. Ogni cristiano può perciò pensare di creare verità di fede, e di poter essere automaticamente esentato da ogni tipo di constatazione: la rivelazione, per lui, è il sentimento religioso, e ciò che esso suscita in lui. Questa è, quindi, la verità assoluta.

Detto questo, è interessante notare come, per cercare di dimostrare la falsità di alcuni asserti cattolici (come la Corredenzione o il principio di regalità assoluta, non solo spirituale, e di Maria e di Gesù Cristo), Don Marco utilizzi citazioni di Papi che, magicamente, sono scomparsi dal radar dell’ ecclesiologia moderna. Infatti, risulta interessante che citi un personaggio come Pio XI, che sul tema della corredenzione fu il secondo a proclamare pubblicamente la sua assoluta fondatezza e veridicità. Non si parla mai di quella “chiesa del passato”, un relitto rottamato incompatibile con la chiesa di oggi, dinamica, aperta e meticciata con tutto e tutti. Non si spolvera mai la tradizione, sopratutto quando si deve predicare dal pulpito parlando di morte, peccato, giudizio particolare ed universale, parusia, novissimi, mortificazione, ma si ricorre ad essa in maniera errata per travisare i messaggi e per tentare di giustificare posizioni assurde. Questo è un classico atteggiamento modernista. Veniamo quindi al punto della questione, e cerchiamo brevemente di dimostrare gli errori palesati nella produzione scritta analizzata.

1) La questione della Tradizione e della Regalità di Maria.

La cura della conoscenza della Verità Cattolica è condizione necessaria per godere dei tesori infiniti della Sapienza. La Chiesa, sposa teandrica del Cristo, oltre che madre e societas sanctitatis, è anzitutto maestra della Verità rivelata. Innanzitutto, non si capisce quindi che cosa Don Marco intenda con la Tradizione (anche qui sottolineo: che strana la menzione di questo termine, siamo stati abituati a disprezzare la Tradizione come una rocambolesca parola che ostacolerebbe il cammino moderno della Chiesa nei tempi, onde ripescarla quando fa comodo, in maniera oltretutto sbagliata). Don Marco afferma che, per rispetto della Tradizione, non bisogna utilizzare questi segni. Ma questo è profondamente inesatto. La Tradizione è una delle due fonti di Rivelazione, e non coincide con il messaggio evangelico. La Tradizione si deve dividere in due parti: la prima parte, Tradizione Divina, è la componente insegnata da Cristo agli Apostoli (si pensi, ad esempio, al periodo di quaranta giorni, che Cristo passò con gli apostoli per istruirli ulteriormente sulla dottrina); la seconda parte, Tradizione Divino-Apostolica, è la componente propria dallo Spirito Santo. Parte costitutiva della Tradizione è la Dottrina, che ovviamente non muta, ma può essere approfondita senza che si rinneghi quanto essa già abbia precedentemente affermato (ad esempio, si consideri la definizione del Dogma dell’Immacolata). Per questa ragione, la novità dottrinale che contraddica quella già definita e consolidata non può essere tollerata. Questo è dovuto essenzialmente al fatto che la Rivelazione è divina, ed è perciò immutabile (così come la Legge di Dio: essendo Dio perfettissimo, non può errare). Quindi, nel momento in cui qualcuno proponga Verità di fede creativa, in contrasto con la Tradizione anche dopo essere stata opportunamente analizzata, risulterà chiaro che queste dottrine dovranno essere rigettate. Ora, dove c’è scritto nella Tradizione che il titolo regale attribuito a Maria è errato, o non rispettoso? A noi sembra completamente sbagliato. E’ un principio creativo, senza fondamento, quindi otltremodo falso. Anzi, è proprio la tradizione della Chiesa ad incentivare l’attribuzione dello Scettro e della Corona alla Beata Vergine Maria. Un mistero del Rosario dice proprio: Quintum Mysterium Gloriae. Coronatio Beatae Mariae Virginis reginae coeli et terrae. Maria è regina del Cielo e della Terra: viene coronata perché detiene il diritto di esserlo. Astitit regina a dextris tuis ornata auro ex Ophir (Psa 45, 10), dice lo S. Santo. Quindi, avendo diritto e potestà regale, ha diritto a quei segni che riferiscono e palesano tale titolo. La regalità, caro Don Marco, non è un titulus sine re: è un dato di fatto. Il Non Serviam di Lucifero è stato anche dovuto alla non capacità, da parte del ribelle angelo infernale, di riconoscere la autorità suprema di Maria come regina, essendo per lui impensabile riconoscere uno spirito meno puro come autorità ontologicamente superiore a lui. A dire questo è lo stesso Dottore Angelico, San Tommaso: parte integrante della Tradizione divina.

Basti pensare che la consuetudine d’incoronare le immagini della Beata Vergine in forma solenne e pubblica e poi con un rito liturgico, la troviamo diffusa in Occidente a partire dal fine del secolo XVI. Ne troviamo la prima traccia di questa pia pratica con il cappuccino fra Girolamo Paolucci de’ Carboli da Forlì (1552 – 1620). 

Nella prassi ecclesiale l’atto d’incoronare le immagini costituisce un fatto in un certo senso straordinario. Il Capitolo Vaticano stabilisce che la domanda d’incoronazione deve essere accompagnata da documenti che provino l’antichità, la venerazione e il carattere miracoloso dell’immagine. A questo criterio si sono attenuti i Romani Pontefici, che “non solo assecondarono questa forma di pietà popolare, ma spesso personalmente, e per mano di vescovi da loro delegati, ornarono di diadema immagini della Madre di Dio già insigni per la pubblica venerazione.

Altre immagini e statue mariane sono state incoronate, specialmente dopo il secondo conflitto mondiale, e in particolare durante gli anni mariani 1954 e 1987-1988. L’incoronazione dell’immagine dell’Addolorata di Rovigo, ad esempio, è avvenuta il 21 novembre 1954 ad opera del Capitolo Vaticano, a conclusione dell’Anno mariano: forse che hanno sbagliato pure loro? Tra le ultime incoronazioni fatte in Italia per autorità di Paolo VI segnaliamo la Madonna del Miracolo, nella chiesa di Sant’Andrea delle Fratte, decretata il 19 aprile 1975. Per autorità di Giovanni Paolo II indichiamo: la Madonna “Iconavetere” o “Dei Sette Veli”, nella cattedrale di Foggia, il 21 gennaio 1981; la Madonna della Purità, a Pagani, in diocesi di Nocera (Salerno), il 22 maggio 1983; la Madonna del Rosario, nel santuario di San Domenico in Soriano Calabro, diocesi di Mileto (Catanzaro), il 3 giugno 1983. Evidentemente, i vescovi e i parroci che vollero tali incoronazioni non avevano capito nulla in assoluto, lo stesso può dirsi per Paolo VI e Giovanni Paolo II: erano degli idolatri, che non avevano capito che la corona è un simbolo che non spetta a Maria. Corretto?

C’è una teologia profondissima dietro la Regalità mondana e celeste di Maria: liquidarla con una giustificazione aberrante come quella fornita dal bollettino parrocchiale non solo è una offesa a chi veramente studia la teologia e indaga la natura della regalità teologica di Maria, ma è una offesa anche al comune buonsenso, alla capacità di ragionamento critico.

Attentato alla Regina
2) La questione della Corredenzione

La teologia dimostra chiaramente che Maria è Corredentrice. Tuttavia, l’articolo del bollettino afferma solennemente che Maria non lo è, senza apportare una ulteriore dimostrazione. Semplicemente, perché lo dice il parroco. Bene. Noi invece contestiamo questa non-tesi (non essendo nemmeno dimostrata, come richiederebbe la base di una qualsiasi argomentazione apologetica) dimostrando che non solo tanti illustri padri e uomini di chiesa, superiori intellettualmente a qualsiasi attuale studioso, affermarono con assoluta certezza essere Maria Corredentrice, ma sopratutto accompagnando questa tesi con una argomentazione assolutamente inequivocabile. 

Innanzitutto, nel Dizionario di Teologia Dommatica, redatto da figure di enorme spessore teologico, quali sono Parente, Piolanti e Garofalo, (non degli sprovveduti, insomma) alla voce di Corredentrice viene espressivamente detto:

“Punti dottrinali certi: 

1° Maria, in quanto Madre di Cristo, è partecipe della sua vita e delle sue opere e quindi si può dire, in senso largo, Mediatrice e Corredentrice; 

2° nei disegni di Dio Maria è associata a Cristo per il trionfo sul peccato, come Eva fu associata ad Adamo nella rovina del genere umano; 

3° Maria ha consentito alla passione e alla m orte di Cristo aggiungendovi il suo strazio materno, per cui ha meritato (de congruo) di diventare la tesoriera e la distributrice dei frutti della Redenzione. Questa dottrina è fondata sulla S. Scrittura ed è largamente sviluppata dai Padri: il Magistero ecclesiastico l’ha sempre insegnata. […] l’associazione della B. Vergine al redentore, suo Figlio, importa una qualche partecipazione anche diretta e immediata, sebbene misteriosa, all’opera redentiva di Gesù Cristo. Pertanto il titolo di Corredentrice è giustificato.”

Un ottimo Domenico Bertetto, S.D.B., professore nel pontificio ateneo salesiano di Torino, dimostra poi, nel primo articolo del suo trattato di Mariologia, che Maria è Corredentrice. 

La tesi:  la Beata Vergine Maria cooperò alla Redenzione oggettiva, per cui con diritto viene detta Mediatrice e Corredenetrice. La sua cooperazione alla Redenzione non è solo remota, ma è anche prossima.

Riportiamo per completezza tutto il passaggio che dimostra tale proposizione:

La prova di questa parte della tesi (Maria è Mediatrice e Corredentrice, nda) viene così brevemente riassunta da Leone XIII. “Nessun altro possiamo pensare, che nel riconciliare gli uomini a Dio abbia compiuto un’opera uguale a quella di Maria e che mai la sia per compiere. Poichè ella agli uomini che precipitavano nell’eterna rovina portò il Salvatore, già fin da quando ricevette l’annunzio del mistero di pace che l’angelo le recò dal cielo, e diede il suo assenso in modo mirabile, in luogo di tutta l’umana natura. Da lei è nato Gesù, di cui Maria è vera Madre e per questo motivo è degna e al Mediatore accettissima mediatrice”. Si tratta quindi di mediazione secondaria, ossia subordinata a Gesù Cristo, unico mediatore principale. Questa mediazione in modo speciale compete alla Vergine per le ragioni indicate nel testo citato. Perciò Maria suol essere chiamata ed invocata nostra Mediatrice […] Dicendo che Maria è Mediatrice, non si determina se lo sia in ordine alla redenzione oggettiva o soggettiva (è oggettiva la redenzione di riparazione del peccato e di restituzione dei doni perduti, che Gesù Cristo compì sulla croce; è soggettiva l’applicazione dei frutti di tale opera ai singoli uomini, nda), perché tale titolo si può usare indifferentemente in ambedue gli ordini. Come la mediazione di Gesù Cristo consiste essenzialmente nell’acquisto e nell’elargizione della grazia, ossia nell’opera della Redenzione oggettiva e soggettiva, con la quale gli uomini, liberati dal peccato, ridiventano figli adottivi del Padre, così la mediazione di Maria, senza perdere il suo carattere di dipendenza dal Mediatore principale, riveste la duplice forma di concorso terreno all’opera salvatrice del Redentore e di intervento celeste nella comunicazione della grazia alle anime. Per indicare che Maria è mediatrice in ordine alla Redenzione oggettiva si usa spesso il titolo di Corredentrice. […] Ad alcuni, il titolo di Corredentrice non piace (come al nostro parroco, ad esempio, nda) quasi che affermi, in forza della sua etimologia, che l’opera della Redenzione sia debba attribuire con egual diritto alla B. Vergine e a Gesù Cristo. Il significato però che si dà ordinariamente a tale parole è teologicamente esatto ed esprime solo una cooperazione subordinata nell’opera della Redenzione. Dice cioè che la B. Vergine cooperò alla nostra Redenzione, in senso stretto e formale, in quanto diede a Gesù Cristo la vita umana e il sangue, che offrì con Cristo e per mezzo di Cristo per la liberazione del genere umano dalla schiavitù di Satana, associandosi intimamente a Gesù in tutta l’opera della Redenzione, come con tanta insistenza affermano i Papi, da Pio IX a Pio XII, riportando l’insegnamento della tradizione cattolica”

Caro Don Marco, è un po’ azzardato mettersi contro la vera Tradizione, contro l’insegnamento teologico magisteriale e contro questi studiosi, che tra l’altro dimostrano le loro proposizioni in maniera sistematica ed efficace. Tra le altre cose, ci sembra improprio citare Pio XI, quando fu egli stesso, con un messaggio radiofonico del 28 aprile 1935, ad applicare il Titolo: “Madre di pietà e di misericordia…compaziente e Corredentrice”.

La clamorosa continuità storica della Corredenzione, non come ‘opinione teologica’, ma come verità certa, è a dir poco impressionante. Citiamo alcuni che ne parlano: S. Giustino, S. Ireneo, S. Bernardo di Chiaravalle, Arnoldo di Chartres, S. Alberto Magno, S. Bonaventura; il Taulero, S. Antonino da Firenze, Dionisio Cartusiano, Alfonso Salmeròn. Tra il XVII e il XIX secolo, i teologi a favore sono in totale 307, tra cui figurano S. Lorenzo da Brindisi, S. Alfonso Maria de’ Liguori (gasp!) e un ottimo Card. Alessio Maria Lepicier, che parla di Maria Corredentrice nei suoi testi (San Giuseppe, Sposo della Beata Vergine, Roma, 1932; L’Immacolata Madre di Dio, Corredentrice del genere umano, Roma, 1905)

Redenzione significa riscattare o pagare un riscatto per riottenere una cosa prima posseduta e poi persa. Nel caso della Redenzione dell’intera umanità, Gesù Cristo ha riscattato la colpa infinita ascritta ad Adamo, con la morte di Croce e ha pagato la grazia persa da Adamo: noi la abbiamo riacquistata per merito di Gesù Cristo. Maria ha cooperato alla Redenzione del genere umano, in maniera subordinata e secondaria, dando il consenso all’Incarnazione del Verbo nel suo grembo immacolato, offrendo Cristo in Croce al padre per riscattare l’umanità, soffrendo e morendo misticamente con Cristo sul Calvario. Quindi Maria è Corredentrice, secondaria e subordinata a Cristo. I teologi dicono che ciò che Cristo ci ha meritato de condigno o per stretta giustizia, Maria ce lo ha meritato de congruo o per pura liberalità di Dio. 

Crediamo di aver sufficiente dimostrato ciò che risulta essere ovvio: Maria è Corredentrice, e non si muta una opinione radicata nella Tradizione e nella teologia, oltre che nella logica, solo perché qualcuno è stizzito ed etichetta come devozionismo superascetico una corretta iperdulia. 

L’atteggiamento di rifiuto e di astio contro Maria è tipico dei protestanti, ed è tipico di chi non sa argomentare, buttare delle frasi a caso senza dimostrarle.

Et de hoc supra dictum est, nec oportet hic iterare. 

Attentato alla Regina
3) La regalità sociale di Cristo e di Maria

E’ opinione diffusa (originaria della prototeologia eretica del de Chardin) supporre che il cattolicesimo moderno debba esercitarsi in un titanismo immanentistico, dove la fede diventa un sentimento spirituale, deputato a renderci dei bravi cittadini modello e essere fratelli con tutti. Di qui, l’idea del ‘volemmosebbene’ con tutte le religioni, tanto sono tutte uguali; di qui l’idea del cristiano che si preoccupa di essere sul modello Mulino Bianco, in pace con se stesso e con il mondo, in barba alle leggi di Dio, non curante della sua anima e del peccato. Gesù diventerebbe una forza cosmica impersonale, una vis a tergo, che promette un Regno ipotetico di cui nessun prete, tra l’altro, vuole oggettivamente parlare: si parla di ecologismo esasperato, di aiuto materiale ai poveri. Non si parla mai di morte e giudizio, il Dies Irae diventa una sorta di spettro che deve essere esorcizzato. La Chiesa di oggi vuole dare a Cesare ciò che è di Cesare (e anche di più), ma non vuole dare a Dio ciò che è di Dio. La fede deve essere rinchiusa nelle Sacrestie, riposto come un arnese nella rimessa, quando si va a lavoro, quando si parla di politica. Ma non è affatto così. Il Regno di Dio va costruito qua sulla Terra. Per secoli, i nostri padri fecero questo. Le monarchie cattoliche erano una anticipazione del regno di Dio, cooperavano alla salvezza delle anime, prevenendo la corruttella della gioventù, i peccati di scandalo pubblico, i divorzi e gli aborti, l’usura e altre diavolerie che guidano l’uomo alla perdizione. Cristo è Sovrano non solo del Cielo, ma anche della Terra. Stat Crux, dum volvitur orbis. Non importa al cristiano, se la società abbia abbracciato principi massonici di distruzione della società cristiana, e abbia sviluppato una dinamica di puro orizzontalismo teleologico. Cristo è Re, e ha diritto a regnare nella società, anche se gli uomini non lo accettano per loro Re. 

Maria è Regina del Cielo e della Terra, anche se il suo nome è bestemmiato e se i ministri la tradiscono, togliendole la corona che le spetta di DIRITTO, e preoccupandosi di cose assolutamente inutili. Quanti sacerdoti pensano alla salvezza delle anime? Diamocela, questa benedetta risposta.

Rimuovere una Corona a Maria non è solo una offesa: è una bestemmia sacrilega, un atto di sfregio di lesa maestà. Confidiamo, quindi, che il parroco pensi bene alla gravità dell’atto operato, e che ravvedendosi restituisca immediatamente la Corona alla Nostra Regina. Non si tratta di essere contrari ad un devozionismo esasperato di vecchie che sgranano il rosario: si tratta di questioni gravissime, dove nessuno, NESSUNO, può permettersi di metterci il naso. “L’intelligenza è fonte di vita per chi la possiede: la dottrina degli stolti è sciocchezza.” (Lib Prov. XVI. 22.)


Riferimenti

  • S. Pio X, Let. Enc. Pascendi Dominici Gregis.
  • Programma dei modernisti, Fratelli Bocca Editori, 1911.
  • Pio XII, Enc. Ad Coeli Reginam, 11 Ott. 1954.
  • Parente P., Piolanti A., Garofalo S., “Dizionario di Teologia Dommatica”, Ed. Studium, Roma, 1952; E’ immensa!, cfr. B. H. Merkelbach, Mariologia, Parigi, 1939, p.309 in nota; G. M. Roschini, Mariologia, Milano, 1942, II, p.297 ss.; Id. Compendium Mariologiae, Romae 19456; R. Spiazzi, La mediatrice della riconciliazione umana, Roma, 1951.
  • Bertetto D., S.D.B., “Maria nel domma cattolico – trattato di mariologia”, Società Editrice Internazionale, 1949.

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