Ceneri ai bambini?

Ceneri ai bambini?

Una questione aperta, che non ha risposta nei libri liturgici: vanno date le ceneri ai bambini piccoli, prima dell’età di ragione? Un quesito per tutti.
Una questione aperta, che non ha risposta nei libri liturgici: vanno date le ceneri ai bambini piccoli, prima dell’età di ragione? Un quesito per tutti.

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Una questione aperta, che non ha risposta nei libri liturgici: vanno date le ceneri ai bambini piccoli, prima dell’età di ragione? Un quesito per tutti.

Ceneri ai bambini?

Com’è noto il tempo di Quaresima, in rito romano, è aperto dal rito della benedizione e imposizione delle ceneri nel mercoledì antecedente la prima domenica di Quaresima. Non serve qui ripetere per quale motivo la cenere sia associata alla penitenza e la Chiesa abbia introdotto questo rito, ma questo breve scritto serve a suscitare la domanda: si impongono le ceneri ai bambini? Per bambini però intendiamo, ed è necessario specificarlo, tutti coloro che ancora non hanno raggiunto l’età della ragione. Se ci pensiamo, il quesito è interessante. Effettivamente, i bambini piccoli non conoscono il male. Non è soltanto una questione psicologica, ma un’affermazione unanime della Tradizione della Chiesa. Infatti, il funerale di un bambino (battezzato, s’intende) non prevede la normale Messa da Requiem in paramenti neri, ma è d’uso non suonare le campane in modo funebre, indossare paramenti violacei o bianchi e celebrare la Messa votiva degli Angeli. Secondo il pensiero comune dei teologi, infatti, un bambino battezzato che muore senza peccato va pressoché subito in Paradiso.

Allora, se un bambino ancora non conosce il male ha senso fargli fare penitenza? Ha senso imporgli le ceneri? Il Messale non fornisce indicazioni specifiche: «veniunt alii, primo Clerus per ordinem, deinde populus: et genibus flexis ante altare, singulatim recipiunt cineres a Sacerdote» (Missale Romanum, Daverio, Milano 1959, p. 64). Dunque, tutti i presenti potrebbero accostarsi, in linea di principio.

Ceneri ai bambini?

È interessante notare che la lettura prevista per la Messa che segue l’imposizione delle ceneri (Gioele II, 12-19) così recita per invitare alla conversione e al pentimento: «congregate parvulos, et sugentes ubera». Ora, se può esserci qualche ambiguità sui parvuli, non può esservi sui sugentes ubera: è evidentemente che chi ha ancora bisogno dello svezzamento non è capace di intendere e di volere il male. Eppure, il profeta riporta la voce di Dio che chiama anche loro a conversione.

Dunque, cosa fare? La risposta è che non c’è una risposta. Ad avviso di chi scrive, però, potrebbe essere cosa buona portare già i bambini, anche se piccoli, a ricevere le ceneri: la mente degli infanti, come conferma la moderna neurologia infantile, assorbe tutto, anche se il bambino non dà a vederlo: in questo modo, piano piano, si abitua il piccolo cristiano alla liturgia, ai riti sacri, ai gesti del culto. In tal modo, peraltro, non ci si dovrà scervellare su quando il bambino avrà coscienza di compiere il male, perché sarà già abituato a questo gesto.

Naturalmente queste parole non sono vincolanti per nessuno, ma provano a rispondere ad una interessante questione che intreccia liturgia e teologia.

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