Chi non ha Fede non ha Legge - Ecclesia Dei

Chi non ha Fede non ha Legge 

Così solevano dire gli anziani, ultimi echi di una serie ininterrotta di generazioni teocentriste, nella cui semplicità di vita inconsciamente ben sapevano che il proprio credo non determinava la sola dimensione personale.

Così solevano dire gli anziani, ultimi echi di una serie ininterrotta di generazioni teocentriste, nella cui semplicità di vita inconsciamente ben sapevano che il proprio credo non determinava la sola dimensione personale, ma anche quella collettiva, plasmandone forme e contenuti. Essere privi di legge significava essere privi di morale, a prescindere dall’effettivo rispetto delle regole statuali. In quel mondo, dove la quasi totalità della popolazione era cattolica e credente, chi non aveva Legge era dunque chi era “senza Dio”, a-teo (letteralmente), ma in questo mondo invece? Che cosa si potrebbe allora dire della società contemporanea? La Legge, intesa quale morale di principio e condotta dell’essere umano, è ancor oggi vista come frutto conseguente della Fede nel Dio Uno e Trino?

La risposta ahinoi è laconica e lapalissiana: No. Il laicismo imperante dello stato repubblicano aconfessionale, unito all’annichilimento crescente della Chiesa postconciliare hanno lasciato la società preda tanto di una scienza capricciosa ed ondivaga, quanto di sedicenti chiromanti, maestri orientali ed astrologi. Specialmente per le fasce di età più giovani, cresciute a pane (senza glutine) e consumismo di matrice capitalista, la Fede Cattolica è ormai considerata un cimelio antiquato, grumo di tradizioni di un tempo in cui non si conosceva la fisica quantistica o la tecnologia digitale e occorreva dare spiegazioni fantasiose all’ignoto. Spesso dai ragazzi si sente dire che la Bibbia è il più grande libro fantasy mai scritto, e da molti adulti intrisi di filosofie di vita orientaleggianti come Gesù fosse una specie di guru illuminato, alla stregua di un secondo Buddha o un antesignano di Gandhi. Ebbene in questa società di Mammona, dedita al consumo di oggetti, servizi, luoghi, e persone, che ne è della Legge-Morale?

Poiché l’uomo, nemmeno quello moderno, ateo, apolide, vegan e liberista, può del tutto astrarsi da quella necessità di sentirsi a posto con sé stesso e con gli altri, necessitando di far convergere il proprio agire verso un codice etico comune o semi-comune che gli permette di sapere che può dormire sonni tranquilli, e poiché egli ha scientemente mandato in pensione i ben strutturati precetti morali e dottrinali evangelici, ecco che necessita di trovare una compensazione, un feticcio edulcorato da stringere a sé onde non trovarsi perduto per la strada della vita. Ma dove trovarlo è il grande dilemma.

La morale dell’uomo 2.0 non si relaziona più in un rapporto verticale Uomo-Dio, ma in un rapporto orizzontale Uomo-Uomo, con tutto ciò che ne concerne. La Fede è stata sostituita con la Legge, e la Legge è quella umanamente concepita in ambito politico a colpi di decreti legislativi o carte dei diritti e in ambito scientifico o pseudo tale, fra articoli di ricerca a convenienza dell’ultima ora e deliri di bambine svedesi inneggianti all’utilizzo di carta igienica riciclata.

Chi non ha Fede non ha Legge

Si manifesta qui il più divertente dei paradossi: accade oggi che uno si senta a posto con la propria coscienza nel momento in cui rispetta le leggi promulgate dal governo del momento, ma al contempo non tolleri che queste leggi limitino quella libertà da tutti spasmodicamente bramata nel consumo di corpi, merci e spazi. Pertanto l’uomo contemporaneo vuol si rispettare le leggi per trovarsi moralmente a posto, ma soltanto se queste leggi gli permettono di far tutto ciò che desidera senza alcun genere di rimorso. Ed ecco dunque il fiorire di pretese di libertà assoluta nel poter disporre del tutto a proprio piacimento, osannando l’omicidio libero di feti, pretendendo di sfruttare l’utero come un forno in cui impiantare geni scelti da un catalogo, auspicando massive immigrazioni che deturpano irreparabilmente le microculture locali, bramando la legalizzazione delle droghe, dell’eutanasia, del cambio di sesso a seconda delle stagioni, del libertinaggio sessuale in barba a qualsiasi promessa o giuramento matrimoniale.

Sesso, droga, alcool, vagabondaggi per il mondo, repulsione dei legami, rifiuto identitario…In questo trionfo non più della Società della Vita, bensì di una Società della Morte, una società che desidera inconsciamente e con veemenza la propria estinzione (e i cattolici sanno chi è il Principe di questo tipo di mondo) è tuttavia sorto un problema: qualche cervello leggermente più sagace sa che forse forse tutte queste “leggi” così permissive sono poco sostenibili se prive di un fondamento che ne determini quantomeno una validità condivisibile dalla maggioranza. Per l’uomo moderno, brutta copia di San Tommaso, ci vogliono i dati insomma, e dati che gli facciano comodo. Per ovviare a ciò si è partorita la Scienza Moderna: un sovrasistema avente il rango di alter-divinità in cui le “rivelazioni” non son più divine ma da laboratorio, i cui dogmi sono ora chiamati assiomi. Se dunque il figlio della società globalista scopre che il professorone di turno corrobora le proprie ipotesi di non-vita di un feto umano o scopre una presunta fluidità sessuale dell’insetto stecco del Nicaragua orientale, ecco che allora magicamente “crede nella Scienza”, ignorando come in tutte le discipline scientifiche esistano branche di ricercatori sostenenti tesi differenti, talora anche opposte fra loro. E quella scoperta, quell’articolo scientifico, quel dato di laboratorio diventa “Tavola della Legge”. Ciò poiché credere nella Scienza significa credere esclusivamente a quel tipo di scienza che si presta ad essere tradotta in pretesto politico, e di conseguenza in Legge, dapprima norma giuridica e poi morale, idealizzando scoperte assolutamente relative a seconda dell’esperimento condotto, del tempo e ahinoi delle sovvenzioni finanziarie ad essa inerenti. Ma una scoperta relativa è una scoperta manipolata, politica, esattamente come il Credo che ne deriva e che la deifica, elevando un dato effimero e parziale a norma regolatrice della morale.

Accade così che la società moderna implode in sé stessa, partorendo costantemente nuove regole per chetare le coscienze, ansiose di voler trangugiare sempre più diritti in virtù di una falsa ideologia di tutela delle vittime di turno. Non si raggiunge mai l’optimus dell’eguaglianza poiché ci sarà sempre un nuovo “diritto” per cui combattere: la zoofilia, la poligamia, il veganesimo, il matrimonio fra cavalli gay, la necrofilia, il cosmopolitismo… senza mai una fine.

Ogni delirio ha tuttavia un suo opposto e nemesi, ed è così che per ogni pseudo-diritto conquistato si viene strappati di un pezzo alla volta della propria dignità umana, subordinando oggi, domani, dopodomani, per sempre, l’uomo contemporaneo a limiti della propria libertà di pensiero, parola, alimentazione, persino di circolazione come si è visto recentemente, in ragione di un bene comune inesistente: la collettività che dovrebbe rappresentare.

Che desolante condizione quella descritta da Tacito, secondo cui uno stato più è corrotto e più produce leggi, così manifesta oggi eppur così ignorata. L’uomo contemporaneo, incardinato geneticamente nel più assurdo bispensiero orwelliano, osanna una libertà a tutela del micro-vittimista di turno e svende al contempo la propria Vera Libertà di cui solo lui può beneficiare. E così, nel 2022, si arriva letteralmente a desiderare e godere delle proprie catene limitanti il diritto al lavoro, alla circolazione, alle relazioni umane (poiché frutto di una sedicente Scienza) e al contempo ci si bea di vivere in uno stato che ammette gli aborti, l’immigrazione massiva e promuove la raccolta differenziata… Che buffa società, temeva di essere imprigionata nel Credo di Dio e si trova ora ad osannare limitazioni ben peggiori! Di certo, qualcuno al “piano di sotto” se la sta ridendo mentre progetta l’ampliamento dei suoi gironi in vista di periodi di vacche grasse.

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