“Chi oserebbe chiudere in un tempio e far tacere San Francesco d’Assisi?” - Ecclesia Dei

“Chi oserebbe chiudere in un tempio e far tacere San Francesco d’Assisi?” 

Il tema che ho voluto affrontare in questo articolo riguarda il rapporto tra la fede e la politica e la necessità che essa intervenga laddove la sfera morale sia in estremo pericolo. Come anche il Santo Padre Francesco afferma: “Non si può più affermare che la religione deve limitarsi all’ambito privato e che esiste solo per preparare le anime per il cielo”.

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“La Chiesa non dovrebbe intromettersi nella politica”: è questo il messaggio che alcuni “cattolici laici” hanno fatto pervenire sulla scrivania del vescovo di Sanremo-Ventimiglia, Mons. Antonio Suetta, il quale recentemente si era espresso in maniera positiva circa i risultati delle votazioni elettorali dello scorso mese. Tutto in nome del Sacrosanctum Concilium e in difesa della laicità dello Stato, citando anche quel “poveretto” di De Gasperi il quale sappiamo tutti molto bene che servì sì la Democrazia Cristiana ma non la Chiesa. Quando si dice che religione e politica devono restare separati e più in generale si parla di laicità dello Stato, in realtà si tenta di eliminare qualsiasi segno della Chiesa nello Stato. Eppure sappiamo che sono stati il cristianesimo e la tradizione giudaica a incoraggiare lo sviluppo della cultura occidentale, a partire dai diritti umani fondamentali che senza il cristianesimo non si sarebbero mai radicati nel diritto e nelle leggi della società attuale. Papa Benedetto XVI, nella sua Esortazione apostolica Ecclesia in Medio Oriente parla di una sana laicità, cioè di mantenere “la necessaria distanza, la chiara distinzione e l’indispensabile collaborazione” tra fede e politica. Anche perché quando la Chiesa decide di intervenire nel pubblico dibattito su questioni sociali e politiche non lo fa in quanto guidata dal confessionalismo o dal proselitismo o ancora dall’intolleranza religiosa. Essa agisce nell’esclusivo interesse dell’uomo. La distinzione tra fede e religione, radicata nel versetto evangelico di Gesù: “Date a Cesare ciò che è di Cesare e date a Dio ciò che è di Dio”, è preziosa per comprendere il ruolo della Chiesa e il ruolo dello Stato. E’ vero che il Concilio Vaticano II ha ribadito con chiarezza l’autonomia della sfera civile e politica dalla sfera religiosa ed ecclesiastica. Tuttavia esiste anche una sfera morale a cui nessuno può sfuggire. Quando è in gioco l’essenza dell’ordine morale allora la Chiesa ha il diritto e il dovere di intervenire, a tutela e a promozione della dignità della persona umana, poiché la persona umana non appartiene primariamente né alla Chiesa, né allo Stato, bensì a Dio Creatore. Per questo motivo questa esigenza è irrinunciabile e si impone per se stessa, non ricevendo autorità da nessuno, ma esigendo di essere semplicemente riconosciuta e tutelata da tutti, anche dallo Stato e dalla Chiesa.

A tal proposito Papa Giovanni Paolo II sfidava le logiche parlamentari definendole illegittime poiché basate sul criterio numerico delle maggioranza e non secondo il criterio della verità, ossia della legge naturale, che deve precedere e fondare ogni legge positiva. Infatti non sempre legalità e legittimità coincidono: aborto, guerra, stati totalitari sono fattispecie legali, ma anche quando sono dichiarati dalla competente autorità sono sempre legittimi? Certo lo Stato è autonomo dalla Chiesa e da ogni altra confessione religiosa (ma proprio tutte?), ma non è autonomo dall’ordine morale. Diversamente nasce, e la storia lo dimostra ampiamente, lo Stato etico, ossia uno Stato che si crede supremo all’ordine morale, ritenendo di essere la fonte del bene e del male, del vero e del falso. In questo modo si arriva poi allo Stato totalitario.

Il ruolo della Chiesa nella società e il suo intervento non sono fini ad esercitare un potere politico né ad eliminare la libertà di opinione, ma intende invece istruire e indirizzare la coscienza dell’uomo, soprattutto di quanti dedicano la loro vita al servizio dei cittadini. In tal senso la Chiesa ricorda che il loro agire deve essere sempre al servizio della promozione integrale della persona e del bene comune. Non si tratta di intromettersi, ma di inserirsi moralmente nella coscienza dei fedeli laici. Papa Giovanni Paolo II, nell’Esortazione Apostolica Christifideles laici, affermava che: «Nella loro esistenza non possono esserci due vite parallele: da una parte, la vita cosiddetta “spirituale”, con i suoi valori e con le sue esigenze; e dall’altra, la vita cosiddetta “secolare”, ossia la vita di famiglia, di lavoro, dei rapporti sociali, dell’impegno politico e della cultura. Il tralcio, radicato nella vite che è Cristo, porta i suoi frutti in ogni settore dell’attività e dell’esistenza. Infatti, tutti i vari campi della vita laicale rientrano nel disegno di Dio, che li vuole come “luogo storico” del rivelarsi e del realizzarsi dell’amore di Gesù Cristo a gloria del Padre e a servizio dei fratelli. Ogni attività, ogni situazione, ogni impegno concreto — come, ad esempio, la competenza e la solidarietà nel lavoro, l’amore e la dedizione nella famiglia e nell’educazione dei figli, il servizio sociale e politico, la proposta della verità nell’ambito della cultura — sono occasioni provvidenziali per un “continuo esercizio della fede, della speranza e della carità”». Anche Papa Francesco, ai nn. 182-183 della Evangelii Gaudium, partendo dall’affermazione che il compito dell’evangelizzazione esige una promozione integrale di ogni essere umano scrive: «Non si può più affermare che la religione deve limitarsi all’ambito privato e che esiste solo per preparare le anime per il cielo […]. Di conseguenza, nessuno può esigere da noi che releghiamo la religione alla segreta intimità delle persone, senza alcuna influenza sulla vita sociale e nazionale, senza preoccuparci per la salute delle istituzioni della società civile, senza esprimersi sugli avvenimenti che interessano i cittadini. Chi oserebbe chiudere in un tempio e far tacere il messaggio di San Francesco d’Assisi e della beata Teresa di Calcutta? Essi non potrebbero accettarlo. Una fede autentica – che non è mai comoda e individualista – implica sempre un profondo desiderio di cambiare il mondo, di trasmettere valori, di lasciare qualcosa di migliore dopo il nostro passaggio sulla terra». Questo invito risuona oggi più che mai: agire secondo coscienza, lasciandosi istruire dalla buona novella che Santa madre Chiesa annuncia. A ciascuno è data la libertà e la responsabilità di accogliere o rifiutare questo progetto divino. Senza alcun genere di sanzione terrena, se non il giudizio di Dio.

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