Chiese da Incubo

Chiese da Incubo

“Tu es Petrus, et super hanc petram ædificabo ecclesiam meam, et portæ inferi non prævalebunt adversus eam”. Le parole che Cristo rivolge a Pietro sono parole infuocate, impregnate di una maestà indistinguibile, degne di un Re, degne del Cristo, del Figlio di Dio.

Parole che riecheggiano nella mente, che ti procurano quel senso di stupore, che si aggrappa alle tue fragili ossa, quando ti trovi di fronte al Duomo di Milano. Un concentrato di brividi, un pelo rizzato sulla pelle per ogni pinnacolo glorioso. 

Come non stupirsi, di fronte alla maestosa e magnanima facciata del Duomo di Orvieto, alla immensa cupola fiorentina di Santa Maria del Fiore, oppure al pauroso slancio della cattedrale di Colonia. 

Il gotico ci invita a guardare verso l’alto, a tirarci fuori dal torbido e vischioso carpe diem, per uscire “a riveder le stelle”, come ci ricorda il maestro Alighieri.

Anche il Romanico, tuttavia, con la sua essenzialità geometrica, con la sua semplicità di realizzazione, accoglie il fedele e lo culla dentro i suoi maestosi muri di mattone. Il romanico e il gotico sono e rimangono due stili architettonici che incarnano alla perfezione il secondo dei tre regni del Padre Nostro, ovvero il regno della Chiesa di Cristo.

 Occorre a questo punto fare delle riflessioni. Dico occorre, perchè purtroppo non siamo stati in grado di preservare questa attenzione nei confronti della realizzazione di questi edifici. Dico occorre, perchè la depravazione e la totale assenza di morigeratezza delle “chiese moderne” è allarmante. Chi non è stramazzato davanti alla completa bruttezza, alle mostruosità indecenti delle chiese moderne?

Chi non ha provato scandalo di fronte al non-santuario di san Pio di Pietrelcina di Renzo Piano, al super chiesoide del Sacro Volto di Mario Botta a Torino, alla non-sapevo-di-essere-una-chiesa di Nuova di Managua (Nicaragua)? Chiese che sembrano magazzini Chateau d’Ax, dove entri e il senso di religiosità ti cade sotto ai piedi. Anzi, non cade nemmeno, perchè non ti sovviene proprio nemmeno un brincello di fede. Altari con teste umane incastrate al suo interno, crocifissi così deformi da sembrare ubriachi, con raffigurazioni eco-sostenibili, dalle onde del mare alle balenottere azzurre. Ma dico, ma come siamo messi? Architetti che si sfidano a colpi di costruzioni blasfeme, da far rivoltare pure Picasso nella tomba, che in ambito di orrori artistici rimane comunque il guru indiscusso. 

Pensate poi: Nostro Signore Gesù Cristo tornerà, alla fine dei tempi, per ritrovarsi cosa? Il Re dell’universo, il Figlio di Dio, tornerà sulla terra, e noi lo accoglieremo con delle serre di vetro prive di campanili? Con dei gusci di cemento perversi e repellenti? Ma che diavolerie sono mai queste? Si accoglie così il Re dei Re, il Salvatore del mondo?

La crisi delle costruzioni riflette la crisi dei valori. Una chiesa che ha preferito il trascendetale al trascendente, che ha preferito camuffarsi  e non distinguersi. 

In questo i Medievali non avevano per niente sbagliato. Quando si costruiva una Chiesa, si aveva bene chiaro in testa che cosa si andasse a realizzare. La casa di Dio, la domus aurea. L’ecclesialmente corretto sta lentamente divorando la bellezza artistica (e non solo) della Chiesa cattolica. E queste non-chiese “al passo con i tempi” dovrebbero rappresentare il progresso? Ma che se le tengano loro, i “commissari artistici”, questi vituperi imbarazzanti! Preferisco essere medievale, ma liquefarmi di fronte alla perfettissima bellezza del gotico, piuttosto che stare in linea con il progresso, e dover assistere alla Santa Messa chiuso in un hangar per elicotteri, con un bel cartello esposto all’esterno con scritto “Ehi, tu, sono una Chiesa”. 

Ecclesia Dei

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