Condannare la verità alla tolleranza è costringerla al suicidio - Ecclesia Dei

Condannare la verità alla tolleranza è costringerla al suicidio 

La tolleranza non è un principio che trova spazio nella dottrina e nel dogma della religione cattolica.

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È l’essenza di ogni verità che non tollera il principio di contraddizione. L’affermazione di una cosa esclude la negazione di quella stessa cosa, come la luce esclude le tenebre. Dove nulla è certo, dove nulla è definito, i sentimenti possono essere divisi, le opinioni possono variare. Capisco e chiedo la libertà nelle cose dubbie: In dubiis libertas. Ma appena la verità si presenta con certe caratteristiche che la distinguono, per il fatto stesso che è verità, è positiva, è necessaria, e, di conseguenza, è una e intollerante: In necessariis unitas. Condannare la verità alla tolleranza è costringerla al suicidio. L’affermazione uccide se stessa se dubita di se stessa; e dubita di se stessa se permette alla negazione di starle accanto. Per la verità, l’intolleranza è la cura della conservazione, l’esercizio legittimo del diritto di proprietà. Quando si possiede, si deve difendere, a pena di esserne presto spogliati del tutto. 

 Dunque, Fratelli, per la necessità stessa delle cose, l’intolleranza è ovunque, perché ovunque c’è il bene e il male, il vero e il falso, l’ordine e il disordine; ovunque il vero non tollera il falso, il bene esclude il male, l’ordine combatte il disordine. Cosa potrebbe essere più intollerante, per esempio, di questa proposizione: 2 e 2 fanno 4? Se vieni a dirmi che 2 e 2 fanno 3, o che 2 e 2 fanno 5, ti rispondo che 2 e 2 fanno 4. E se mi dici che non contesti il mio modo di contare, ma che tieni il tuo, e che mi preghi di essere indulgente verso di te come lo sei verso di me, pur rimanendo convinto che io ho ragione e che tu hai torto, in un pizzico forse tacerò, perché dopo tutto non mi importa molto se c’è un uomo sulla terra per il quale 2 più 2 fa 3 o 5. 

 Su un certo numero di questioni, dove la verità sarebbe meno assoluta, dove le conseguenze sarebbero meno gravi, potrò scendere a compromessi con voi in una certa misura. Sarò conciliante se mi parlate di letteratura, politica, arte e scienze piacevoli, perché in tutte queste cose non c’è un tipo unico e determinato. Lì il bello e il vero sono, più o meno, convenzioni; e, inoltre, l’eresia in questa materia non incorre in altro anatema che quello del buon senso e del buon gusto. Ma se si tratta di una questione di verità religiosa, insegnata o rivelata da Dio stesso; se si tratta del tuo futuro eterno e della salvezza della mia anima, allora non sono possibili altre transazioni. Mi troverete irremovibile, e devo esserlo. È la condizione di tutte le verità essere intolleranti; ma la verità religiosa, essendo la più assoluta e la più importante di tutte le verità, è di conseguenza anche la più intollerante e la più esclusiva.

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Fratelli, niente è esclusivo come l’unità. Ora ascoltate le parole di San Paolo: Unus Dominus, una fides, unum baptisma. C’è un solo Signore in cielo: Unus Dominus. Questo Dio, il cui grande attributo è l’unità, ha dato alla terra un solo simbolo, una sola dottrina, una sola fede: Una fides. E questa fede, questo simbolo, lo ha affidato ad una sola società visibile, ad una sola Chiesa i cui figli sono tutti segnati dallo stesso sigillo e rigenerati dalla stessa grazia: Unum baptisma. Così l’unità divina, che risiede da tutta l’eternità negli splendori della gloria, fu prodotta sulla terra dall’unità del dogma evangelico, il cui deposito fu dato in custodia da Gesù Cristo all’unità gerarchica del sacerdozio: Un Dio, una fede, una Chiesa: Unus Dominus, una fides, unum baptisma. 

 Un pastore inglese ebbe il coraggio di scrivere un libro sulla tolleranza di Gesù Cristo, e il filosofo di Ginevra disse, parlando del Salvatore dell’umanità: “Non vedo che il mio divino Maestro sia stato sottile riguardo al dogma. Niente potrebbe essere più lontano dalla verità, fratelli miei: Gesù Cristo non ha cambiato sottilmente il dogma. Egli portò la verità agli uomini e disse: Se qualcuno non sarà battezzato in acqua e nello Spirito Santo e se qualcuno rifiuterà di mangiare la mia carne e di bere il mio sangue, non avrà parte nel mio regno. Lo confesso, non c’è sottigliezza in questo; è l’intolleranza, la più positiva, la più franca esclusione. Eppure Gesù Cristo mandò i suoi apostoli a predicare a tutte le nazioni, cioè a rovesciare tutte le religioni esistenti, per stabilire l’unica religione cristiana in tutto il mondo, e sostituire l’unità del dogma cattolico a tutte le credenze dei diversi popoli. E prevedendo i movimenti e le divisioni che questa dottrina susciterà sulla terra, egli non si ferma, e dichiara che è venuto a portare non la pace ma una spada, ad accendere la guerra non solo tra i popoli, ma all’interno della stessa famiglia, e a separare, almeno per quanto riguarda le convinzioni, la moglie credente dal marito miscredente, il genero cristiano dal suocero idolatra. Questo è vero, e il filosofo ha ragione: Gesù Cristo non è sceso a compromessi sul dogma. 

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