Considerazioni sulla questione degli extracomunitari

Considerazioni sulla questione degli extracomunitari

Vista la recente questione sui migranti e la scelta di Papa Francesco di introdurre “Solacium migrantium” nelle litanie lauretane vi proponiamo una nota di sua Eccellenza Mons. Mario Oliveri scritta il 3 giugno del 1993.

Questione extracomunitari: interrogativi e giusta preoccupazione (1). Non è semplice darne una obiettiva valutazione (2). È sempre necessario che il male sia considerato male ed il bene sia bene (3). L’informazione e la riprovazione su fatti ed episodi negativi commessi da extracomunitari avvenga con gli stessi criteri che valgono anche per gli altri (4). Il loro afflusso dovrà e potrà forse essere meglio regolarizzato di quanto non lo sia stato e non lo sia (5).

(1) Alcuni fatti ed episodi collegati alla presenza nella nostra zona di extracomunitari, presenza diventata ultimamente più numerosa per l’accresciuta speranza di trovare una qualche occupazione in questa stagione, suscitano com’è ovvio interrogativi e giusta preoccupazione.
(2) Non è semplice darne un’obiettiva valutazione, la quale per essere tale non può essere solamente emotiva od affrettata. Come si può giudicare un fatto finché non lo si conosce nella sua reale dinamica? Come valutarlo se non si conoscono le circostanze e soprattutto le ragioni che l’hanno fatto nascere o hanno per lo meno favorito che sorgesse?
(3) Certamente è sempre necessario che il male sia considerato male ed il bene bene da chiunque sia commesso. Certamente è ingiusto creare maggiore allarme per un fatto collegato ad extracomunitari che per uno collegato ai nostri concittadini o ad altri non extracomunitari. Sarebbe un terribile errore usare misure diverse di valutazione e sarebbe ingiustizia giudicare della presenza degli extracomunitari come se determinati episodi o fatti criminosi fossero determinati soprattutto o solamente dalla loro presenza.
(4) L’informazione e la riprovazione su fatti ed episodi negativi, provocati o commessi da extracomunitari avvenga dunque con gli stessi criteri che valgono anche per gli altri e non sia disgiunta da un esame obiettivo della loro condizione nella quale essi vengono a trovarsi quando sono al di fuori del loro ambiente, della loro cultura, della loro società e soprattutto della loro famiglia. E non è, almeno molto spesso, senza una ragione che merita comprensione e considerazione che essi hanno lasciato il loro Paese per venire nell’Europa ed in Italia.
(5) Il loro afflusso dovrà essere meglio regolarizzato di quanto non lo sia stato in passato e non lo sia al presente, ma poco si potrà fare finché non si avrà una corretta mentalità e attitudine nei loro confronti, finché non si lavorerà in positivo per un autentico aiuto al loro buon inserimento, offrendo validi ed ordinati punti di riferimento.

+ Mario Oliveri, Vescovo di Albenga-Imperia.

Ecclesia Dei

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