/«Dall’Egitto ho chiamato il mio figlio»

«Dall’Egitto ho chiamato il mio figlio»

Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo». Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: dall’Egitto ho chiamato il mio figlio.

Mt 2,13-15

Quanta angoscia per una madre sapere che il proprio figlio è cercato a morte, senza alcun motivo, da un uomo forte e prepotente. Così Maria e Giuseppe devono fuggire in piena notte e in piena stagione invernale verso l’Egitto che dista circa 400 miglia. Tuttavia Maria non dice nulla: una parola di sgomento, una parola di angoscia, nè contro Erode nè verso la Provvidenza che tutto poteva, perché sapeva che Dio era con loro e non poteva accadere nulla di male.

Certamente, la Vergine Maria si domanda, lungo la strada, il motivo per cui Erode, il sovrano, voglia uccidere il suo bambino. Accecato dalla paura e dalla sete di potere, Erode, non riesce a capire che Gesù non era venuto a detronizzarlo, che il Suo Regno non era e non è di questo mondo. Se solo avesse compreso che il suo Figlio sarebbe stato un Re coronato di spine e con una croce al posto del trono, non si sarebbe mai macchiato di un così esecrabile crimine. In quel momento, dentro di Lei, Maria sente il pianto di molte donne, il loro dolore anticipa il Suo, la terra venne irrigata dal sangue di molti bambini innocenti e la spada comincia a logorare il cuore delle Beata vergine Maria. La Parola, che ancora non parlava, ebbe i suoi primi testimoni. Il sangue di quei bambini innocenti anticipava il Sangue dell’Innocente per eccellenza, sparso sulla croce per la Salvezza di molti.

Giunti in Egitto vi si stabiliscono, preludio di anni di lavoro e sofferenza, quasi come l’esilio vissuto dal popolo di Israele, in attesa di un sogno come aveva preannunciato l’Angelo.

Giuseppe diviene il Custode proprio lì, in Egitto, a compimento dei sogni di un altro Giuseppe, figlio di Giacobbe, che trovò la salvezza in quella terra proprio come loro si salvarono scampando alla minaccia di Erode.

Passato il tempo stabilito, appare l’angelo e ordina al padre putativo di ritornare in Palestina. Ancora una volta Maria e Giuseppe obbediscono senza pretese. Hanno forse compreso il disegno di Dio, forse incomprensibile fino a poco tempo indietro.

La vita è un intreccio di contrattempi e disillusione: senza la Fede potrebbe avere il sopravvento lo scoraggiamento, la disperazione. È necessario quindi osservare gli avvenimenti sociali, familiari ed individuali, con gli occhi celesti, cioè vedere in ogni cosa il lavoro della Provvidenza, che tutto dispone per il maggior bene dei figli di Dio. I disegni di Dio non si possono scrutare, vero, ma con il passare del tempo, se si riflette, ci si convince della bontà di Dio nell’aver permesso quella croce, quell’umiliazione, quella incomprensione, nell’avere impedito quel passo e nell’averci posto in circostanze impreviste. In ogni contrarietà, impegniamoci a non perdere la pazienza e la fiducia in Dio e in Maria Santissima. Uniformiamoci al volere di Dio, dicendo umilmente: Signore, sia fatta la tua volontà!

Mi unisco a te, Maria addolorata, nell’ansia che il tuo cuore sensibile ha provato nel viaggio e nel soggiorno in Egitto. Cara Madre, per il tuo cuore reso tanto ansioso ottienimi la virtù della liberalità, soprattutto nei confronti dei poveri, e il dono della pietà.
Ave Maria…

Eja Mater, fons amoris, me sentire vim doloris, fac ut tecum lugeam…
Iuxta crucem tecum stare et me tibi sociare in planctu desidero…
Quando corpus morietur, fac ut animae donetur paradisi gloria 
. Amen.

Ecclesia Dei