De Deo Creante - Ecclesia Dei

De Deo Creante 

Nel Credo professiamo la fede in Dio «Creatore del Cielo e della Terra, di tutte le cose, visibili e invisibili». Alla scuola di San Tommaso cerchiamo di capire meglio cosa significa credere in Dio Creatore e come Egli abbia creato il mondo.

Proseguendo la trattazione teologica nella sua Summa theologica, San Tommaso rileva che «dopo l’indagine sulle Persone divine, resta da indagare sulla derivazione delle creature da Dio» (STh I, q.44). Si apre così il discorso sulla creazione, il primo atto ad extra della Santissima Trinità, che occupa un notevole numero di quaestiones nella Pars prima della Summa

Il primo interrogativo, che San Tommaso si pone, è circa la derivazione delle creature da Dio, che costituisce la materia della quaestio 44. Tutto deriva da Dio per partecipazione, poiché Dio è l’Essere sussistente, da cui ogni ente riceve l’esistenza. Ciò è dimostrato dal fatto che l’essere sussistente non può che essere uno solo. Di conseguenza, «tutti gli altri esseri, distinti da Dio, non sono il loro essere, ma partecipano dell’essere. Allora, è necessario che tutte le cose, che si distinguono secondo una diversa partecipazione all’essere […] siano causate da un primo ente massimamente perfetto» (STh I, q.44, a.1). La creazione, quindi, è spiegata in un primo momento come partecipazione dell’essere: Dio, Essere sussistente partecipa l’esistenza (essere) agli enti. Questa partecipazione caratterizza Dio come Principio di tutto ciò che esiste.

La quaestio 45 si interroga, di conseguenza, sul modo secondo cui le creature derivano da questo Principio primo. In questo caso, specifica il Dottore angelico, non si parla della derivazione di un ente da un particolare agente, bensì «la derivazione di tutto l’ente dalla causa universale, qual è Dio» (STh I, q.45, a.1). Questa derivazione universale è ciò che noi chiamiamo creazione. Essa avviene ex nihilo, dal nulla, ovvero dal non-ente. Per comprendere questo passaggio, San Tommaso parte da un’analogia con il particolare, per poi assurgere all’universale: «Ciò che procede secondo una derivazione particolare non è presupposto dalla derivazione» (Ivi). Nella generazione di un uomo, ad esempio, prima che venga ad esistere, l’essere umano non esiste. L’uomo, quindi, deriva dal non-uomo. Lo stesso si può riferire alla creazione, che è la derivazione universale degli enti: «Se si considera la derivazione di tutto l’ente universale dal primo principio, è impossibile che sia presupposto un qualche ente a questa derivazione» (Ivi). Si conclude, quindi, che la creazione è avvenuta dal nulla, dal non-ente.

Dimostrato che l’atto del creare sia proprio di Dio e non appartenga a nessuna delle creature (aa. 2, 3, 4, 5), San Tommaso si chiede se tale atto sia comune a tutta la Trinità o sia proprio di qualche Persona (a.6). La Santissima Trinità è un unico Dio e, di conseguenza, un unico Principio. Scrive, infatti, il Dottore angelico che «il creare conviene a Dio secondo il suo essere e questo è la sua essenza, che è comune alle tre Persone. Perciò, il creare non è proprio di qualche Persona, ma è comune a tutta la Trinità» (STh I, q.45, a.6). Tuttavia, l’atto creativo viene attribuito in modo particolare al Padre, che ha creato il mondo mediante il Verbo e mediante lo Spirito Santo. Questa, tuttavia, è solo un’attribuzione nominale.

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Terminato il discorso sull’atto creativo in sé, San Tommaso passa, successivamente a riflettere sul principio della durata delle cose create (quaestio 46) e rileva che gli enti creati non sono eterni, ma hanno avuto un inizio nel tempo e, con le dovute distinzioni, avranno una fine temporale. Va rilevato ancora che la creazione non è un insieme caotico di enti, ma ha un ordine intrinseco, voluto e posto in atto dal Creatore. Per cui, San Tommaso passa a riflettere sulla distinzione delle cose (quaestio 47). Nel mondo, infatti, «la distinzione e la molteplicità delle cose sono dovute all’intenzione del primo agente, che è Dio» (STh I, q.47, a.1). Tale distinzione e molteplicità è voluta da Dio come manifestazione della sua bontà: «E poiché non può essere sufficientemente rappresentato per mezzo di una sola creatura, produsse molte creature diverse, affinché ciò che manca ad una, nel manifestare la bontà divina, fosse supplito da un’altra» (Ivi). Allo stesso modo Dio ha voluto la disuguaglianza delle sue creature (a.2), perché esse fossero complementari tra di loro.

Si pone, però, a questo punto la riflessione sulla presenza del male nella creazione (quaestiones 48 e 49). Innanzitutto, San Tommaso rileva che il male non è né una natura, né un ente, bensì si costituisce come assenza del bene e si conosce solo sub contrario: «Per questo si dice che il male non è qualcosa che esiste e neppure un bene. Infatti, poiché l’ente, come tale, è un bene, la rimozione dell’uno è anche rimozione dell’altro» (STh I, q.48, a.1). 

Ci si chiede, però, da dove venga il male, quale sia la sua causa. É una domanda importante, che ha attraversato tutta la storia dell’umanità, ricevendo a volte delle risposte errate. Se tutto ciò che esiste ha come principio e causa Dio, ci si chiede se può essere anche Dio causa del male. Ciò porta ad una annosa contraddizione: Dio, Sommo Bene, diverrebbe causa del male! 

Innanzitutto va rilevato che il bene può essere causa del male nel modo, però, della causa materiale. Ciò è dovuto essenzialmente ad una deficienza: il male è causato nell’azione o nell’effetto da una deficienza dell’agente (Cfr. STh I, q.49, a.1). Ciò vale a livello materiale, ma non può valere in riferimento a Dio, in quanto in Dio non possono esservi deficienze. Quindi, si deve concludere che «il male, consistente in una deficienza dell’azione o causato da una deficienza dell’agente, non si riduce a Dio come a causa» (STh I, q.49, a.2). Tuttavia, si può dire che Dio è causa ultima del male, inteso come corruzione di alcune cose e ciò è dovuto all’ordine dell’universo, che richiede la finitudine degli enti (Ivi). Va, però, detto che la corruzione, definita male dal punto di vista delle creature, non lo si può considerare tale dal punto di vista di Dio, poiché fa parte della bontà dell’ordine intrinseco alla creazione.

Terminata la riflessione su questo primo grado di distinzione (quella tra il bene e il male), San Tommaso passa al grado successivo: la distinzione tra la creatura corporea e quella spirituale. Alla creazione dei puri spiriti il Dottore Angelico dedica le quaestiones che vanno dalla n. 50 alla n. 64, le quali saranno oggetto del prossimo articolo della rubrica. In questa sede passiamo a studiare le questioni riguardanti le creature materiali o corporee. In riferimento ad esse, San Tommaso indaga sulle tre operazioni che la Sacra Scrittura menziona: la creazione, la distinzione e l’ornamento. 

La quaestio 65 è dedicata alla creazione delle creature corporee. Anche esse sono state create da Dio, benché in Lui non vi sia materia, e derivano dalla bontà stessa del Creatore: «La bontà divina è il fine di tutti gli esseri corporei» (STh I, q.65, a.2). 

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La quaestio 66, invece, è dedicata all’ordine della creazione rispetto alla distinzione. San Tommaso si sofferma in essa a riflettere sul modo e sul tempo, in cui la materia, creata da Dio, abbia ricevuto una forma. L’opera della creazione, infatti, secondo quanto afferma il Libro della Genesi (Cfr. Gen 1) non fu costituita solo dall’atto di Dio che pose in essere le creature, ma anche nell’atto di separazione, distinzione e informazione degli enti. Per questo motivo, in riferimento all’opera di distinzione del Creatore San Tommaso passa ad analizzare i sette giorni della creazione descritti nel primo capitolo di Genesi. La quaestio 67 è dedicata al primo giorno, cioè alla creazione e distinzione della luce dalle tenebre. La quaestio 68 è dedicata al secondo giorno, cioè alla creazione e alla separazione delle acque. La quaestio 69 è dedicata al terzo giorno, cioè alla distinzione tra le acque e la terra e alla produzione delle piante. 

Si passa, quindi, alla riflessione sull’operazione di ornamento operata da Dio nella creazione nei restanti giorni. La quaestio 70 è dedicata all’operazione di ornamento della creazione con gli astri, che è descritta nel quarto giorno della creazione. La quaestio 71, poi, si riferisce al quinto giorno, cioè alla creazione degli animali acquatici, posti ad ornare le acque. La quaestio 72 prosegue con la descrizione del sesto giorno, ovvero la creazione degli animali terrestri, posti ad ornare la terra. La quaestio 73, ancora, è dedicata alle opere del settimo giorno, ovvero al compimento della creazione, al riposo di Dio e alla santificazione di questo giorno. Infine, la quaestio 74 riflette sui sette giorni in generale, evidenziando il fatto che il numero stesso dei giorni sia stato scelto da Dio per la sua ragionevolezza: «Infatti, bisognava dapprima distinguere le parti del mondo, poi abbellire le singole parti con il farle popolare dai suoi abitatori» (STh I, q.74, a.1).

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