DEVOZIONE DEL MESE

«Eterna è la sua
misericordia»

«Celebrate il Signore perché è buono, perché eterna è la Sua misericordia» (Sal 118, 1).
Così canta la Chiesa nell’Ottava di Pasqua,
quasi raccogliendo dalle labbra di Cristo queste parole del Salmo.

di Massimiliano Pizzorulli

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
DEVOZIONE DEL MESE

«Eterna è
la sua misericordia»

di Massimiliano Pizzorulli

 

«Celebrate il Signore perché è buono, perché eterna è la Sua misericordia» (Sal 118, 1). Così canta la Chiesa nell’Ottava di Pasqua, quasi raccogliendo dalle labbra di Cristo queste parole del Salmo. Dalle labbra di Cristo risorto, che nel cenacolo porta il grande annunzio della misericordia divina e ne affida agli apostoli il mistero: “Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi [...] Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi” (Gv 20, 21-23). Come gli Apostoli di un tempo è necessario che anche oggi l’umanità accolga Cristo risorto nel Cenacolo della storia, il quale mostra le ferite della sua crocifissione e ripete: Pace a voi! Occorre che l’umanità si lasci raggiungere e pervadere dallo Spirito che Cristo risorto le dona. È lo Spirito che risana le ferite del cuore, abbatte le barriere che distaccano da Dio e dividono gli uomini. Cristo ha insegnato che «l’uomo non soltanto riceve e sperimenta la misericordia di Dio, ma è anche chiamato a ‘usar misericordia’ verso gli altri: Beati i misericordiosi perché troveranno misericordia (Mt 5, 7)» (Dives in misericordia, 14). Egli ci ha indicato le molteplici vie della misericordia, che non solo perdona i peccati, ma viene anche incontro a tutte le necessità degli uomini. Gesù si è chinato su ogni miseria umana, materiale e spirituale.

Il Suo messaggio di misericordia continua a raggiungerci attraverso il gesto delle Sue mani tese verso l’uomo che soffre. Ogni uomo è prezioso agli occhi di Dio, per ciascuno Cristo ha dato la vita, a tutti il Padre fa dono del Suo Spirito e offre l’accesso alla Sua intimità. Questo messaggio consolante si rivolge soprattutto a chi, afflitto da una prova particolarmente dura o schiacciato dal peso dei peccati commessi, ha smarrito ogni fiducia nella vita ed è tentato di cedere alla disperazione. A lui si presenta il volto dolce di Cristo, su di lui arrivano quei raggi che partono dal Suo Cuore e illuminano, riscaldano, indicano il cammino e infondono speranza. Quante anime ha già consolato l’invocazione “Gesù confido in Te”, che la Provvidenza ha suggerito a santa Faustina Kowalska! Questo semplice atto di abbandono a Gesù squarcia le nubi più dense e fa passare un raggio di luce nella vita di ciascuno. Misericordias Domini in aeternum cantabo (Sal 88).
Le origini della devozione alla Divina Misericordia risalgono ad una rivelazione privata che Santa Faustina Kowalska afferma di aver ricevuto da Gesù nel 1935 e nella quale le avrebbe richiesto una particolare forma di preghiera, la Coroncina alla Divina Misericordia. Secondo suor Faustina, particolari grazie sarebbero state concesse a chi avrebbe recitato questa preghiera:
«La mia misericordia avvolgerà in vita e specialmente nell'ora della morte le anime che reciteranno questa coroncina. Per la recita di questa coroncina mi piace concedere tutto ciò che mi chiederanno. I sacerdoti la consiglieranno ai peccatori come ultima tavola di salvezza; anche se si trattasse del peccatore più incallito se recita questa coroncina una volta sola, otterrà la grazia della mia infinita misericordia. Quando vicino ad un agonizzante viene recitata questa coroncina, si placa l’ira di Dio e l’imperscrutabile misericordia avvolge l’anima.»
La preghiera entra nella tradizione della Chiesa e si diffonde soprattutto a seguito dell'istituzione della Festa della Misericordia ad opera di Giovanni Paolo II così da essere poi consigliata dai successori come papa Francesco ed essere pregata, al pari del rosario anche attraverso i media.

La Coroncina della Divina Misericordia

Si recita utilizzando la corona del Rosario e si inizia recitando, dopo il segno della croce, un Padre nostro, un Ave Maria e il Credo (nella versione del "Simbolo degli Apostoli"). Sui cinque grani del Padre Nostro, ovvero i grani maggiori del Santo Rosario si dice: «Eterno Padre, io Ti offro il Corpo e il Sangue, l'Anima e la Divinità del Tuo dilettissimo Figlio e Nostro Signore Gesù Cristo, in espiazione dei nostri peccati e di quelli del mondo intero.» Sui cinquanta grani minori si dice: «Per la Sua dolorosa Passione, abbi misericordia di noi e del mondo intero.»
Al termine si dice per tre volte: «Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale, abbi pietà di noi e del mondo intero.»
La preghiera termina con la seguente invocazione: «O Sangue ed Acqua che scaturisti dal Cuore di Gesù come sorgente di misericordia per noi, confido in te!»; ed infine nuovamente il segno della croce.
L'immagine raffigura Gesù misericordioso, ovvero con la mano destra alzata, e due raggi che escono dal cuore, uno bianco e uno rosso, rappresentanti rispettivamente l'acqua ed il sangue. Gesù è raffigurato con una tunica bianca, contornata da luce, su sfondo blu, e riporta in basso la frase «Jezu, ufam tobie», "Gesù, confido in te". È la rappresentazione artistica delle visioni che suor Faustina afferma di aver avuto. L'immagine fu dipinta per la prima volta a Vilnius in Lituania dall'artista Eugeniusz Kazimirowski, dopo che il suo vicino di casa e direttore spirituale di suor Faustina, don Michał Sopoćko, gli aveva parzialmente detto della missione che suor Faustina affermava di aver ricevuto. Il pittore impiegò circa sei mesi per completare l'opera ordinatagli e sotto la continua presenza e controllo della suora e del prete. Suor Faustina era particolarmente esigente e domandava continuamente correzioni o aggiunte di dettagli, per ottenere un'immagine fedele alla visione. Il volto del dipinto combacia correttamente con il volto della Sacra Sindone.

«Celebrate il Signore perché è buono, perché eterna è la Sua misericordia» (Sal 118, 1). Così canta la Chiesa nell’Ottava di Pasqua, quasi raccogliendo dalle labbra di Cristo queste parole del Salmo. Dalle labbra di Cristo risorto, che nel cenacolo porta il grande annunzio della misericordia divina e ne affida agli apostoli il mistero: “Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi [...] Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi” (Gv 20, 21-23). Come gli Apostoli di un tempo è necessario che anche oggi l’umanità accolga Cristo risorto nel Cenacolo della storia, il quale mostra le ferite della sua crocifissione e ripete: Pace a voi! Occorre che l’umanità si lasci raggiungere e pervadere dallo Spirito che Cristo risorto le dona. È lo Spirito che risana le ferite del cuore, abbatte le barriere che distaccano da Dio e dividono gli uomini. Cristo ha insegnato che «l’uomo non soltanto riceve e sperimenta la misericordia di Dio, ma è anche chiamato a ‘usar misericordia’ verso gli altri: Beati i misericordiosi perché troveranno misericordia (Mt 5, 7)» (Dives in misericordia, 14). Egli ci ha indicato le molteplici vie della misericordia, che non solo perdona i peccati, ma viene anche incontro a tutte le necessità degli uomini. Gesù si è chinato su ogni miseria umana, materiale e spirituale.

Il Suo messaggio di misericordia continua a raggiungerci attraverso il gesto delle Sue mani tese verso l’uomo che soffre. Ogni uomo è prezioso agli occhi di Dio, per ciascuno Cristo ha dato la vita, a tutti il Padre fa dono del Suo Spirito e offre l’accesso alla Sua intimità. Questo messaggio consolante si rivolge soprattutto a chi, afflitto da una prova particolarmente dura o schiacciato dal peso dei peccati commessi, ha smarrito ogni fiducia nella vita ed è tentato di cedere alla disperazione. A lui si presenta il volto dolce di Cristo, su di lui arrivano quei raggi che partono dal Suo Cuore e illuminano, riscaldano, indicano il cammino e infondono speranza. Quante anime ha già consolato l’invocazione “Gesù confido in Te”, che la Provvidenza ha suggerito a santa Faustina Kowalska! Questo semplice atto di abbandono a Gesù squarcia le nubi più dense e fa passare un raggio di luce nella vita di ciascuno. Misericordias Domini in aeternum cantabo (Sal 88).
Le origini della devozione alla Divina Misericordia risalgono ad una rivelazione privata che Santa Faustina Kowalska afferma di aver ricevuto da Gesù nel 1935 e nella quale le avrebbe richiesto una particolare forma di preghiera, la Coroncina alla Divina Misericordia. Secondo suor Faustina, particolari grazie sarebbero state concesse a chi avrebbe recitato questa preghiera:
«La mia misericordia avvolgerà in vita e specialmente nell'ora della morte le anime che reciteranno questa coroncina. Per la recita di questa coroncina mi piace concedere tutto ciò che mi chiederanno. I sacerdoti la consiglieranno ai peccatori come ultima tavola di salvezza; anche se si trattasse del peccatore più incallito se recita questa coroncina una volta sola, otterrà la grazia della mia infinita misericordia. Quando vicino ad un agonizzante viene recitata questa coroncina, si placa l’ira di Dio e l’imperscrutabile misericordia avvolge l’anima.»
La preghiera entra nella tradizione della Chiesa e si diffonde soprattutto a seguito dell'istituzione della Festa della Misericordia ad opera di Giovanni Paolo II così da essere poi consigliata dai successori come papa Francesco ed essere pregata, al pari del rosario anche attraverso i media.

La Coroncina della Divina Misericordia

Si recita utilizzando la corona del Rosario e si inizia recitando, dopo il segno della croce, un Padre nostro, un Ave Maria e il Credo (nella versione del "Simbolo degli Apostoli"). Sui cinque grani del Padre Nostro, ovvero i grani maggiori del Santo Rosario si dice: «Eterno Padre, io Ti offro il Corpo e il Sangue, l'Anima e la Divinità del Tuo dilettissimo Figlio e Nostro Signore Gesù Cristo, in espiazione dei nostri peccati e di quelli del mondo intero.» Sui cinquanta grani minori si dice: «Per la Sua dolorosa Passione, abbi misericordia di noi e del mondo intero.»
Al termine si dice per tre volte: «Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale, abbi pietà di noi e del mondo intero.»
La preghiera termina con la seguente invocazione: «O Sangue ed Acqua che scaturisti dal Cuore di Gesù come sorgente di misericordia per noi, confido in te!»; ed infine nuovamente il segno della croce.
L'immagine raffigura Gesù misericordioso, ovvero con la mano destra alzata, e due raggi che escono dal cuore, uno bianco e uno rosso, rappresentanti rispettivamente l'acqua ed il sangue. Gesù è raffigurato con una tunica bianca, contornata da luce, su sfondo blu, e riporta in basso la frase «Jezu, ufam tobie», "Gesù, confido in te". È la rappresentazione artistica delle visioni che suor Faustina afferma di aver avuto. L'immagine fu dipinta per la prima volta a Vilnius in Lituania dall'artista Eugeniusz Kazimirowski, dopo che il suo vicino di casa e direttore spirituale di suor Faustina, don Michał Sopoćko, gli aveva parzialmente detto della missione che suor Faustina affermava di aver ricevuto. Il pittore impiegò circa sei mesi per completare l'opera ordinatagli e sotto la continua presenza e controllo della suora e del prete. Suor Faustina era particolarmente esigente e domandava continuamente correzioni o aggiunte di dettagli, per ottenere un'immagine fedele alla visione. Il volto del dipinto combacia correttamente con il volto della Sacra Sindone.
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