S. QUARESIMA

Ecce Homo

Cristo è crocifisso per i peccati dell’uomo.
Cristo, vero Dio e vero uomo, è crocifisso per colpa dei giudei,
i quali non lo hanno accolto e lo hanno volontariamente rigettato, disprezzato ed ucciso.


Edoardo Consonni | 31 Marzo 2021 | Tempo di lettura: 7 minuti


S. QUARESIMA

Ecce Homo

Cristo è crocifisso per i peccati dell’uomo. Cristo, vero Dio e vero uomo, è crocifisso per colpa dei giudei, i quali non lo hanno accolto e lo hanno volontariamente rigettato, disprezzato ed ucciso.


Edoardo Consonni
31 Marzo 2021
Tempo di lettura: 7 minuti

 

Cristo è crocifisso per i peccati dell’uomo.
Cristo, vero Dio e vero uomo, è crocifisso per colpa dei giudei, i quali non lo hanno accolto e lo hanno volontariamente rigettato, disprezzato ed ucciso.
“Et surgens omnis multitudo eorum duxerunt illum ad Pilatum” [1]
Dopo che Gesù stesso si era difeso dalla accusa dei giudei, che cospiravano contro di Lui, gli stessi con l’inganno cercano di trovare il pretesto per uccidere Gesù.
Lui aveva detto: “Réddite quae sunt Caésaris Caésari et quae sunt Dei Deo”
[2] La perfidia dei giudei è riportata in maniera unanime in tutti i Vangeli, riguardo all’intento di provocare Nostro Signore Gesù Cristo.
“Gli mandarono però alcuni farisei ed erodiani per coglierlo in fallo nel discorso. E venuti, quelli gli dissero: “Maestro, sappiamo che sei veritiero e non ti curi di nessuno; infatti non guardi in faccia agli uomini, ma secondo verità insegni la via di Dio. È lecito o no dare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare o no?”. Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse: “Perché mi tentate? Portatemi un denaro perché io lo veda”. Ed essi glielo portarono. Allora disse loro: “Di chi è questa immagine e l'iscrizione?”. Gli risposero: “Di Cesare”. Gesù disse loro: “Rendete a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio”. E rimasero ammirati di lui.”
[3]
“Allora i farisei, ritiratisi, tennero consiglio per vedere di coglierlo in fallo nei suoi discorsi. Mandarono dunque a lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: “Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità e non hai soggezione di nessuno perché non guardi in faccia ad alcuno. Dicci dunque il tuo parere: È lecito o no pagare il tributo a Cesare?”. Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: “Ipocriti, perché mi tentate? Mostratemi la moneta del tributo”. Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: “Di chi è questa immagine e l'iscrizione?”. Gli risposero: “Di Cesare”. Allora disse loro: “Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”. A queste parole rimasero sorpresi e, lasciatolo, se ne andarono. ”
[4]
“Postisi in osservazione, mandarono informatori, che si fingessero persone oneste, per coglierlo in fallo nelle sue parole e poi consegnarlo all'autorità e al potere del governatore. Costoro lo interrogarono: “Maestro, sappiamo che parli e insegni con rettitudine e non guardi in faccia a nessuno, ma insegni secondo verità la via di Dio. È lecito che noi paghiamo il tributo a Cesare?”. Conoscendo la loro malizia, disse: “Mostratemi un denaro: di chi è l'immagine e l'iscrizione?”. Risposero: “Di Cesare”. Ed egli disse: “Rendete dunque a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio”. Così non poterono coglierlo in fallo davanti al popolo e, meravigliati della sua risposta, tacquero.”
[5]

Non stupisce perciò che, di fronte al governatore Pilato, essi mentirono spudoratamente dicendo: “Hunc invenimus suvertentem gentem nostram, et prohibentem tributa dare Caesari, et dicentem se Christum regem esse (Abbiamo trovato costui, che seduce la nostra nazione, e proibisce di pagare il tributo a Cesare, e dice se essere Cristo re)” [6]

Pilato tuttavia capisce che qualcosa non quadra. Infatti, prova in tutti i modi a difendere Cristo, perché capisce che l’innocenza di Lui è lapalissiana. Il Vangelo lo dimostra sempre a più riprese:
 
1. “Non trovo delitto alcuno in quest’uomo”: Gesù infatti disse a Pilato che Lui era sovrano, ma che il Suo regno non era di questo mondo. Pilato aveva compreso che le due accuse dei giudei erano false. [7]
2. “Mi avete presentato quest’uomo, come sollevatore del popolo, ed ecco che avendolo io interrogato alla vostra presenza, non ho trovato in quest’uomo delitto alcuno di quelli, onde voi l’accusate” [8]
3. “E Pilato parlò nuovamente ad essi, bramoso di liberar Gesù” [9]
4. “Ed egli disse loro per la terza volta: Ma che male ha fatto costui? Non trovo in lui delitto alcuno capitale; lo gastigherò adunque, e lo libererò” [10]
5. “Disse loro il preside: Ma che ha egli fatto di male?” [11]
6. “Io sono innocente del sangue di questo giusto” [12]
7. “Ecco, che io ve lo meno fuori, affinché intendiate, che non trovo in lui reato alcuno” [13]
8. “Prendetelo voi e crocifiggetelo: imperocchè io non trovo in lui reato” [14]
9. “Io non trovo in lui nessun delitto” [15]

Tuttavia, per timore di cadere nella disgrazia di Cesare, di tirarsi addosso l’ira dei giudei, non difende Gesù.
Il cedimento di Pilato rappresenta quindi il passo irreversibile. Il Vangelo di Giovanni [16] ci fa capire in particolare che cosa accade nel cuore del governatore romano. Quando Pilato rientra nel pretorio, dopo aver chiesto a Gesù di dove fosse e non aver ottenuto risposta, gli chiede il perché di tale silenzio. Gesù gli dice che i giudei hanno una colpa più grande di lui. I giudei, infatti, avevano le Scritture, dalle quali si poteva benissimo comprendere che Gesù fosse il Messia. Sono stati poi testimoni dei miracoli di Cristo, hanno ascoltato la dottrina. Essi però hanno rigettato il Messia, e vogliono la morte di Cristo: secondo i giudei, infatti, Cristo è un bestemmiatore [17]. Pilato capisce che Gesù è innocente, ma sopratutto capisce che la scusa con la quale i Giudei lo hanno portato da lui è assolutamente imbarazzante. Gesù non era un uomo pericoloso per i Romani. I Giudei volevano uccidere Gesù perché bestemmiatore secondo la loro legge, e con l’astuzia lo menano da Pilato, per farlo uccidere dai Romani in forza di una accusa di ribellione a Cesare. Per questa ragione, quando conduce Gesù nel Litostrotos, dice proprio: “Ecce rex vester”. [18]
Il tono di Pilato è pieno di scherno: Pilato condanna se medesimo della pena che ha fatto soffrire a Gesù, per un motivo assolutamente irrisorio: Cristo non rappresenta un problema per Cesare.
Ma soprattutto, Pilato, mosso a pietà dal vedere Cristo flagellato in maniera inumana, forse non riusciva più a sopportare una tale visione.
I Giudei, vedendo che Pilato non faceva caso del delitto di ribellione all’Impero, non sussistendo alcun tipo di rischio associato alla smania di potere mondano del Cristo, decidono di aizzare un vero e proprio tumulto per rendere la situazione ingestibile. Pilato cederà proprio per paura delle ritorsioni romane contro la sua cattiva gestione di quella situazione: le rivolte giudaiche infatti erano molto popolari, e costavano molto a Roma.
E’ interessante come i Giudei stessi affermino chiaramente che essi hanno “[…] la legge, e secondo la legge deve morire, perché si è fatto figliuolo di Dio” [19]. Essi quindi confermano, come nel corso di tutto il Vangelo di Giovanni, e anche negli altri Vangeli, che essi riconoscono Gesù come Messia. Ma lo uccideranno, perché il Cristo non è venuto per un regno terreno, per portare ricchezza e potere temporale ad Israele, bensi’ per riscattare l’umanità intera (e non solo Israele) dai peccati, e il suo regno è un regno sovrannaturale. L’invidia dei Giudei quindi li conduce ad uccidere Gesù, diventando cosi’ deicidi, ovvero rei di aver ucciso Nostro Signore Gesù Cristo.
“Quid fecisti, Israel, tam uovam injustitiam? Ignobilitasti eum qui te nobilem fecerat; ignominiasti eum qui te glorificaverat; reticuisti eum qui te praedicaverat; occidisti eum qui te vivificaverat […] O Israel, tanta mirabilia Christi vidisti, et semper in infidelitate permansisti […] O Israel impiissime, quid hanc novam injustitiam perpetrasti? Novis tuum Dominum subjiciens passionibus peremisti, dominatorem tuum, factorem ttum qui te honoravit, qui tibi Israel nomen imposuit. Tu autem Israel nequaquam inventus es, neque vidistit Dominum, nec Deum intelligere voluisti”
[20]

Il prezzo che i giudei pagheranno sarà altissimo: mentre la Chiesa, fondata da Cristo nella Nuova ed Eterna Alleanza, conoscerà la crescita, la Sinagoga giudaica cadrà, il popolo giudaico sarà disperso. La Chiesa Cattolica è il nuovo Israele. Gerusalemme verrà assediata, il tempio sarà raso al suolo. Un grande esercito romano, prima guidato dall'imperatore Vespasiano e poi dal figlio Tito, circonderà la città. Dio userà i romani per punire i giudei.
“Il deicidio è il più grave dei delitti e come tale Dio lo punì con il più tremendo dei castighi. Lo stesso Salvatore aveva predetto che i Giudei, come punizione del loro crimine, avrebbero visto la loro città assediata e sarebbero stati ridotti in tale miseria da chiamare fortunate quelle donne che non avessero avuto figli; che quel popolo, reo del deicidio, sarebbe andato disperso in ogni parte del mondo, senza un capo, senza sacerdoti, senza un tempio. E che lo stesso tempio del quale prima Dio si era compiaciuto, sarebbe stato distrutto […] Fra le molte virtù che il Redentore mostrò luminosamente durante la sua Passione, deve essere messa in rilievo la grandezza d'animo con cui sopportò ogni sofferenza senza un lamento ed il costante amore che dimostrò verso i peccatori. Giuda lo tradì e venne accolto come amico, Pietro lo rinnegò e Gesù lo perdonò subito. Battuto dai suoi carnefici e diventato una sola piaga, Egli tace. Inchiodato sulla croce, insultato, schernito, Gesù prega il Padre Celeste affinché perdoni i suoi torturatori. Un assassino pentito gli domanda perdono ed Egli gli promette il Paradiso. E' la carità di Dio che deve incitare tutti i Cristiani a patire in Suo nome e a perdonare le offese ricevute.”
[21]

Note


1. Matth., Cap. XXIII, v. 1
2. Matth., Cap. XXII, v. 21
3. Marc., Cap. XII, vv. 13-17
4. Matth., Cap. XXII, vv. 15-22
5. Luc., Cap. XX, vv. 20-26
6. Matth., Cap. XXIII, v. 2
7. Luc., Cap. XXIII, v. 4.
8. Luc., Cap. XXIII, v. 14.
9. Luc., Cap. XXIII, v. 20.
10. Luc., Cap. XXIII, v. 22.
11. Matth., Cap. XXI, v. 23.
12. Matth., Cap. XXI, v. 24.
13. Joan., Cap. XIX, v. 4.
14. Joan., Cap. XIX, v. 6.
15. Joan., Cap. XVIII, v. 38.
16. Joan., Cap. XIX, vv. 9 – 13.
17. Matth., Cap XXVI, vv. 65 – 67.
18. Joan., Cap. XIX, v. 14.
19. Joan., Cap. XIX, v. 7.
20. S.Leone I, Sermo II, Sermones Inediti.
21. S.Giovanni Bosco, Storia Sacra.
 
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