La Chiesa di fronte al mondo

Viviamo in un tempo in cui tutto può essere detto, tranne ciò che è vero. La cultura dominante esalta la libertà di parola, purché non venga usata per dire qualcosa di scomodo. E tra le voci più scomode – ancora oggi – c’è quella della Chiesa cattolica. Non per il potere che esercita, ma per la verità che custodisce.

Ogni volta che la Chiesa riafferma un principio dottrinale, ogni volta che un Papa parla di verità morale, si scatena una reazione spropositata. Accuse, ironie, campagne di diffamazione. Si grida allo scandalo, alla chiusura, all’intolleranza. Perché?

La verità divide, ma solo perché costringe a scegliere. Lo aveva profetizzato Benedetto XVI, denunciando la “dittatura del relativismo”, cioè quella cultura che non riconosce più nulla come oggettivamente vero e riduce tutto a opinione personale. «Chi ha la verità – diceva sant’Agostino – non la impone, ma la propone con carità». Ma proprio questa proposta oggi brucia, perché rivela l’inconsistenza di un mondo fondato sull’emotività e sull’autoreferenzialità.

La verità, infatti, non è mai comoda. È una spada che penetra fin nel profondo (cfr Eb 4,12). È ciò che ci costringe a uscire da noi stessi, a convertirci. Il mondo moderno – che ha rigettato il concetto di peccato – non vuole sentir parlare di conversione.

Il cristianesimo è l’unica religione che abbia mai fondato la fede sulla ragione. San Giovanni Paolo II lo ribadì con forza nella Fides et Ratio: «Fede e ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano si innalza verso la contemplazione della verità». Non c’è opposizione tra la ricerca umana e la rivelazione divina. È proprio questa alleanza a rendere la fede cattolica una minaccia per le ideologie. Perché dove c’è verità, non c’è spazio per la manipolazione. Lo dicevano già i Padri della Chiesa. San Basilio ammoniva: «Ogni parola di Dio è una medicina per l’anima, ed è dannosa se alterata». Mentre Origene ricordava che «non ogni pensiero è conforme al Vangelo, e chi si allontana dalla Tradizione apostolica, si allontana da Cristo».

Oggi, dire ciò che la Chiesa ha sempre detto, è considerato “offensivo”. Difendere la famiglia naturale? È “discriminazione”. Affermare che l’uomo e la donna hanno ruoli differenti nella creazione? È “sessismo”. Ricordare che l’omosessualità è disordine oggettivo, come dice il Catechismo (n. 2357)? È “omofobia”.

Ma allora – ci si deve chiedere – a chi interessa davvero che la Chiesa cambi? Se una persona non crede, perché ha bisogno che la Chiesa approvi il suo stile di vita? La risposta è inquietante e semplice: perché anche chi non crede sa, nel profondo, che quella voce ha un’Autorità che nessun’altra possiede.

Il problema non è ciò che la Chiesa dice, ma ciò che rappresenta. La Chiesa non è un’istituzione tra le altre. È sacramento di salvezza. È Corpo Mistico di Cristo. Come diceva sant’Ireneo: «Dove c’è la Chiesa, lì c’è lo Spirito di Dio; e dove c’è lo Spirito, lì c’è la verità» (Adversus haereses III, 24,1). Ecco perché il mondo reagisce con tanto livore: perché quella voce, anche quando sussurra, grida dentro le coscienze.

Papa Francesco ha riconosciuto il rischio di una “mondanità spirituale” che svuota la Chiesa dall’interno: «Una Chiesa che si conforma alla logica del mondo perde il suo profumo» (Omelia 23 marzo 2017). È questo il punto: il mondo vuole una Chiesa che si adatti, non una Chiesa che converta.

Ma la Chiesa non è chiamata a piacere. È chiamata a salvare. San Cipriano diceva: «Non può avere Dio per padre chi non ha la Chiesa per madre». E una madre non si lascia intimidire. Non rinuncia a educare, anche quando è impopolare. “Beati voi – disse Gesù – quando vi insulteranno e diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia” (Mt 5,11).

Chi ama la Chiesa, non cerca l’applauso del mondo. Cerca la fedeltà a Cristo. E chi ama la verità, non teme di essere solo. Perché, come ricordava san Giovanni Crisostomo, «Una sola persona che dice la verità è una moltitudine davanti a Dio».

Chi vuol seguire davvero il Vangelo, dunque, non confonda mai la carità con il silenzio, né il rispetto con il compromesso. La Chiesa dunque continui a proclamare ciò che il mondo vuole dimenticare: che esiste il bene e il male, che esiste la salvezza e il peccato, che Cristo è Via, Verità e Vita.

Se la verità divide, è perché prima o poi costringe a scegliere: Aut Deo, aut contra.

© ECCLESIA DEI

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Non c’è nulla di più irragionevole che chiedere alla fede di rinnegare se stessa. La Chiesa non segue il mondo: lo illumina. In tempi di confusione e relativismo, riscoprire la fede come atto di intelligenza e adesione alla Verità è un’urgenza per ogni cristiano.

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