SPIRITUALITÀ

Essere discepoli di Maria
per perdonare come Gesù

Ricordiamo l’agire di Gesù che “[…] insultato, non rispondeva con insulti. Maltrattato,
non minacciava vendetta, ma si affidava a Colui che giudica con giustizia” (1 Pietro 3,9):
se la fede è vera, autentica, la certezza assoluta del giudizio di Dio non prevale né si abbassa al livello del nemico.



 

Massimiliano Pizzorulli  |  22 Ottobre 2021  |  Tempo di lettura: 2 minuti

 

SPIRITUALITÀ

Essere discepoli di Maria per perdonare come Gesù

Ricordiamo l’agire di Gesù che “[…] insultato, non rispondeva con insulti. Maltrattato, non minacciava vendetta, ma si affidava a Colui che giudica con giustizia” (1 Pietro 3,9): se la fede è vera, autentica, la certezza assoluta del giudizio di Dio non prevale né si abbassa al livello del nemico.

Massimiliano Pizzorulli
22 Ottobre 2021
Tempo di lettura: 2 minuti

 

Ricordiamo l’agire di Gesù che “[…] insultato, non rispondeva con insulti. Maltrattato, non minacciava vendetta, ma si affidava a Colui che giudica con giustizia” (1 Pietro 3,9): se la fede è vera, autentica, la certezza assoluta del giudizio di Dio non prevale né si abbassa al livello del nemico. Ricordiamo le parole “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno” in cui Nostro Signore si fa intercessore dei soldati romani che lo crocifiggevano, per i quali altri non era che un semplice malfattore. Non condannò neppure i sommi sacerdoti, i capi del popolo, e il popolo stesso: lo fecero da soli quando, di fronte a Pilato che si lavò le mani pubblicamente a sottolineare la sua estraneità e contrarietà a quell’esecuzione, dissero “Il suo sangue ricada sopra di noi e sopra i nostri figli” (Matteo 27,24-26). Ricordiamo anche Stefano che, lapidato dal Sinedrio, morì dicendo “Signore, non imputar loro questo peccato” (Atti 7,60): non era una frase detta “per fare bella figura”, ma una richiesta di perdono per quelli che, lapidandolo, si trovavano nelle stesse condizioni di Saulo da Tarso, poi diventato Paolo, presente e consenziente alla sua morte – “approvava la sua uccisione” - (8,1). Tra di loro c’erano persone che erano veramente convinte di difendere la Legge e i Profeti ed erano in buona fede. Se Saulo avesse portato avanti la sua persecuzione come gli Scribi e i Farisei odiavano Gesù e lo ostacolavano anche senza argomenti, non sarebbe mai stato chiamato ad essere apostolo. Detto ciò, mi piace soffermarmi sull’atteggiamento di Gesù nei confronti di coloro che lo portano alla morte. Sicuramente chi sta leggendo questo articolo, pensando ai carnefici di Nostro Signore verranno alla mente personaggi come i soldati, i sommi sacerdoti, Giuda Iscariota, la folla ecc.
Cari lettori, è cosa buona comprendere – per avere una sana e proficua vita spirituale – che i primi carnefici di Gesù siamo noi con i nostri peccati che ogni volta battono i chiodi che crocifiggono il Salvatore. Siamo noi i primi che hanno un estremo bisogno di perdono, di guarigione, di misericordia. Ma come possiamo pretendere di essere perdonati se noi in primis non abbiamo il comportamento di Gesù? Al primo torto che ci viene fatto studiamo un piano per applicare la giusta vendetta nei confronti di colui che ha sbagliato verso la nostra persona. Quanto siamo poveri! La giustizia lasciamola a Dio. Noi dedichiamo i nostri sforzi ad essere santi, come Gesù è Santo. Perdoniamo sempre e amiamo coloro che sono causa della nostra persecuzione. Si, avete letto bene. Senza uomini che ci procurano del male non si potrebbe arrivare alla santità, non ci sarebbe una croce da portare, non si potrebbe offrire qualcosa in più per la conversione e la salvezza nostri e di tutti i peccatori, per i sacerdoti…insomma “Omnia cooperantur in bonum” (Rm 8, 28) come ci insegna San Paolo, sempre che si osservi e si legga ciascuna vita nella prospettiva della fede e della volontà di Dio. Anche in questo insegnamento di Cristo, che spesso si fa fatica ad accogliere, mettiamoci alla peretta scuola della nostra Santissima Madre che con grande umiltà ha conservato tutto nel Suo Cuore, anche le ingiustizie, i dolori atroci del Figlio, i dolori Suoi che hanno contribuito alla nostra Redenzione. Ascoltiamo di più l’Immacolata che ci indica come via da seguire Gesù e mettiamo a tacere maggiormente noi stessi che siamo la causa più grande della nostra dannazione.
 
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