"Gaudete in Domino semper" - Ecclesia Dei

“Gaudete in Domino semper” – scrive san Paolo: “Gioite sempre nel Signore” (Fil 4,4).
Spesso ci si domanda per quale motivo, nella terza domenica di Avvento, il sacerdote sale all’altare con i paramenti rosacei. Riprendendo l’antifona di ingresso «Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto, rallegratevi, il Signore è vicino», ci accorgiamo che questa domenica porta con se un annuncio di gioia. In realtà tutto l’avvento è colmo della gioia del Signore, ma in questa domenica risuona in modo particolare: Gaudete! 

Per antica tradizione in questa domenica è possibile indossare i paramenti rosacei. Nella terza domenica di Avvento, come nella quarta di Quaresima (Laetare), la Chiesa adotta parametri di colore rosaceo (cfr. Messale Romano, Ordinamento generale del Messale Romano, n. 346). Il viola trascolora nel rosa e si rischiara di speranza poiché presto sorgerà un nuovo sole di giustizia: Cristo Gesù Salvatore.

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San Paolo ci esorta a gioire perché il ritorno glorioso del Signore è sicuro e non tarderà. E’ proprio questo l’invito della Chiesa che si prepara a celebrare il Natale del Signore: il suo sguardo si volge sempre più verso Betlemme. Il Signore è vicino. Egli è vicino perché ha preso su di sé la nostra condizione, scegliendo di essere in tutto come noi, tranne che nel peccato, per farci diventare come Lui. 

E allora ecco che si spiega la nostra gioia. La gioia cristiana nasce proprio da questa certezza: Dio è vicino! Dio è con noi, nella gioia, nel dolore, nella salute e nella malattia, come sposo e amico fedele. Questa gioia non è superficiale, ma resta radicata nel profondo della persona che a Dio si affida e in Lui confida.

Perché viene chiamate domenica “gaudete”
Il nome popolare che questa domenica ha assunto deriva, come già anticipato, dal versetto della liturgia della terza domenica di Avvento. Celebrando la Santa Messa in latino si diceva: “Gaudete in Domino semper: iterum dico gaudete”: proprio da questo versetto ne deriva la domenica gaudete. In realtà, se volessimo approfondire ancor di più, da dove ha origine questo versetto?

Siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti. La vostra amabilità sia nota a tutti. Il Signore è vicino! Non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti. E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù.” (Fil 4,4)

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Approfondendo il testo notiamo che in greco c’è «Cai,rete» (Cháirete) che è il plurale di «cai/re» (cháire), il saluto che l’angelo rivolge a Maria: «cai/re kecaritwme,nh» (cháire kecharitoméne) “rallegrati, piena di grazia”; non semplicemente “Ave”, “Salve”, ma “rallegrati”, “gioisci”, “esulta”, come suonano tanti testi profetici rivolti alla figlia di Sion. È l’invito alla gioia profonda, sincera, al gaudium spirituale: “Rallegratevi nel Signore”.

E’ inoltre interessante ricordare che il 26 maggio, nella festa di San Filippo Neri, il breviario ci propone un testo di Sant’Agostino che commenta proprio l’imperativo “Gaudete in Domino”. Sant’Agostino infatti ci ricorda che dobbiamo rallegrarci, ma badate bene, nel Signore, non nel mondo. «Chi dunque vuole essere amico del mondo si rende nemico di Dio» (Gc 4, 4).

Come un uomo non può servire due padroni, così nessuno può rallegrarsi contemporaneamente nel mondo e nel Signore. E’ chiaro quindi che la gioia nel Signore deve prendere il sopravvento affinché non sia finita la gioia nel mondo.
Quanti però avrebbero il coraggio di dire: “io sono nel mondo e gioisco nel mondo”? Lo stesso San Paolo ci risponde che in Dio noi viviamo, ci muoviamo ed esistiamo (At 17,28). 

Chi meglio di San Filippo Neri, un santo caratterizzato dalla gioia, un uomo simpatico, cordiale, che è vissuto contento e ha seminato contentezza intorno a sé. La vita cristiana non dev’essere tristezza, serietà e rigore, non siamo “nati per soffrire”, come diceva Petrolini, ma siamo “nati per essere felici”: ce lo dice il Signore! Gaudete! 

Rallegratevi sì, ma nel Signore, perché in Lui troverete la vostra gioia. Non siate dunque continuamente intenti alle cose della terra perché trovare gioia in queste cose è effimero, passa e nulla resta.

Il male produce piacere, ma il piacere passa e il male resta. Il bene, invece, costa fatica, ma la fatica passa e il bene resta e, se hai una gioia, è proprio il ricordo del bene che hai fatto.

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Che cos’è la gioia?
La gioia è la “presentia boni amati”, cioè “la presenza del bene amato”. Questo insegnamento di San Tommaso ci dice che quando si ama qualcosa o qualcuno, la sua presenza è gioia. Allora è chiaro ed evidente che rallegrarsi nel Signore significa stare in Sua compagnia, stare con Lui.
Badate bene però: la gioia terrena non è la gioia eterna. Oggi, qui, su questa terra, gioiamo nel Signore, siamo contenti e felici di essere con Lui, ma la contentezza del paradiso sarà l’essere conformi al suo corpo di gloria. 

Allora sarà gioia eterna!
Ecclesia Dei

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