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Gli Hobbit: gli ultimi saranno i primi

Il Signore degli Anelli non è solo un’opera di letteratura fantasy, ma un efficace strumento didattico, un mezzo per affrontare tematiche religiose anche complesse e spesso non attraenti per i giovani.

Chi ha letto il romanzo tolkieniano de “Il Signore degli Anelli” certamente saprà che i veri protagonisti del racconto sono gli Hobbit, una razza di aspetto simile agli uomini, ma molto più minuti, caratterizzati da una corporatura simile a quella di un bambino e di bassa statura.

«Io di solito disegno una figura quasi umana, non una specie di coniglio “fatato” come alcuni dei miei recensori inglesi pensano: con un po’ di pancia e le gambe corte. Una faccia rotonda e gioviale; orecchie leggermente appuntite ed “elfiche”; capelli corti e ricci (bruni): I piedi, dalla caviglia in giù, coperti di peli bruni. Vestiti: calzoni di velluto verde; panciotto rosso o giallo; giacchetta marrone o verde; bottoni dorati (o ottone); un cappuccio verde scuro con il mantello (appartenente ad uno gnomo). Dimensioni importanti se ci sono altri oggetti nel disegno: diciamo circa tre piedi o tre piedi e sei pollici»

(Tolkien in Lettere n.27[4])
Gli Hobbit: gli ultimi saranno i primi

Questa riflessione sugli hobbit è un elemento essenziale per affrontare il tema della cattolicità del romanzo. Va prima di tutto sottolineato un aspetto fondamentale, a chiarimento dell’analisi precedente: diversamente da quanto si pensi, gli Hobbit non sono bambini, ma assomigliano agli Uomini. In una lettera a Milton Waldman, lo scrittore parla di “una branca della razza umana – per cui le due varietà, hobbit e uomini, possono vivere pacificamente insieme”, sostenendo così che quando si parla di Hobbit si parla di Uomini. Sono un Popolo Piccolo per motivi fisici e ciò li rende dei disadattati, non adatti al duro mondo della Terra di Mezzo. E’ il destino che questi piccoli Uomini hanno scelto per se stessi: si appartano e si nascondono nei loro “buchi”. Tutto ciò riflette sull’intera Contea, un piccolo paradiso dove non si odono neppure gli echi delle guerre lontane.

In secondo luogo è opportuno fare una precisazione sul contesto geografico. Infatti, Tolkien afferma in una sua lettera che “la Terra di Mezzo non è un mondo immaginario”, bensì la sua storia è ambientata “su questa terra, quella in cui noi ora viviamo”. La Terra di Mezzo è dunque il mondo reale che noi conosciamo, per la precisione l’Europa in cui viviamo. Alcuni studiosi hanno intravisto l’Inghilterra nella Contea e l’Italia nel Regno di Gondor. Prestando un po’ di attenzione si scopre che la figura di Bilbo, come tutti gli altri hobbit, è un po’ inglese: un gentiluomo di campagna, un tranquillo signorotto dedito all’otium più innocente e innocuo.

Infine, va considerata la loro estraneità con il mondo circostante: un popolo nascosto “in un buco della terra”, lontano dalle altrui disavventure, persino considerato come una grande novità nell’essere convocato alla ek-klesia di Elrond e da li uscirne come “gruppo dominante” della Compagnia dell’Anello. Gli Hobbit sono per questo da sempre considerati gli “ultimi” rispetto a tutti gli altri abitanti della Terra di Mezzo, non solo dal punto di vista cronologico, essendo gli Hobbit la stirpe più recente a comparire nel mondo tolkieniano, ma anche dal punto di vista dell’importanza, del prestigio e della forza socio-politica e militare. Gli ultimi diventeranno i primi, saranno loro a guidare l’alleanza verso il compimento della missione e a salvare la Terra di Mezzo dal nemico Sauron.

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