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Il baldacchino dell’altare

In molte chiese l'altare è sovrastato dal baldacchino: vediamo origine e significato di questo elemento.

Nessun oggetto sacro o paramento o arredo liturgico può essere introdotto nella liturgia della Chiesa senza che esso abbia precise funzioni o veicoli particolari significati. Pertanto, è auspicabile che i medesimi siano sempre oggetto di cura e, possibilmente, venga loro riservata l’opportuna considerazione. Se, tuttavia, alcuni di loro sono non solo diffusi in tutte le chiese ma anche obbligatori, altri rispondono più agli influssi di tradizioni particolari o precise usanze.

In questo articolo vogliamo occuparci di un elemento che ricade, per l’appunto, in questa seconda categoria: il baldacchino dell’altare. Appena sentito questo nome tutti probabilmente rivolgiamo con immediatezza il pensiero al famoso baldacchino che sovrasta la Confessione di San Pietro, ma pochi conoscono l’origine e il vero significato di questo elemento architettonico, riducendo la questione a un mero gusto estetico.

In primo luogo, approfondiamo le origine del termine. La parola “baldacchino” deriva da Baldacco, il nome con cui in passato veniva designata la città di Baghdad, al tempo univocamente associata alla produzione di preziosi tessuti di seta. Nell’uso antico, pertanto, “baldacchino” poteva indicare qualsiasi stoffa di particolare pregio e solamente in seguito, intorno al XIII secolo, iniziò invece a ricondursi alla tipica struttura sostenuta da aste che siamo abituati a vedere anche oggi durante le processioni.

Nonostante la relativa giovinezza della parola che lo designa, altrettanto non si può dire della struttura in quanto tale. Infatti, pur senza poterli considerare dei baldacchini come oggi li intendiamo, i primi esempi di elementi atti a fornire la copertura a persone o cose importanti precedono l’arrivo del Cristianesimo. Il concetto, infatti, di offrire protezione dal sole e dalla pioggia a figure di rilevanza ha da sempre accompagnato la storia dell’umanità, poiché simbolo inequivocabile di potere e perfino di regalità. Non a caso, difatti, il primo uso accertato di tale struttura era la copertura dei troni, in quanto un simile fregio consentiva di porre in risalto la figura del sovrano. 

Durante l’epoca medievale il baldacchino passò anche al mondo religioso, ma la sua funzione iniziale non era dissimile da quella profana. Difatti, prima che divenire copertura per statue sacre o, come avviene oggi, per il Santissimo Sacramento, veniva principalmente impiegato sopra le cattedre episcopali, ma anche per alcuni seggi del celebrante piuttosto che sui sedili del coro, ad indicare i posti riservati ai canonici più onorevoli. Solo successivamente trovò impiego, chiaramente con una struttura mobile, nelle processioni, per sottolineare la presenza di particolari dignità quali il pontefice o il vescovo e, in seguito, assunse la sua funzione principale, ovvero quella di copertura del SS. Sacramento. Fu sempre nel XIII secolo che gli venne attribuito anche un significato simbolico che andasse oltre quello pratico. Papa Innocenzo III, nel suo De sacro altari mysterio, interpreta il drappo come simbolo della Sacra Scrittura, motivo per il quale esso era sempre più di frequente riccamente ornato non solo con motivi decorativi ma anche con raffigurazioni di angeli o di evangelisti. Proprio per questa ragione veniva chiamato anche “cielo” e le quattro aste che lo sostenevano (in seguito divennero otto) venivano considerate un simbolo dei quattro evangelisti, piuttosto che delle quattro modalità di lettura della Scrittura (storico, allegorico, tropologico e anagogico).

Il lettore, a questo punto, sarà portato a ritenere che, di conseguenza, l’uso di costruire baldacchini sopra gli altari è derivante da una volontà di porre in risalto la regalità di Cristo, che sull’altare si rende realmente presente. Infatti, se i re di questo mondo avevano diritto a tale onore, come non avrebbe potuto non fregiarsene il Re dei re? Certamente anche questa strada interpretativa ha un suo fondamento ed implica, senza dubbio, un uso molto lodevole. Tuttavia, la volontà di voler ricoprire gli altari con qualche tipo di struttura è antecedente alla diffusione del baldacchino come copertura dei troni.

Infatti, tale pratica si diffuse verosimilmente da Roma e pare che alcuni primi esempi possano già ritrovarsi nel II secolo d.C., per quanto l’uso massiccio di tale elemento si ebbe solo verso il VI secolo. La tesi più accreditata è quella secondo la quale i primi cristiani dell’Urbe avevano l’usanza di coprire con una struttura atta a ripararle dalla pioggia le tombe dei martiri, quale segno di particolare rispetto. Verso il IV secolo, quando si avvertì la necessità di rendere ancora più visibile il legame tra il culto eucaristico e l’intercessione dei santi, soprattutto di quelli che, mediante il sacrificio della vita, erano uniti in modo più intimo e perfetto a Cristo Crocifisso, si diffuse la pratica di celebrare la Messa sulle tombe dei martiri e, così, quella struttura di copertura che oggi chiamiamo baldacchino venne associata all’altare, soprattutto in riferimento alle commemorazioni dei defunti. Col tempo, il suo uso si estese gradualmente non solo alla copertura degli altari sotto i quali vi era la presenza di tombe, ma allo stesso modo in quelle chiese dell’Urbe che ospitavano delle reliquie anche solo in modo provvisorio. In epoca carolingia, poi, divenne quasi obbligatorio a motivo di un editto di Carlo Magno che ne ordinava la presenza. Nelle epoche successive perse questo carattere di indispensabilità, anche perché in tutte le chiese iniziavano ad essere custodite all’interno dell’altare alcune reliquie dei santi, come ci ricorda la preghiera del sacerdote nel momento in cui bacia l’altare medesimo (Oramus te, Domine…). Certamente, rimase di fatto una presenza quasi obbligata laddove, come è stato detto, l’altare sorgeva sopra a sepolture di santi illustri. L’esempio più lampante è senza dubbio, come già detto, il baldacchino di San Pietro, ma si pensi anche alla Basilica di Sant’Ambrogio a Milano, che conserva il corpo del santo Vescovo; da ciò si può anche dedurre che, pertanto, pur trattandosi di un uso prettamente romano, non era esclusivo dell’Urbe.

Per quanto riguarda la struttura, se ne diffusero principalmente di due tipi: il primo, più antico, è quello più classico, ovvero con la struttura principale (quadrata o rettangolare) che poggia su quattro colonne, mentre il secondo, diffusosi nel XV secolo, prevede solo due sostegni anteriori mentre la parte posteriore si appoggia direttamente alla parete dietro l’altare. 

Per quanto concerne invece il materiale, anche qui le tipologie erano principalmente due, ovvero un tipo più simile ai baldacchini processionali avente la copertura in stoffa e il sostegno mobile o comunque in legno, mentre l’altra tipologia è quella che oggi riconosciamo più facilmente ovvero una struttura fissa e architettonicamente definita. In questo secondo caso, il baldacchino assunse anche la denominazione di ciborio. Alcuni studiosi preferiscono separare questi due termini, evidenziando come il ciborio si contraddistinse da subito quale struttura più solida e che poteva presentare alla sommità varie forme di copertura, quale quella a tetto, a cupola, a piramide, nonché ad edicola. Il più antico esempio di ciborio documentato è quello della primitiva Basilica di San Clemente a Roma. In alcuni casi, utili a testimoniare la differenza tra questi due elementi, vi era la presenza sia del ciborio quale struttura architettonica che ricopriva il tabernacolo sia del baldacchino in tela sovrastante l’altare. L’esempio per eccellenza di una simile disposizione era l’altare maggiore del Duomo di Milano, prima dello stravolgimento legato alla riforma liturgica. Nonostante ciò, accade sovente che i termini baldacchino e ciborio vengano ugualmente utilizzati come sinonimi.

Infine, doverosa attenzione meritano anche quelle tipologie di baldacchini da altare di fatto identici a quelli processionali nel tessuto ma attaccati direttamente al soffitto sovrastante l’altare. Un simile uso è facilmente associabile al significato del baldacchino nella sua funzione originaria, ovvero quella di dare risalto ed importanza a quanto protegge, in questo caso l’altare, sul quale Cristo si rende presente ma esso stesso immagine del Signore e del Suo sacrificio. Si noti che, secondo le rubriche, questo arredo è obbligatorio laddove il locale adibito alla celebrazione sia inserito in un complesso architettonico più ampio e, pertanto, nei piani superiori vi siano locali adibiti a scopi profani. Un tipico esempio di questa condizione possono essere le abitazioni dei presuli che dispongono di altari domestici privati senza che si possa parlare di vere e proprie cappelle.

In realtà, le rubriche prevederebbero un uso più esteso del baldacchino con questa funzione. Il Caeremoniale Episcoporum promulgato nel 1600 da Clemente VIII ne prescrive la presenza sopra gli altari maggiori delle cattedrali e su quelli dove fosse custodito il SS. Sacramento, qualora non coincidessero, per l’appunto, con l’altar maggiore1. Una norma emanata successivamente dalla Sacra Congregatio Rituum chiarì che l’uso di questo elemento doveva estendersi anche a tutti gli altari di ogni chiesa2. Va notato, tuttavia, che una simile regola cadde piuttosto velocemente in disuso e non trovò piena applicazione nemmeno in Roma. Ad ogni modo, soprattutto nelle Cattedrali, simili direttive sortirono l’effetto di provocare l’inserimento di baldacchini fissi o pendenti dal soffitto non solo in tela ma anche realizzati stabilmente e in modo artisticamente rilevante.

In conclusione, abbiamo quindi visto come il baldacchino, allo stesso modo di tutti gli altri oggetti e arredi liturgici, non sia un elemento inserito per puro gusto estetico bensì porti con sé precisi significati e tradizioni la cui conoscenza, quando possibile, non può che essere un ulteriore elemento di arricchimento per una migliore consapevolezza dello splendore della liturgia cattolica.


Note

  1. Dal Cæremoniale Episcoporum anno MDCCLII cum variationibus anno MDCCCLXXXVI: «[…] desuper vero in alto appendatur umbraculum, quod baldachinum vocant, formæ quadratæ, cooperiens altare, et ipsius altaris scabellum, coloris cæterorum paramentorum».
  2. Cfr. Sacra Congregatio Rituum, Decreto 1966 del 27 aprile 1697

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