NOVENA DI NATALE

Il canto della Kalenda alla vigilia di Natale

La celebrazione della Natività di Nostro Signore Gesù Cristo è introdotta dal canto
della Kalenda. Sebbene essa sia spesso utilizzata come prodromo alla Messa della notte, essa
si trova in realtà nel Martirologio dell'Ora Prima del 24 dicembre.



 

Luca Farina  |  23 Dicembre 2020  |  Tempo di lettura: 2 minuti

 

NOVENA DI NATALE

Il canto della Kalenda alla vigilia di Natale

La celebrazione della Natività di Nostro Signore Gesù Cristo è introdotta dal canto della Kalenda. Sebbene essa sia spesso utilizzata come prodromo alla Messa della notte, essa si trova in realtà nel Martirologio dell'Ora Prima del 24 dicembre.

Luca Farina
23 Dicembre 2020
Tempo di lettura: 2 minuti

 

Rispetto alla Pasqua, il Natale è liturgicamente "meno impegnativo": non vi sono celebrazioni particolarmente complesse, hapax rituali come nella Settimana Santa. Nondimeno, la celebrazione della Natività di Nostro Signore Gesù Cristo è introdotta dal canto della Kalenda. Sebbene essa sia spesso utilizzata come prodromo alla Messa della notte, essa si trova in realtà nel Martirologio dell'Ora Prima del 24 dicembre.

Il nome Kalenda deriva dal computo tradizionale dei Romani, per cui i primi giorni di un mese erano le Kalendæ (da cui calendario). Contando a ritroso otto giorni (vanno considerati anche gli estremi), il 25 dicembre è l'ottavo giorno prima della Calende di gennaio.

Il testo latino tradizionale è il seguente:

Anno a creatióne mundi, quando in princípio Deus creávit cælum et terram, quinquiés millésimo centésimo nonagésimo nono; a dilúvio autem, anno bis millésimo nongentésimo quinquagésimo séptimo; a nativitáte Abrahæ, anno bis millésimo quintodécimo; a Móyse et egréssu pópuli Israel de Ægýpto, anno millésimo quingentésimo décimo; ab unctióne David in Regem, anno millésimo trigésimo secúndo; Hebdómada sexagésima quinta, iuxta Daniélis prophétiam; Olympíade centésima nonagésima quarta; ab urbe Roma cóndita, anno septingentésimo quinquagésimo secúndo; anno Impérii Octaviáni Augústi quadragésimo secúndo, toto Orbe in pace compósito, sexta mundi ætáte, Iesus Christus, ætérnus Deus æterníque Patris Fílius, mundum volens advéntu suo piíssimo consecráre, de Spíritu Sancto concéptus, novémque post conceptiónem decúrsis ménsibus, in Béthlehem Iudæ náscitur ex María Vírgine factus Homo. Natívitas Dómini nostri Iesu Christi secúndum carnem. Come vediamo, la nascita del Salvatore è un evento che si colloca nella Storia, per cui esso è narrato considerandolo in rapporto ad elementi storici, che ora analizziamo:

  • 5199 anni dalla creazione del mondo: contando alla lettera le generazioni bibliche, Sant'Eusebio di Cesarea propose il 5199 a.C. come data della creazione;
  • 2957 anni dal diluvio, l'evento in cui Noè si salvò, insieme alla propria famiglia, sull'arca, immagine della Chiesa;
  • 2015 anni dalla nascita di Abramo, il patriarca del popolo d'Israele;
  • 1510 anni dall'uscita d'Israele dall'Egitto: immagine dell'uscita dell'uomo dalla schiavitù del peccato;
  • 1032 anni dall'unzione di David, il re scelto dal Signore;
  • nella sessantacinquesima settimana, secondo la profezia di Daniele: di non semplice comprensione, fa riferimento alla venuta di un Unto (cioè del Messia) annunciata secoli prima;
  • nella 194esima Olimpiade: i giochi in onore di Zeus si tenevano ogni 4 anni. La prima competizione si svolse in quello che oggi indichiamo come 776 a.C., e dividendo questo numero per 194 otteniamo 4. Pertanto la nascita è da collocarsi tra il 4 a.C. e l'edizione successiva del d.C. (poiché l'anno 0 non esiste);
  • 752 anni dalla fondazione di Roma: la città eterna si ritiene, per tradizione, fondata il 21 aprile 753 a.C.;
  • nel 42esimo anno di dominio di Ottaviano Augusto: Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto ottenne, per la prima volta, il Consolato nel 43 a.C., assumendo poi tutte le magistrature.
È in questo quadro, stando il mondo sotto la pax romana, che viene alla luce il Dio incarnato, Nostro Signore. L'interessante legame tra l'impero romano e la nascita del Messia fu posta in evidenza da Sant'Agostino e da Dante nel De Monarchia e nella Commedia: Dio dispone le vicende a favore di Augusto, poiché egli possa pacificare il mondo (allora conosciuto) in cui potesse attecchire il cristianesimo. Anche la vocazione di Roma che il defunto Anchise riferisce al figlio Enea "parcere subiectis et debellare superbos" (Aen. VI) è in funzione dello sviluppo della santa fede. È una visione provvidenzialistica, una predestinazione (intesa in senso paolino, non calvinista): Dio vuole che tutti siano salvati e mette a disposizione le condizioni materiali, storiche, perché tutti gli uomini possano conoscere Gesù Cristo, vivere secondo il Vangelo e ottenere la salvezza, scegliendolo con il proprio libero arbitrio.

La liturgia ci ricorda quindi come la nascita di Cristo non sia un evento astratto, un mito fuori del tempo (come invece si tratta per l'egizio Horus o l'indoiranico Mitra, spesso citati dalla propaganda atea per dimostrare, a loro dire, la falsità dell'insegnamento evangelico), ma un evento storico, poiché il Signore della storia, Creatore del cielo e della terra, squarcia i cieli, abbandona l'eternità per condividere la vita degli uomini in tutto tranne che nel peccato.

Natale di Nostro Signore Gesù Cristo secondo la carne, venite adoriamo!

 
 

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