Il celibato cattolico e i nuovi strumenti di evangelizzazione

Il celibato cattolico e i nuovi strumenti di evangelizzazione

INTERVISTA AL VESCOVO DI ALBENGA-IMPERIA, MONS MARIO OLIVERI
PUBBLICATA SUL SETTIMANALE LA RIVIERA

12 novembre 1991

Domanda: Mons. Oliveri, i giovani chiedono alla Chiesa di rinnovarsi, di trovare nuovi strumenti per raggiungerli; ci si chiede spesso se i sacerdoti potranno sposarsi. Sarà possibile, è giusto questo eventuale cambiamento?

“È normale per un giovane che si apre alla vita il desiderio di novità, ma anche il giovane deve presto rendersi conto che ci sono delle novità vere che costruiscono, e novità che possono alterare quello che vale sempre, quello che è sempre nuovo. La Chiesa, all’interno dei continui cambiamenti contingenti delle cose che contano poco, non ha altra assoluta novità da annunciare e da comunicare che non sia Gesù Cristo e tutto quello che è collegato con la sua persona e con il suo insegnamento.
La Chiesa per annunciare il messaggio cristiano, il Vangelo, deve fare ricorso a mezzi antichi ed anche a mezzi nuovi, cercando di trovare vie e metodi per far sì che l’uomo che vive oggi si accorga dell’annuncio di Cristo, della novità assoluta di Cristo, perché questa arrivi ovunque, possibilmente a tutti. Ci debbono essere dei modi adatti per avvicinarsi alla realtà dell’uomo di oggi, per capire meglio le difficoltà che egli incontra nella sua vita quotidiana; ma nessuna novità di metodo, di vie e di modi dovrà compromettere o potrà compromettere l’assoluta novità e la perenne validità del messaggio di Cristo.

Non credo proprio che la possibilità di avere sacerdoti sposati costituirebbe un vero avvicinamento ai problemi ed alle necessità dell’uomo di oggi. Costituirebbe piuttosto una diminuzione ed un impoverimento della forza evangelizzatrice ed educatrice del ministero sacerdotale: occorre anche oggi, direi tanto più oggi, annunciare con la vita, con lo stato di vita, i beni soprannaturali che si annunciano con la parola. Questo non perché il matrimonio non abbia in sé un grande valore; anzi è la via normale da inculcare e sostenere continuamente, per vivere la propria vita in comunione di amore, come donazione, apertura e promozione della vita, ma il sacerdote deve annunciare le cose che saranno definitivamente, il mondo futuro, anche con il suo stesso stato di vita: tutto deve rendere testimonianza al Regno dei Cieli. La Chiesa ed il suo sacerdozio hanno la missione essenziale di annunciare e di realizzare il Regno dei Cieli. Sono certo pertanto che il sacerdote celibe, che si sforza di vivere fedelmente il suo stato di vita, annuncia meglio l’assoluta novità di Cristo e di tutto quello che egli ci comunica. Adempiere meno bene la propria missione di natura essenzialmente soprannaturale sarebbe non avvicinarsi ma allontanarsi dalle vere necessità dell’uomo di oggi. Si debbono cambiare metodi e modi, si deve capire e vivere nella società di oggi, ma mai rendere meno chiaro il messaggio di Cristo in tutta la sua verità ed esigenza. La Chiesa, il sacerdozio vivono in questo mondo ma non sono di questo mondo: questo deve restare chiaro e tutto ciò che contribuisce a rendere chiara questa verità è da preferire e favorire. La novità assoluta è Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo. Da quella novità assoluta scaturisce la salvezza, la pienezza della vita che è comunione con Dio.

Estratto di Fides et Pax II di Mons. Mario Oliveri

Ecclesia Dei

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