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Il massacro dei cattolici in Vandea

I Vandeani erano uniti a Dio ed al Re e si distinsero per la loro ferma opposizione agli ideali del governo rivoluzionario, venendo così massacrati.

Sono trascorsi più di 200 anni dall’inizio dell’eccidio nella regione francese denominata Vandea. Le azioni furono ordite dai giacobini che, ottenuto il potere, andarono ad instaurare il periodo con le idee e le azioni più radicali della rivoluzione. L’obiettivo era di epurare la nazione dai nemici del popolo ad ogni costo, per garantire la libertà ad una nuova società di uomini giusti e virtuosi.

L’eccidio vandeano può essere definito come il primo genocidio di Stato della storia occidentale. I Blancs, cioè i vandeani, si contrapposero ai Bleus ovvero i giacobini. I vandeani erano uniti a Dio ed al Re e si distinsero per la loro ferma opposizione agli ideali del governo rivoluzionario, venendo così massacrati. Quando nel 1796 gli scontri termineranno formalmente, sul campo di battaglia il conteggio arriverà a 300.000 donne, uomini, bambini ed anziani uccisi. Ebbene, si può dire che fu una guerra dove si scontrarono tradizioni e progressismo, verità e menzogne.

La rivolta della Vandea iniziò quando il governo di Parigi decise di condannare tutto il clero refrattario, cioè coloro che, per non tradire la Chiesa e il Pontefice, si rifiutavano di prestare giuramento alla Repubblica anche a costo di subire il martirio. I vandeani, legati al loro amato clero, iniziarono rivolte armate contro questa repubblica, che perseguitava chiunque non fosse totalmente asservito ad essa. I cattolici riuscirono a radunare 20.000 uomini e, sotto lo stendardo della Libertà e del Sacro Cuore di Gesù, fra il marzo ed il settembre del ’93, difendendo le loro terre, ottennero diverse vittorie sulle armate repubblicane, grazie anche a generali come Henri de La Rochejaquelein, morto a 21 anni in battaglia, il cui motto era: «Se avanzo seguitemi, se indietreggio uccidetemi, se muoio vendicatemi!».

Il problema sorse nel momento in cui i Blancs, terminate alcune schiaccianti vittorie, decisero di tornare nelle proprie case. Le armate rivoluzionarie, approfittando della tregua, riuscirono così a riorganizzarsi per tornare nella Vandea con 70.000 uomini. Qui iniziò l’ecatombe. I giacobini, con due decreti, votarono all’unanimità lo sterminio totale, ordinando di fare terra bruciata nei dipartimenti insorti tramite lo sterminio degli abitanti, tra cui le donne, definite “solchi riproduttori” e poi i bambini. A darne esecuzione fu il generale Louis Marie Turreau. Le sue “colonne infernali” agirono tramite fucilazioni, annegamenti e falò di chiese piene di civili.

Addirittura, le persone venivano legate a due a due su battelli galleggianti lungo il fiume Loira che in seguito venivano fatti affondare. Reynald Secher, storico sui crimini in Vandea, il quale combatté per anni una storiografia che tendeva, e tende ancora oggi, a nascondere i crimini dei rivoluzionari, sostenne che «quelle rappresaglie non corrispondono agli atti orribili, ma inevitabili, che si verificano nell’accanimento dei combattimenti di una lunga e atroce guerra, ma proprio a massacri premeditati, organizzati, pianificati, commessi a sangue freddo, massicci e sistematici, con la volontà cosciente e proclamata di distruggere una regione ben definita e di sterminare tutto un popolo, di preferenza donne e bambini».  [1]

La Vandea era una terra legata alla tradizione dei padri, vocata a Cristo e ai propri altari e legata al re, ritenuto legittimo sovrano di Francia, ucciso barbaramente dalla furia repubblicana. Era una terra dove il sistema feudale era fortemente ancorato ed accettato, e non vi era alcuna ostilità tra contadini e nobiltà. Era una terra di uomini e donne che preferì morire gloriosamente sotto il segno della Croce, piuttosto che piegarsi al millantante progresso e alle nuove imposizioni sociali della rivoluzione.  Se oggi si può affermare che quest’ultima non è stata ciò che per troppo tempo una certa storiografia marxista ci ha fatto credere, è anche grazie anche a questi martiri che ci ricordano come il pensiero imposto non per forza è giusto, non per forza va seguito.

Devo sottolineare come questo eccidio fu un episodio all’interno di una più ampia e premeditata azione di scristianizzazione della Francia, compiuta in modo violento ed arrogante. A titolo esemplificativo, trascrivo un episodio verificatosi in queste fasi e riportato sui giornali dell’epoca: «Una signora, dopo averlo provato, ha scoperto che l’olio santo è un ottimo prodotto per lucidare le scarpe. La notizia ha scatenato una frenetica caccia alle sacre ampolle». Come non ricordare anche il vigliacco decreto di chiusura dei luoghi di culto cattolici di tutta la capitale francese. Oggi non possiamo che inorridire di fronte a tutta questa cattiveria, ma va ricordato che, nei nostri tempi, questa furia contro i cristiani si rinnovano ancora, seppur con forme e nature differenti.

Purtroppo, il mondo continua a far pagare ai cristiani il prezzo di seguire Gesù. Infatti, come sta scritto: «Il fratello darà il fratello a morte, e il padre il figlio; e i figli insorgeranno contro i genitori e li faranno morire. E sarete odiati da tutti a causa del mio nome, ma chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato» (Mt 10,21-22). Una sola parola: non temete, perseverate nella fede, amate i vostri nemici, perdonate chi vi odia. Offritevi completamente a Dio e sarete luce in questo mondo e sale della terra.


  1. Reynald Secher,  Il genocidio vandeano, Effedieffe Edizioni, 1989, Milano

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