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“Il sacramento dell’Eucarestia e la necessità di riparazione”

Nel secondo numero della rivista cattolica Templum Domini abbiamo avuto l’onore e il piacere di ospitare Sua Eccellenza Mons. Athanasius Schneider, vescovo titolare di Celerina e ausiliare di Maria Santissima in Astana. Sua Eccellenza ha spiegato l’importanza del sacramento dell’Eucarestia e di quanto sia necessario, in particolare oggi, fare preghiere riparatorie. Alla luce di quanto accaduto negli ultimi giorni in Sicilia, il messaggio diventa ancora più evidente: il Santissimo Sacramento viene spesso profanato e come cristiani abbiamo il compito, e il dovere, di chiedere perdono.

Dio sia benedetto
Benedetto il Suo Santo Nome
Benedetto Gesù Cristo vero Dio e vero uomo
Benedetto il nome di Gesù
Benedetto il Suo Sacratissimo Cuore
Benedetto il Suo preziosissimo Sangue
Benedetto Gesù nel Santissimo Sacramento dell’altare
Benedetto lo Spirito Santo Paraclito
Benedetta la gran Madre di Dio Maria Santissima
Benedetta la Sua Santa e Immacolata Concezione
Benedetta la Sua gloriosa Assunzione
Benedetto il nome di Maria Vergine e Madre
Benedetto San Giuseppe Suo castissimo sposo
Benedetto Dio nei Suoi angeli e nei Suoi santi

Pubblichiamo qui di seguito un estratto dell’articolo pubblicato sulla rivista Templum Domini.

La Chiesa così ci insegna: “Nella Santissima Eucaristia è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa, cioè lo stesso Cristo, nostra Pasqua, lui il pane vivo” (Concilio Vaticano II, Presbyterorum Ordinis, 5). “L’Eucaristia è il compendio e la somma della nostra fede” (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1327).

Nella sua ultima enciclica “Ecclesia de Eucharistia” San Giovanni Paolo II ci ha lasciato luminose esortazioni con le quali ha messo in rilievo la straordinaria santità del mistero eucaristico e il dovere dei fedeli di trattare questo Sacramento con massima riverenza e ardente amore; fra tutte le sue esortazioni, colpisce questa affermazione: “Non c’è pericolo
di esagerare nella cura di questo Mistero” (Ecclesia de Eucharistia, 61).
Mai nella storia della Chiesa si sono perpetrate tante irriverenze, negligenze, oltraggi e sacrilegi da parte del clero e dei laici contro il Santissimo Sacramento dell’Altare come negli ultimi cinquant’anni; già quattro decenni or sono San Giovanni Paolo II denunciava una diffusa irriverenza verso l’Eucaristia a causa della pratica della Comunione sulla
mano: “Giungono voci su casi di deplorevoli mancanze di rispetto nei confronti delle specie eucaristiche, mancanze che gravano non soltanto sulle persone colpevoli di tale comportamento ma anche sui pastori della Chiesa che fossero stati meno vigilanti sul contegno dei fedeli verso l’Eucarestia” (Dominicæ cenæ, 11).

Nella “Ecclesia de Eucharistia” San Giovanni Palo II ha di nuovo constatato l’esistenza di una grave crisi eucaristica nella Chiesa dei nostri giorni: “Si aggiungono, nell’uno o nell’altro contesto ecclesiale, abusi che contribuiscono ad oscurare la retta fede e la dottrina cattolica su questo mirabile Sacramento. Emerge talvolta una comprensione assai riduttiva del Mistero eucaristico. Spogliato del suo valore sacrificale, viene vissuto come se non oltrepassasse il senso e il valore di un incontro conviviale fraterno. Inoltre, la necessità del sacerdozio ministeriale, che poggia sulla successione apostolica, rimane talvolta oscurata e la sacramentalità dell’Eucaristia viene ridotta alla sola efficacia dell’annuncio. Di qui anche, qua e là, iniziative ecumeniche che, pur generose nelle intenzioni, indulgono a prassi eucaristiche contrarie alla disciplina nella quale la Chiesa esprime la sua fede. Come non manifestare, per tutto questo, profondo dolore? L’Eucaristia è un dono troppo grande, per sopportare ambiguità e diminuzioni” (Ecclesia de Eucharistia, 10).

La crisi eucaristica è causata in modo decisivo dalla pratica della Comunione in mano: a causa di questa pratica esiste uno stato oggettivo di venerazione eucaristica minimalista. La cosa peggiore è che vanno perduti molti frammenti eucaristici che, caduti sul pavimento delle nostre chiese, vengono inconsapevolmente calpestati dalla gente; esiste, inoltre, una facilità sorprendente nel rubare le ostie sacre. Una tale situazione oggettiva richiede almeno una graduale revoca della pratica della Comunione in mano; per di più, si richiedono espiazione e riparazione al Signore Eucaristico, che è già stato troppo offeso nel Sacramento del Suo amore.

Tale esigenza di riparazione venne affermata anche dall’Angelo apparso nel 1916 ai tre pastorelli di Fatima: Suor Lucia riportò come: “Non appena giunti colà, in ginocchio, con la faccia a terra, cominciammo a ripetere la preghiera dell’Angelo. Ci alzammo per vedere cosa stesse accadendo e vedemmo l’Angelo con un calice nella mano sinistra al di sopra del quale stava sospesa un’Ostia da cui cadevano alcune gocce di sangue che finivano nel calice. L’Angelo lasciò sospeso in aria il calice, s’inginocchiò presso di noi, e ci fece ripetere per tre volte: «Santissima Trinità» … Dopo di che si levò, prese tra le mani il calice e l’Ostia. Diede a me la Santa Ostia, e somministrò il Sangue del calice a Giacinta e a Francesco, dicendo allo stesso tempo: «Mangiate e bevete il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo, orribilmente oltraggiato dagli uomini ingrati. Riparate i loro crimini e consolate il vostro Dio.» E, prostrandosi di nuovo a terra, ripeté con noi altre tre volte la stessa orazione” (Memorie di Suor Lucia, Fatima 2007, Volume I, pp. 78-79).

Templum Domini – settembre/ottobre

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