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Il tempo delle tre “A”: “Ascolto”

Meditazioni quaresimali di Mons. Guido Marini - IV settimana di Quaresima.

Quaresima come “Ascolto”
Ritengo del tutto provvidenziale che, nel tempo della Quaresima, si abbia la gioia di celebrare la solennità di san Giuseppe. La sua figura, infatti, si inserisce naturalmente nel clima proprio di questo periodo liturgico. Mi riferisco, in particolare, al clima dell’ascolto.

San Giuseppe, lo sappiamo bene dai Vangeli, è l’uomo di cui non si riferisce parola che abbia pronunciato, neppure una. Non perché non abbia avuto la capacità di parlare, ma per sottolineare che, nella sua vita, la precedenza è sempre stata data alla parola di Dio e, pertanto, all’ascolto. Giuseppe è colui che ascolta, che di ascolto vive e che, per ascoltare, attende senza stancarsi.

In un testo molto bello, L’ombra del Padre, scritto in forma di romanzo dall’autore polacco Jan Dobraczinski, il padre putativo di Gesù viene così descritto, nella sua fisionomia interiore prevalente: “Fin dai primi anni di vita amava il silenzio. Il silenzio gli parlava più nitidamente della voce. Esigeva sempre la medesima cosa: attendere. Accanto scorreva la vita, irrequieta e rumorosa. Cadevano tante parole inutili, tante lamentele pronunciate alla leggera, tante assicurazioni che in verità non significavano nulla… Stava confitto in quello scorrere con il suo silenzio, come un sasso nell’alveo del torrente. Attendeva, anche se a dire il vero non sapeva che cosa. Attendeva ciò che gli doveva il silenzio”.

La descrizione è molto bella, e molto vera. Forse, proprio per questo, nella vita di san Giuseppe ha molta importanza il sonno, come anche il sogno. Il momento del dormire, infatti, come anche quello del sognare, dal punto di vista biblico non indica tanto un’attività, un progetto, un desiderio che si vuole realizzare, quanto piuttosto quel tempo della giornata nel quale ogni attività cede il passo all’attesa, il progetto personale fa spazio all’accoglienza, il desiderio e la parola tacciono e si ascolta una voce che parla nel silenzio.

E così, infatti, proprio nella passività del sonno e del sogno, san Giuseppe ascolta la voce di Dio, entra in sintonia con la Parola che dall’alto viene a plasmare la sua vita, ode la Voce nella quale aderisce alla volontà del Suo Dio e Signore. Il falegname di Nazaret ascolta e attende. E, finalmente, quando è del tutto spoglio di sé, la Parola lo raggiunge.

Quanto abbiamo da apprendere da san Giuseppe! La nostra Quaresima sarebbe certamente più autentica se lo prendessimo a esempio di silenzio e di ascolto. E il nostro silenzio e il nostro ascolto sarebbero più veri se rimanessimo più a lungo alla sua scuola.

Permettetemi, allora, una piccola proposta. Perché, nei giorni della Quaresima, non dedichiamo un tempo della nostra preghiera personale al solo ascolto, nell’attesa che il Signore parli al nostro cuore? Per noi, quasi sempre, il tempo dell’orazione è tempo di parole e di pensieri, di letture e di riflessioni, di lodi, ringraziamenti, suppliche e intercessioni. Proviamo a rimanere, in silenzio, davanti al Signore, semplicemente disponendo il cuore all’ascolto di Lui, con il solo desiderio di udire la Sua voce, di scorgere la Sua volontà. Allora verrà il momento nel quale una Parola, mai prima udita, si imprimerà nella nostra mente, con una forza sconosciuta, con lo splendore di una luce mai vista, con la dolcezza di un gusto che non è di questo mondo. Vedremo fiorire in noi, senza nostra alcuna partecipazione, un pensiero inatteso, un’idea a cui non avevamo mai pensato, un’ispirazione che avvertiamo del tutto donata. Perché Dio parla, e parla sempre. Ma è necessario vivere l’attesa e il silenzio nell’ascolto.

Se san Giuseppe è compagno prezioso nel cammino della Quaresima, soprattutto in merito alla dimensione spirituale dell’ascolto, compagna preziosissima in questo stesso cammino è la Madonna. Anche di Lei, provvidenzialmente, spesso durante l’itinerario quaresimale, si celebra una solennità: quella dell’Annunciazione.

Capiamo bene come anche questa ricorrenza liturgica ci dia l’opportunità di guardare a Maria nell’atto dell’ascolto. Il Suo dialogo con l’angelo, infatti, è la prima tappa di un itinerario interiore, che i Vangeli riescono a esprimere con una semplice annotazione: “Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore”.

In Lei l’ascolto, che ha certamente le stesse caratteristiche che ritroviamo in Giuseppe, si esprime anche per il tramite di una meditazione che è “custodia nel cuore”. Maria custodisce, perché al momento non riesce a capire. Custodisce e attende che quella parola “muta” divenga parlante; che quella parola senza suono divenga armoniosa, che quella parola oscura divenga limpida e luminosa. Il custodire di Maria è, in certo modo, l’attendere di Giuseppe.

Ma in Maria, il custodire arricchisce l’attesa di un’altra dimensione: quella dell’affiancare e mettere in relazione. Nel cuore della Madonna una parola si affianca all’altra, una parola entra in relazione con quella successiva, un fatto della vita si intreccia con un altro fatto. E così, un po’ alla volta, tutto prende forma, il disegno di Dio si fa chiaro e la Sua parola diviene annuncio di salvezza, che riempie il cuore di meraviglia e dona gioia alla vita. Non ritroviamo, forse, tutto questo nel canto del Magnificat? Il canto nel quale Maria “vede” nella fede l’opera di Dio, “ascolta” nella fede la parola di Dio, contempla nella fede il disegno di Dio. Possiamo dire che il Magnificat è il frutto dell’ascolto di Maria, è il disegno di Dio che appare in virtù del custodire.

Alla scuola della Madonna, il tempo della Quaresima potrà essere periodo propizio per vivere con rinnovata intensità l’ascolto di Dio e della Sua parola. E preghiamo con fervore, chiedendo che il tempo della nostra conversione a Gesù possa caratterizzarsi anche per questo.


Fonte: https://www.donguido.it/meditazione-per-la-quaresima/

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