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Invalido come un anglicano

Le recenti celebrazioni pubbliche degli anglicani in Roma hanno scosso le coscienze di chi conosce la dottrina sulla validità delle loro ordinazioni: la storia della loro liturgia ne spiega i motivi.

Ha fatto giustamente discutere la “celebrazione” svolta nella basilica di San Giovanni in Laterano il 18 aprile 2023 quando un gruppo di anglicani, guidati da Jonathan Baker, “vescovo” di Fulham, ha officiato sull’altare della Cattedra1. Il motivo di queste virgolette è molto chiaro: quella che è stata officiata non è una Messa, non c’era clero e non c’era alcun vescovo.

Come è noto, l’anglicanesimo nacque dalle ridicole pretese divorziste di Enrico VIII, espresse nell’Act of Supremacy del 1534. Tuttavia, il sovrano non si mostrò interessato alle questioni dottrinali, e la perdita della fede cattolica in Inghilterra iniziò in verità sotto il regno del figlio, Edoardo VI, sul trono dal 1547 al 1553: salvo la gloriosa restaurazione della fede sotto Maria I, il processo di devastazione del cattolicesimo venne in qualche modo ultimato sotto Elisabetta I.

Prima della riforma protestante, in Inghilterra i riti erano celebrati seguendo sia il Messale romano sia la sua versione nata a Salisbury, nota come use of Sarum. Durante il Medioevo, si verificarono molti contatti tra gli usi più strettamente romani e quelli di derivazione gallicana, creando alcune forme particolari locali, del resto ben diffuse prima della maggiore uniformità richiesta da Pio V.

Foto di silerenonpossum.it

Uno dei primi cambiamenti fu l’eliminazione dei riferimenti al papa, eliminando elementi come il giuramento di fedeltà del neo-vescovo2. Già in questo cambiamento liturgico, ancorché non di natura sacramentaria, notiamo una presa di posizione: il vescovo riceveva la giurisdizione non più dal romano pontefice ma dal re, che la riceveva direttamente da Dio, senza mediazione papale3.

Nel 1550, l’eretico arcivescovo di Canterbury Thomas Cranmer (deposto nel 1555 e, impenitente e spergiuro, arso vivo ad Oxford nel 1556), con lo scomunicato Bucero, presentò al re quelli che vengono chiamati Edwardine Ordinals, come appendice al Book of Common Prayer. L’unico membro della Camera dei Lord a non approvare il nuovo rito fu il vescovo cattolico di Worcester, Nicholas Heath, che fu imprigionato a causa del suo rifiuto. 

Il rito fu scritto in lingua inglese: oltre alla sostituzione della vera Messa con la porcheria protestante, fu espunta l’unzione con il santo crisma, la benedizione dell’anello e della mitria4. Ma anche questo rito sembrava ancora troppo cattolico: John Hooper, eletto alla sede di Gloucester, riteneva il rito ancora troppo carico di paramenti e di riferimenti ai Santi (questa riduzione delle vesti liturgiche e della menzione dei Santi ricorda qualcosa…). Nacque la controversia ritualista, che ha generato posizioni molto diverse in seno all’anglicanesimo.

Così, una seconda edizione fu stampata nel 1552: fu soppressa anche la traditio instrumentorum, la consegna di patena e calice agli ordinandi, negando completamente ogni dimensione sacrificale e sacramentale del sacerdozio5. Siamo ormai alla completa sparizione del sacerdozio e dell’episcopato nell’anglicanesimo.

Foto di silerenonpossum.it

Nel 1662 la nuova edizione del Book of Common Prayer introdusse nuovamente alcuni elementi cattolici, ma questi cambiamenti «came too late to save the Anglican Church»6, citando il benedettino Wilfrid Raynal. A nulla valsero, anche in seguito, i vari “tocchi” da Utrecht, Mosca o Parigi, cioè ordinazioni dalla dubbia validità compiute da altrettanto dubbi episcopi vagantes di provenienza vetero-cattolica, ortodosso-gallicano con forti componenti gnostiche.

Ben nota è la dichiarazione sulla totale mancanza di successione apostolica nell’anglicanesimo esposta da papa Leone XIII nell’Apostolicae curae, confermando i giudizi già presentati da Giulio III nel XVI secolo. A livello pratico, questo significa che ogni prete o vescovo anglicano che desidera diventare cattolico, come nel caso degli ordinariati personali creati da Benedetto XVI, deve essere ordinato: così, accadde, per esempio, al cardinal John Henry Newman dopo la sua conversione.Cosa dire dunque di quelle celebrazioni ecumeniche? Dei Vespri con gli anglicani? Del chiedere a loro delle benedizioni? Del donare loro anelli episcopali? Sono gesti che lasciano molte perplessità, dal momento che coloro che vengono rivestiti di questi paramenti, seppure belli, sono in realtà laici, esattamente come il sottoscritto, privi del sacerdozio, privi della giurisdizione, privi della comunione col papa, privi della fede cattolica. Anglican rite, null and void rite.


Note

  1. Si veda radioromalibera.org (ultima consultazione: 26 maggio 2023).
  2. Mackenzie Edward Charles Walcott, The English Ordinal: its History, Validity, and Catholicity, Francis & John Rivington, Londra 1851, pp. 228-229.
  3. Nella dottrina cattolica ogni potere di giurisdizione ecclesiastica viene sì da Dio ma tramite il papa; questo vale anche per il potere civile; il diritto divino dei re, inteso come superiore ad ogni legge e senza mediazione papale fu formulato da Federico II di Svevia, ma trovò completa formulazione sotto l’anglicano Giacomo I d’Inghilterra, arrivando poi anche ad accarezzare il gallicanesimo latente di Luigi XIV.
  4. Lo svolgimento del rito si trova in Frank Edward Brightman, The English Rite: being a synopsis of the sources and revisions of the Book of Common Prayer, Rivington, London 1915, vol. I.
  5. Geoffrey Lampe, The English ordinal, «The Churchman», 76 (1962), p. 28.
  6. Wilfrid Raynal, The Ordinal of King Edward VI: Its History, Theology, and Liturgy, Thomas Richardson and Son, London 1871, p. 102.

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