La Compieta

La Compieta

La Compieta è un'orazione intima, personale, privata, quasi un dialogo con il Signore in cui si chiedono il perdono per i peccati commessi, la grazia per resistere alle tentazioni, la protezione celeste per se stessi e per i fratelli.
La Compieta è un'orazione intima, personale, privata, quasi un dialogo con il Signore in cui si chiedono il perdono per i peccati commessi, la grazia per resistere alle tentazioni, la protezione celeste per se stessi e per i fratelli.

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La Compieta è un'orazione intima, personale, privata, quasi un dialogo con il Signore in cui si chiedono il perdono per i peccati commessi, la grazia per resistere alle tentazioni, la protezione celeste per se stessi e per i fratelli.

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La preghiera che chiude la giornata è la Compieta, in latino Completorium, proprio perché dà completamento al giorno trascorso. È un’orazione intima, personale, privata, quasi un dialogo con il Signore in cui si chiedono il perdono per i peccati commessi, la grazia per resistere alle tentazioni, la protezione celeste per se stessi e per i fratelli.

Il Deus in adiutorium è preceduto da alcune preghiere a carattere penitenziale: si domanda la benedizione per la notte che è ormai giunta e per la grazia di una buona morte, che può arrivare in ogni momento; un’esortazione a vigilare contro le insidie diaboliche tratta dalla prima lettera di San Pietro (1Pt 5, 8-9); l’esame di coscienza seguito dal Confiteor, il Misereatur e l’Indulgentiam; un versetto fa da raccordo tra quest’ultima parte e l’incipit.

Segue la salmodia, con tre salmi sotto un’unica antifona; per le domeniche e le feste i salmi sono il 4, il 90 e il 133. In seguito ha luogo l’inno Te lucis ante terminum, citato anche da Dante nel Purgatorio, che invita a lodare Dio perché sia la difesa del suo popolo (prima strofa) contro gli incubi del sonno, le tentazioni, le polluzioni involontarie (seconda strofa). Termina con la dossologia, che cambiava a seconda del Tempo liturgico fino alle riforme operate sul Divino afflatu.

La Compieta

Seguono il capitolo, in cui nuovamente si chiede al Signore di non lasciare i suoi fedeli; il responsorio, con le parole di Gesù sulla croce di affido della propria anima a Dio; il versetto tratto da un salmo in cui nuovamente si chiede la protezione divina; il cantico di Simeone, introdotto dall’antifona Salva nos. Quest’ultimo esprime ancora più fortemente il legame notte-morte, sia perché quest’ultima può sopraggiungere in maniera improvvisa durante il sonno, sia perché è figurata dalle tenebre, che l’arrivo e l’amicizia del Signore hanno però dissipato una volta per sempre.

Infine, l’orazione Visita invoca ancora la protezione divina. Essa è particolarmente interessante perché ci porta a un tempo in cui Compieta non era ancora preghiera comunitaria, ma privata e individuale: si parla infatti, di “habitationem istam”. Segue la benedizione e si termina con un’antifona mariana con versetto e orazione proprii: Alma Redemptoris Mater per Avvento e Tempo di Natale fino al 2 febbraio escluso; Ave Regina Caelorum dal 2 febbraio alla settimana santa; Regina Caeli per il Tempo Pasquale; Salve Regina per il Tempo per annum. Fino alle ultime riforme sul Breviario tradizionale, Compieta non iniziava con Pater e Ave ma terminava con esse e con il Credo. Qualora il Mattutino del giorno successivo venisse celebrato immediatamente dopo, Pater, Ave e Credo sarebbero dovuti essere ripetuti nuovamente, a sottolineare la fine di un giorno liturgico e l’inizio di un altro. 

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