La Madonna nel Concilio Vaticano II

Il presente articolo tratta della questione mariana affrontata durante il Concilio Vaticano II, in particolare evidenziando le differenti posizioni e la dialettica intercorsa fra massimalisti e minimalisti. Seguono una serie di analisi circa gli esiti del dibattito conciliare e alcuni riferimenti circa l'evoluzione delle pronunzie papali in merito alla visione di Maria Corredentrice e Mediatrice di tutte le grazie.

Nelle grandi lotte spirituali di questi tempi, in cui i sostenitori di Cristo e i suoi negatori si trovano confusi nella folla, la devozione alla Madre di Gesù è una pietra di paragone infallibile per discernere gli uni dagli altri

(Pio XII, 1950).

Con queste parole il Pastor Angelicus, Papa Pacelli (1939-1958), esprimeva appena dodici anni prima dell’apertura del Concilio Vaticano II in modo inequivocabile come discernere e dividere i veri cristiani dai falsi. La figura della Vergine è assodata nel cattolicesimo quale perno essenziale dell’intera struttura divina del Creato, senza la quale il senso della cristianità sarebbe totalmente differente (nonché totalmente sbagliato, come le visioni svilenti e distorte del protestantesimo eloquentemente illustrano). Tuttavia, se è vero che la Madonna è bussola della rettitudine devozionale del Gregge di Cristo, è altresì vero che fra i suoi pastori nel tempo alcuni hanno smarrito la retta via, piegandosi verso visioni politiche ed accomodanti della Madre di Dio, in ossequio alle tendenze dei recenti decenni, con tutto quello che ne consegue.

Durante il Concilio Vaticano II (1962-1965) la questione mariana divenne terreno di scontro particolarmente acceso fra due fazioni (più una terza, caratterizzata da un’ambiguità degna di nota) di padri conciliari e teologi, aventi percezioni completamente opposte circa la figura della Madonna, e di conseguenza anche in merito alle proposte in seno al concilio per un suo “incasellamento” all’interno del mondo cattolico. Da un lato, a strenui difensori dell’amore incondizionato verso Maria Santissima, si stagliavano i cosiddetti “massimalisti”, perlopiù entusiasti discepoli di quel bellissimo percorso intrapreso di valorizzazione della Vergine che nell’ultimo secolo aveva visto la proclamazione di ben due dogmi mariani, quello dell’Immacolata Concezione (Pio IX, 1854) e quello dell’Assunzione (Pio XII, 1950). Essi speravano di proseguire su questo solco proponendo al concilio di definire il dogma di Maria Mediatrice di tutte le grazie, il quale benché già creduto da tempo immemore, avrebbe necessitato per avere una valenza più forte, di un suo perfezionamento mediante un atto di magistero straordinario. Sotto il profilo della teologia mariana, i massimalisti sostenevano la prospettiva della corredenzione, secondo cui l’azione di salvezza dell’uomo proveniva sì da Gesù Cristo unico redentore del mondo, ma in congiunzione con Sua madre, elemento di congiunzione fra la Chiesa e Dio stesso. Dall’altro lato del dibattito si ergevano invece i “minimalisti”, i quali, non potendo negare le definizioni mariane precedentemente affermate dal Concilio di Efeso, dal Concilio Vaticano I e dai santi padri che precedettero tali tristi tempi, iniziarono a proporre posizioni assai particolari. Troppo preoccupati di compiacere i loro amici protestanti rispetto alla ricerca della Verità, secondo costoro Maria poteva essere considerata solamente quale membro illustre della Chiesa, una sorta di prima inter pares, inquadrata e talora identificata con la Chiesa stessa, e dunque non superiore alla medesima secondo un’ottica del tutto nuova e discutibile.

Purtroppo, le posizioni dei minimalisti, trovarono un grande appoggio nei pontefici all’epoca regnanti, Giovanni XXIII (1958-1963) e Paolo VI (1963-1978). Il primo ebbe modo di dimostrare il suo scetticismo nei confronti delle feste mariane già durante il pontificato del suo illustre predecessore, quando in una lettera del 22 aprile 1954 esprimeva al segretario del Movimento Pro Regalitae Mariae il suo timore che ciò potesse pregiudicare l’ecumenismo, il secondo, totalmente imbevuto delle ideologie più progressiste e influenzato da perniciosissimi studiosi (fra i quali Jacques Maritain e padre Giulio Bevilacqua) desiderava che non si parlasse proprio di tale argomento e dei termini di corredenzione e mediazione di tutte le grazie durante tutto il concilio (De Mattei, 2019).

La Madonna nel Concilio Vaticano II

I momenti di dibattito principali sul tema mariano furono due, il primo avvenne poco dopo l’apertura della seconda sessione del concilio (29 settembre – 4 dicembre 1963). In essa i minimalisti chiedevano per bocca del Cardinale Frings, noto esponente del progressismo cattolico, che lo schema preparatorio della Beata Vergine Maria fosse fuso con lo schema De Ecclesia, al fine di facilitare il dialogo ecumenico con gli eretici, definiti dai progressisti con il termine di “fratelli separati”. Per contro i massimalisti lavoravano alacremente affinché tale documento restasse separato e qualificasse la Vergine quale mediatrice e corredentrice. Ebbero la meglio i minimalisti, ottenendo che la discussione sulla Madonna divenisse un capitolo dello schema trattante la Chiesa (che diverrà a sua volta poi parte della costituzione Lumen Gentium) e dando così vita al secondo dibattito nell’autunno 1964 in cui nonostante le avversità i massimalisti riuscirono a ottenere una piccola concessione grazie ai preziosi interventi del card. Ruffini e di altri esponenti dell’ala più conservativa, che strapparono l’ottenimento del titolo di Mediatrice, seppur in forma edulcorata avendo perduto i termini “di tutte le grazie” e lasciando dunque la definizione a quella vaghezza tipica di tutti i documenti del Concilio Vaticano II. Pur non riuscendo dunque da nessuno dei due fronti ad ottenere pienamente quanto auspicato, l’articolo 62 della Lumen Gentium propone la Madonna in tale versione: 

La beata Vergine è invocata nella Chiesa con i titoli di avvocata, ausiliatrice, soccorritrice, Mediatrice

(Paolo VI, 1964).

Resta chiaro dunque come la proclamazione solenne della mediazione di Maria non sia avvenuta, al di là dei termini utilizzati nei documenti conciliari, al fine di ossequiare quanto più possibile le politiche di ecumenismo ricercate dai pontefici allora vigenti e dei loro sostenitori, i quali, pur in minoranza, ebbero modo di far prevalere le loro posizioni di pieno contrasto alla Tradizione cattolica. Fra i più accaniti teologi conciliari avversi alla Madonna nella sua identità “massimalista” vi era un tale padre Yves Congar (1904-1995) la cui ostilità verso la Madre di Dio è eloquentemente descritta in alcune annotazioni dei suoi diari, fra cui:

Faccio il massimo della campagna possibile contro una consacrazione del mondo al Cuore Immacolato di Maria, perché vedo il pericolo che si formi un movimento in questo senso

(Congar, 2005; Vol. II, pag. 120).

Costui, negli anni di Pio XII assunse posizioni così pericolose da ricevere il divieto da parte del Vaticano di pubblicare qualsivoglia libro o opuscolo, tuttavia i pontefici successivi furono particolarmente generosi nei suoi confronti portandolo dapprima a divenire consulente della commissione preparatoria del concilio, in seguito membro della Commissione Teologica Internazionale e infine, creato cardinale da Giovanni Paolo II (1978-2005). Congar ritenendo i massimalisti quali mariologi fanatici (Congar, 2005; Vol. II, pag. 95), riceveva a sua volta l’eco politico dal suo collega Karl Rahner, altro teologo consultore, che ebbe modo di esplicitare chiaramente il carattere assolutamente pretestuoso della loro avversità ad un documento specifico per la Madonna, esprimendo come le posizioni massimaliste avrebbero condotto a un “male incalcolabile dal punto di vista ecumenico” (Wiltgen, 1976; pag. 91).

Vedere dunque tali dinamiche all’interno del Concilio, consente di comprendere quali furono le basi documentali e teologiche che portarono a quella grave confusione che oggi si manifesta in seno al credo nei confronti della Vergine Maria. Quanta strada è passata dalle parole di Benedetto XV e Pio XI:

La Beata Vergine non senza un divino disegno fu presente alla crocifissione del Figlio […] talmente patì e quasi morì col Figlio suo che pativa e moriva, talmente abdicò ai suoi diritti materni sul Figlio per la salvezza degli uomini, e immolò il Figlio, per quanto a Lei spettava, per placare la giustizia di Dio, da potersi dire con diritto che Essa ha redento con Cristo il genere umano

(Benedetto XV, 1919).

O Madre […] come compaziente e Corredentrice stesti presso il dolcissimo Figlio tuo

(Pio XI, 1935)

rispetto alle summenzionate derive conciliari a cui si accodano analoghe pronunzie postconciliari, quali una per tutte la seguente:

Fedele al suo Maestro, che è suo Figlio, l’unico Redentore, non ha mai voluto prendere per sé qualcosa di suo Figlio. Non si è mai presentata come co-redentrice. No, discepola. […] Maria è meticcia, donna dei nostri popoli, ma che ha meticciato Dio

(Bergoglio, 2019).

Un tempo le statue della Madonna lacrimavano sangue o muovevano gli occhi in tempi di crisi, oggi alla luce di tali sconvolgimenti, verrebbe da credere che abbiano terminato le lacrime da versare, incredule anch’esse della rotta verso cui la malconcia Barca di Pietro si sta dirigendo, poiché rinunciare alla Verità del Cristo nella figura della sua dilettissima Madre in favore dell’ecumenismo più sfrenato, del compromesso nei riguardi di posizioni eretiche ed apostatiche, della ricerca di una Chiesa slavata e politica, comoda ai più, altro non è che la direzione verso gli scogli dell’ultimo naufragio. La Verità di Dio non dialoga, la Verità non cede, la Verità non patteggia, la Verità non scende a compromessi e non si compromette, poiché essa è una ed una soltanto e come ebbe modo di esplicitare la Verità stessa fatta carne: “O siete con me, o siete contro di me” (Mt 12,30), tutto il resto, tutti i sofismi, tutti i vagheggiamenti più ambigui altro non sono che sulfurei peti del demonio, il quale, come si sa, ha particolarmente in odio proprio la Mediatrice di ogni Grazia, spes nostra cara.


Riferimenti Bibliografici

  • Benedetto XV (1919). Acta Apostolicae Sedis, 10, p. 181
  • Bergoglio, J.M. (2019). Omelia presso la Basilica Vaticana in occasione della Beata Vergine di Guadalupe, 12 dicembre 2019
  • Congar, Y. (2005). Diario: Yves Congar, Diario del Concilio. 1960-1966, San Paolo
  • De Mattei, R. (2019). Il Concilio Vaticano II. Una Storia mai scritta. Lindau.
  • Paolo VI (1964) Lumen Gentium.
  • Pio IX (1854). Ineffabilis Deus.
  • Pio XI (1935). Messaggio radiofonico per la chiusura dell’anno giubilare della Redenzione. In: L’Osservatore Romano 29-30 aprile 1935
  • Pio XII (1950). Acta Apostolicae Sedis, 42, p. 483
  • Pio XII (1950). Munificentissimus Deus.
  • Wiltgen, R. (1976). Le Rhine se jette dans le Tibre. Le Concile inconnu. Editions du Cèdre.

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