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La perpetua verginità della Madre di Dio – I

Lasciamoci guidare dalla teologia cattolica circa questo grande punto della mariologia.

Mater Christi in toto vitae suae decursu integritatem corporis servavit;
ideoque virgo fuit in concipiendo, in partu, post partum.

Questa proposizione, riportata nel Tractatus de Beatissima Virgine Maria matre dei del cardinale A.M. Lépicier, si presta egregiamente a racchiudere il mistero e il dogma di nostra fede relativo alla perpetua verginità della Santissima Madre di Dio, Maria.

Inutile sottolineare come il grado di certezza teologica di questo asserto sia, evidentemente, massimo.

Maria fu vergine prima, durante e dopo il parto: de fide.

Il Concilio Lateranense del 649 evidenzia i tre momenti della verginità di Maria: “… la santa madre di Dio e sempre vergine immacolata Maria … ha concepito senza seme per opera dello Spirito Santo e ha partorito senza corruzione, permanendo indissolubile anche dopo il parto la sua verginità” (D. 256 [DS. 503]); “Se qualcuno, secondo la dottrina dei Santi Padre, non confessa propriamente e secondo la verità che la santa Madre di Dio e sempre vergine immacolata Maria…ha concepito senza seme per opera dello Spirito Santo e che ha generato senza corruzione, permanendo indissolubile anche dopo il parto la sua verginità, sia condannato” (Can., 3; Denz. 256).

La verginità perpetua fu uno dei più singolari privilegi concessi da Dio a Maria. 

Prima di addentrarci in ognuno dei tre momenti relativi a questo singolare privilegio, è opportuno premette alcune considerazioni importanti, che recuperiamo dal trattato di mariologia del sacerdote salesiano Domenico Bertetto. La verginità del corpo si può considerare prima, durante e dopo il parto. La verginità prima del parto significa che la concezione di Gesù Cristo non è avvenuta per volontà della carne, né per volontà d’uomo, ma per opera dello Spirito Santo. La verginità durante il parto significa che Maria diede alla luce il figliuolo suo senza violare il sigillo della sua integrità fisica e senza dolore. L’assenza di dolore è dimostrata da S. Tommaso nella sua Summa, ed è conseguenza dell’integrità fisica illesa di Maria Santissima. La verginità dopo il parto significa che Maria non ha desiderato avere altri figli dopo Gesù Cristo, e quindi conservò la sua verginità ed integrità fisica.

Oltre alla verginità del corpo, abbiamo anche la verginità del senso: Maria fu immune dai moti della concupiscenza della carne e dalle soddisfazioni sensuali (ossia, Maria era immune dalla concupiscenza in atto primo e quindi secondo). Si aggiunge poi la verginità della mente: il continuo proposito della volontà di evitare tutto ciò che ripugna alla castità perfetta.

Vediamo ora di approfondire i tre momenti di questo singolare privilegio.

I. Verginità prima del parto

Se il Magistero Ecclesiastico professa esplicitamente questa verità ben ventotto volte, in altrettanti documenti, risulta chiaro che sia la Sacra Scrittura che la Sacra Tradizione sono assolutamente concordi su questa verità.

Iniziamo partendo dalla Sacra Scrittura.

Imprimis adducendus est celeberrimus Isaiae: il profeta Isaia preannunzia il concepimento verginale della madre del Messia: “Ecco che una vergine dà alla luce un figlio, e lo chiama col nome di Emanuele” (Is. 7, 14).

Nel Nuovo Testamento abbiamo poi l’evidente testimonianza di San Matteo: “Maria…inventa est in utero habens de Spiritu Sancto”, “Quod enim in ea natum est, de Spiritu Sancto” (Matth., I, 18, 20), cui aggiungiamo quella di San Luca: “Quomodo fiet istud, quoniam virum non cognosco? Spiritus Sanctus superveniet in te, et virtus Altissimi obumbravit tibi” (Luc. I, 34,35).

La Sacra Tradizione è unanime nel ritenere Maria vergine prima del parto: dalla patristica latina con S. Ambrogio, S. Geronimo e S. Agostino, alla patristica orientale, con S. Gregorio Nisseno, S. Efrem e S. Epifanio.

Secondo S. Tommaso, possiamo avere quattro ragioni di convenienza perché Gesù nascesse da una Vergine.

  1. Ex parte Patris mittentis (da parte del Padre), che manda il Figlio suo nel mondo, affinché la Dignità di Padre di un tale Figlio rimanesse incomunicabile e non diventasse privilegio di un uomo mortale;
  2. ex parte Filii missi (da parte del Figlio mandato), che è il Verbo, e come il verbo della mente umana è concepito dalla mente senza la minima alterazione della medesima, così il Verbo della mente divina doveva essere concepito dalla Madre senza ombra di alterazione;
  3. ex parte humanitatis Christi (da parte dell’umanità di Cristo), per evitare il debito del peccato, che avrebbe contratto se fosse stato concepito nella maniera comune (sappiamo infatti che il peccato originale si trasmette per via di generazione);
  4. ex parte finis Incarnationis (da parte dell’Incarnazione), che è quello di farci diventare figli adottivi di Dio, dove l’esemplare doveva essere N.S.G.C.

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