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La vera morte è il peccato

Il cattolicesimo, nel “Symbolum Nicaeno-Costantinopolitanum” (Credo) e, in particolare, nella parte conclusiva, esprime il succo, il centro e – oserei dire – la totalità della fede. Si può racchiudere il tutto in questa frase: “Et exspecto resurrectionem mortuorum”, vale a dire “Aspetto la risurrezione dei morti”. Dopotutto, come insegna il Santo Apostolo Paolo, se Cristo non fosse risorto dai morti, vana sarebbe la nostra fede come ogni azione compiuta per essa! (cfr. 1Cor 15, 12-19).

Il cattolicesimo, nel “Symbolum Nicaeno-Costantinopolitanum” (Credo) e, in particolare, nella parte conclusiva, esprime il succo, il centro e – oserei dire – la totalità della fede. Si può racchiudere il tutto in questa frase: “Et exspecto resurrectionem mortuorum”, vale a dire “Aspetto la risurrezione dei morti”. Dopotutto, come insegna il Santo Apostolo Paolo, se Cristo non fosse risorto dai morti, vana sarebbe la nostra fede come ogni azione compiuta per essa! (cfr. 1Cor 15, 12-19).

Ponendo la speranza nel fatto che anche noi, insieme ai Giusti, risorgeremo, non si può non pensare ad un evento – presente quotidianamente nel mondo – il quale funge da “porta” per la vita eterna: la morte, che il Poverello d’Assisi la riteneva sorella. Quando questa compagna giungerà a noi, non lo sapremo. Quanto però sappiamo è che bisogna esser pronti ad afforntare i primi due passi dei celeberrimi – anche se non per tutti – Novissimi.

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Il termine Novissimi è una traslitterazione del latino “novissima”, ovvero “cose ultime”. Essi comprendono: la Morte, l’ultima cosa che accade ad una persona in questa vita e con essa termina il tempo di prova; il Giudizio (particolare, non universale), in cui l’anima viene portata al cospetto di Dio Padre e dovrà rendere conto a Lui delle proprie azioni compiute sulla terra. Infine ci sono l’Inferno ed il Paradiso.

Trattando il tema della morte è cosa buona, come detto poc’anzi, soffermarsi circa come poter arrivare – fedelmente parlando – “sani e salvi” al cospetto dell’Altissimo. Le Scritture Sacre a tal proposito vengono sempre in soccorso fornendo le modalità da attuare per giungere, al termine dei giorni, ad una morte santa, cioè spirando nelle mani di Cristo e non di Satana: «Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese; siate simili a coloro che aspettano il padrone quanto torna dalle nozze, per aprirgli subito, appena arriva e bussa. Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli. […] Anche voi tenetevi pronti, perchè il Figlio dell’uomo verrà nell’ora che non pensate.» (Lc 12, 35-40). Ciò che l’evangelista San Luca vuole comunicare in questo brano del Vangelo è quanto la Santa Chiesa si impegna a fare da duemila anni: far sì che il Signore si trovi nella condizione di poter salvare, alla fine del tempo di ciascuno, quanti più figli possibile! Molti, tra cui diversi sacerdoti – ahimè – credono che tutte le anime andranno in Paradiso. Ma se le cose andassero realmente così, sarebbe forse un Dio buono e giusto? No, non lo sarebbe. Per la Sua Bontà e Giustizia, Dio non permette che chi Lo ha scelto fino al punto di morte e seguendoLo come servo fedele, vada con i dannati. Ugualmente nella situazione opposta a questa, il Padre non impone il Paradiso a quelle anime le quali non Lo hanno mai accolto, ma Lo hanno rifiutato fino all’ultimo respiro. Quante testimonianze si possono ricavare dai mistici, santi e beati: una vera letteratura che sono la prova – laddove vi è il riconoscimento e l’approvazione della Chiesa – che queste realtà trascendentali, metafisiche e atemporali esistono, e tutta la vita terrena è escatologica in quanto ci proietta nella vita eterna.

Oltre alle Scritture – di cui ho riportato solo un piccolo esempio – vi sono diverse devozioni che aiutano a conquistare il Paradiso portando l’anima ad un amore sempre più virtuoso e vero verso Gesù e Maria. Mi permetto di consigliare due devozioni, racchiudibili nella frase “la grande Promessa”, dei Sacri Cuori di Gesù e Maria – per il Sacro Cuore di Gesù i primi nove venerdì del mese, mentre per il Sacro Cuore Immacolato di Maria i primi cinque sabato del mese. Tale pia pratica consiste nel confessarsi, comunicarsi e fare preghiere e/o meditazioni specifiche con l’intenzione di riparare alle offese fatte verso i Sacri Cuori, chiedere perdono e la grazia di allontanarsi sempre più dall’unico male che, se lo scegliamo, ci dona la morte dell’anima. Gesù e Maria hanno promesso che colui che costantemente praticherà questa devozione, si assicurerà la Salvezza dell’anima nell’ora della propria morte. Queste devozioni, inoltre, ci aiutano a riscoprire e a praticare costantemente i sacramenti della Riconciliazione (la confessione) e la Santa Comunione ricevuti degnamente e con la preparazione dovuta. Solo rinunciando al peccato e accusandolo in confessionale si può ricevere Cristo sacramentato. Dunque, quanto è necessario perchè la morte non ci trovi colpevoli di peccati gravi non confessati, è avere una vita di preghiera, spirituale e sacramentale attiva e fare ricorso – con l’ausilio dei Santi Angeli – al confessore (che ognuno dovrebbe avere) affinchè ci liberi, con l’assoluzione, dalle catene che ci legano al demonio.

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Non temiamo perciò la morte del corpo, ma proviamo terrore e fuggiamo il peccato quale unica causa della vera morte: quella dell’anima.

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