L’aborto e la liturgia

L’aborto e la liturgia

L’aborto volontario è, per la Chiesa Cattolica, un peccato gravissimo consistente nell’omicidio di un essere umano innocente. Anche la Liturgia si compone di norme conformi alla Dottrina della Chiesa che però spesso vengono sostituite da usanze e celebrazioni spesso inventate.
L’aborto volontario è, per la Chiesa Cattolica, un peccato gravissimo consistente nell’omicidio di un essere umano innocente. Anche la Liturgia si compone di norme conformi alla Dottrina della Chiesa che però spesso vengono sostituite da usanze e celebrazioni spesso inventate.

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L’aborto volontario è, per la Chiesa Cattolica, un peccato gravissimo consistente nell’omicidio di un essere umano innocente. Anche la Liturgia si compone di norme conformi alla Dottrina della Chiesa che però spesso vengono sostituite da usanze e celebrazioni spesso inventate.

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Nella celebrazione liturgica della Vigilia di Pasqua, cuore e culmine della vita della Chiesa e di tutti i cristiani, il Preconio pasquale canta la liberazione dal peccato originale mediante il battesimo e quindi la possibilità di accedere alla Vita Eterna con queste chiarissime parole: «Nihil enim nobis nasci profuit, nisi redimi profuisset»; «infatti nulla ci avrebbe giovato il nascere, se non fossimo stati redenti».

Questo verso dell’Exultet insegna che la natura, cioè la carne e il sangue, non giova alla salvezza dell’uomo, solo la Grazia santificante può rendere abile l’anima a ricevere il premio soprannaturale della vita eterna.

La liturgia è, come sappiamo, l’insieme degli atti che rendono la fede di un cristiano presente nella sua vita, ossia il dogma espresso e concretizzato nella preghiera ufficiale della Chiesa. Non solo, la liturgia è regola della fede secondo il noto adagio lex orandi, lex credendi. C’è dunque da notare che nella liturgia tradizionale della Chiesa Cattolica, cioè quella trasmessa ininterrottamente fino a noi dagli Apostoli e in vigore per quasi duemila anni fino all’avvento della rivoluzione liturgica di Paolo VI tramite il Concilio Vaticano II, non si celebra alcuna Messa o funzione di qualche tipo per i bambini morti senza battesimo, segno esatto del fatto che essi non abbiano ricevuto quella Grazia Santificante che solo mediante il sacramento dell’iniziazione cristiana si può ottenere. Diversamente avviene per quei bambini morti prima dell’età della ragione, spesso prima di ricevere il sacramento della Confermazione (norma che solitamente varia a seconda delle usanze dei tempi e dei luoghi) e rigenerati dal Battesimo.

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Per questi ultimi la liturgia della Chiesa ha sempre predisposto e celebrato una Messa festosa, utilizzando il colore dei paramenti liturgici bianchi, accompagnata da canti di lode e di gioia e le campane che suonano a festa. Riguardo proprio alle campane, è interessante notare come siano presenti, nelle diverse tradizioni campanarie, modi precisi di suonare i sacri bronzi in occasione dei riti esequiali dei bambini: spesso (soprattutto nel centro-sud Italia) viene suonata la campana piccola prima delle celebrazioni ed una suonata festosa composta dal tripudio delle campane a slancio all’uscita del feretro. Tutti questi gesti e segni compongono sicuramente una manifestazione eloquente della fede della Chiesa nella certezza della salvezza e della santità di questi bambini divenuti, per mezzo del Battesimo, figli di Dio e meritevoli indubbiamente del Paradiso.

Per quanto riguarda i feti abortiti, e quindi mai nati, la Chiesa non celebra il sacramento del battesimo. Spesso purtroppo, capita che nascano delle celebrazioni inventate di sana pianta che, se pur concepite in buona fede, hanno veramente poco a che vedere con quello che in realtà è la liturgia della Chiesa e per questo motivo sono logicamente vietate ma soprattutto inutili; per i bambini morti senza battesimo infatti, la Chiesa non può che affidarli alla misericordia di Dio, come appunto fa nei riti funebri previsti. Si sente parlare spesso del “battesimo dei bimbi mai nati”, chiamato così proprio perché, secondo alcuni, sarebbe un rito battesimale da effettuarsi nei casi di aborto e che può essere celebrato da chiunque. È interessante vedere come esistano dei veri e propri cerimoniali (o meglio sorta di tutorial su come procedere) che si possono trovare su vari siti web dedicati a neo-mamme. Nell’effettivo questi riti consistono nell’utilizzo dei simboli battesimali, soprattutto l’acqua, anche se spesso si trovano fuoco e candele. Non mancano preghiere con cui si invoca, per virtù del Sangue di Nostro Signore, il battesimo per queste anime per mandarle subito in Paradiso.

È evidente che si tratta di riti che sono compiuti a titolo personale e non a nome della Chiesa, uscendo così dal saggio solco della Tradizione, che ha già percorso tutte le strade, anche quelle dei casi più delicati.

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