L'amore cristiano: necessità della continenza - Ecclesia Dei

L’amore cristiano: necessità della continenza 

L’amore vero non consiste nella ricerca di una gratificazione sessuale od emotiva, ma in un generoso e disinteressato dono di sé per il bene dell’altro, soprattutto per la sua eterna salvezza. Esso necessita della castità, della purezza e della continenza, trovando compimento nel matrimonio sacramentale.

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L’amore vero non consiste nella ricerca di una gratificazione emotiva e sensoriale, non nella soddisfazione di una mera passione carnale o nell’appagamento di una eccitazione fisica.

Tutte queste sono in realtà espressioni di egoismo umano e vanità viziosa.

Il vero amore si realizza, invece, nell’autentica carità cristiana, che lo concretizza nella sua forma più pura ed elevata, perché si fonda realmente sull’amore per Dio e sulla sua Grazia.

Esso porta a vedere nel proprio prossimo ed in particolare nella persona amata, la stessa immagine di Nostro Signore Gesù Cristo e ad amarla in funzione di Lui e della consapevolezza del suo Amore infinito per lei, al di là dei suoi difetti ed errori.

In tal modo si è spontaneamente portati a desiderare ardentemente ogni bene per questa persona, a cominciare da quello spirituale, il più importante, la sua santificazione e salvezza eterna.

Di essa non si ha semplicemente una vaga speranza o un buon augurio, ma se ne avverte una necessità essenziale e si è disposti ad accettare rinunce, pene e sacrifici pur di ottenerla, in uno spirito di autentico dono disinteressato di sé.

Questo significa seguire ed imitare fedelmente il Signore Gesù, Che con il suo Sacrificio della Croce ci insegna che nessuno ha un amore più grande di chi dà la vita per colui che ama.

Non si tratta, dunque, di un effimero ed egoistico sentimentalismo, ma di autentica e totale generosità ed abnegazione che derivano dalla specifica volontà di beneficare l’altro, di condurlo al suo Sommo Bene, Dio stesso, alla sua vera ed eterna felicità.

É questo il modo in cui tutti i Santi hanno sempre amato il loro prossimo, i loro familiari, il loro coniuge e i propri figli.

Di esso troviamo il più eminente esempio nella Santa Famiglia di Nazareth.

Come non pensare poi all’amore che ha unito i beati coniugi Carlo d’Asburgo e Zita di Borbone, il cui primo pensiero, dopo le nozze è stato quello di aiutarsi reciprocamente ad andare in Paradiso.

Ricordiamo anche l’ardente carità sponsale dei Santi Louis e Zelie Martin, che ha generato sublimi fiori di grazia nelle loro figlie e soprattutto, tra esse, la rosa più soave in Santa Teresa di Gesù Bambino.

Come dimenticare, infine, l’eroico esempio della Beata Laura Vicuna che, ad appena dodici anni, ha offerto a Dio la sua vita, pur di portare alla conversione sua madre che viveva in una relazione illecita e peccaminosa.

Parlando nello specifico dei rapporti di coppia, è fondamentale rimarcare come il sesto ed il nono comandamento del Signore: Non fornicare e Non desiderare la donna d’altri, proibiscano ogni atto, ogni sguardo ed ogni discorso contrario alla castità ed alla fedeltà nel matrimonio, proprio in ragione del vero significato e del valore straordinario dell’amore.

Ogni comportamento, pensiero, parola o desiderio impuro è, dunque, un peccato gravissimo e abominevole davanti a Dio, amore infinito, perché allontana l’uomo da Lui privandolo della Grazia santificante, sporcando e ferendo la sua anima fino a provocarne la morte spirituale.

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L’impurità e l’impudicizia abbassano l’essere umano ad una condizione di brutalità, trascinandolo a molti altri peccati e vizi.

Si tratta di una condizione che riguarda ogni pratica o fantasia sessuale al di fuori del matrimonio e che costituisce propriamente l’azione della fornicazione, anche nel fidanzamento per i contatti e le effusioni che suscitano l’eccitazione carnale.

A questo punto alcuni potrebbero obiettare che, in presenza di un vero sentimento di affetto che legasse due persone non sposate, anche una relazione fisica e sensuale tra esse potrebbe essere espressione e coronamento della loro unione spirituale ed affettiva senza, dunque, portare ad alcun peccato.

In verità non è così.

Per quanto, infatti, un amore umano possa essere sincero e profondo, la sessualità, priva della grazia matrimoniale, sarà sempre contaminata dalla corruzione prodotta dal peccato originale nella natura dell’uomo, scadendo inesorabilmente nella carnalità e finendo per inquinare anche il sentimento più nobile.

L’offesa a Dio è grandissima, perché in tal modo si rinuncia a Lui e lo si rifiuta come sorgente e fine essenziale dell’amore, abbandonando la vera carità e mettendo il proprio io e la sua soddisfazione al centro della relazione con l’altro, nella ricerca di una gratificazione fine a se stessa, che distrugge la vita dell’anima.

Per questo motivo, per il nostro bene il Signore ci ha dato quei comandamenti ed ha elevato il matrimonio a sacramento, segno visibile della sua grazia e non un semplice contratto naturale.

Nell’unione degli sposi, infatti, Dio benedice e santifica il loro amore, lo purifica e lo riempie del suo, che è di per sé perfetto ed infinito.

È solo allora, dunque, che anche la relazione sessuale tra marito e moglie, nell’amore che essi esprimono l’uno per l’altra, può divenire realmente una fulgida manifestazione dello stesso Amore di Dio, in cui essi non sono più due, ma legati in una sola anima, in una sola carne, uniti in un unico corpo.

Si comprende, pertanto, come siano assolutamente necessarie la continenza e la modestia negli atti, negli sguardi, nel portamento e nelle parole, così come interiormente nella mente e nel cuore, come ci ordinano il sesto ed il nono comandamento.

Questo vale nella condotta ordinaria ed in particolare nel fidanzamento cristiano, per orientarlo rettamente al matrimonio sacramentale, suo fine e vocazione disposti dalla divina Provvidenza e poterne cogliere interamente i frutti sublimi di grazia, nella santificazione reciproca degli sposi e dei figli con i genitori nella vita familiare.

Non è certamente semplice o immediato, perché la strada da percorrere è disseminata di insidie diaboliche e di tentazioni persistenti all’impurità e all’infedeltà.

Il demonio, infatti, proprio per il suo significato e la sua forza distruttiva della sua opera di perdizione, odia profondamente la castità, la continenza e la purezza nelle relazioni sentimentali e non sopporta che gli sposi si amino e si rispettino reciprocamente in Cristo.

È, dunque, necessario pregare costantemente e di cuore il Signore, ricorrere all’intercessione della Santissima Vergine Maria, Madre della purezza, soprattutto col Santo Rosario che, recitato in famiglia, ha una forza ulteriore straordinaria e solo una famiglia che prega unita è benedetta da Dio e rimane certamente unita.

È fondamentale, altresì, accostarsi di frequente ai sacramenti, assistere con devozione alla Santa Messa, fuggire l’ozio, le cattive compagnie, i libri, giornali e spettacoli indecenti e licenziosi, evitare le conversazioni pericolose ed ogni altra occasione di peccato.

Adoperiamoci sempre, allora, per conformarci alla volontà e all’esempio di Nostro Signore Gesù Cristo, seguiamo anche noi questa condotta virtuosa, come tutti i Santi che ci hanno preceduto, viviamo realmente e nella sua piena essenza l’amore, quello vero.

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