Le bestemmie dimostrano l’esistenza di Dio

Perché la bestemmia, orrendo peccato, è una chiara testimonianza della assoluta verità della nostra santa religione.

“Gli empi invocano su di sé la morte con gesti e con parole, ritenendola amica si consumano per essa
e con essa concludono alleanza, perché son degni di appartenerle.”

[Sap. 1, 16]

Uno dei fenomeni più allarmanti del nostro secolo è la cattiveria che gli uomini senza Dio rivolgono verso il loro Creatore, Signore del cielo e della terra. 

Certo, per noi cattolici è naturale, relativamente alla religione, comprendere il senso di questa repulsione perniciosa della creatura contro il creatore.

La tracotanza degli uomini senza fede è una conseguenza dell’insediamento del peccato nello stato dell’anima prona al demonio, la quale, allontanando da sé il desiderio di Dio, lascia amplio spazio alla venuta di Satana, che nulla vuole se non la rovina di quanti più uomini possibile.

Il Signore ritira la sua benedizione, e l’anima si perde lontano da Dio. Di peccato in peccato, l’anima finisce con il tirarsi la zappa sui piedi, mettendo a serio pericolo la propria salute eterna, attirando su di sé la maledizione del Signore: “perché il Signore ha in abominio il malvagio, mentre la sua amicizia è per i giusti.”

La bestemmia è uno dei peccati più orrendi che un cristiano sia costretto a subire o che possa anch’egli commettere. Essa è un eco maledettamente volgare di quel “non serviam” che Lucifero sentenziò di fronte al Signore, quando venne posto di fronte alla scelta di fedeltà, nel progetto dell’economia di redenzione. Mai come oggi, il nome di Dio risulta essere così tanto oltraggiato, calunniato e, infine, bestemmiato.

In ogni dove, in ogni momento: il cristiano deve fare i conti con parenti o colleghi che bestemmiano. Gruppi di ragazzini senza Dio vagano per i centri della città, sfilando e bestemmiando. Nei tornei sportivi, se ne sentono di ogni. Nei pub, negli uffici pubblici: ovunque, insomma.

Le bestemmie sono atroci: a volte, tanti si dilettano nel coniare veri e propri motivetti, oppure delle filastrocche che ne contengono a fiotti. E noi, con una sorta di “martirio spirituale”, siamo costretti tante volte a tacere e incassare il colpo. La bestemmia, per l’anima in grazia, è una freccia avvelenata e sanguinosa, che scandalizza, sconvolge le potenze dell’anima. La nostra anima, se in grazia, è infatti unita indissolubilmente a Cristo, perché costituisce il corpo Mistico di cui fa parte. La Chiesa, ancor prima che istituzione, è corpo Mistico di Cristo. La bestemmia offende Cristo in noi. E come un sasso che, tirato in una stanza vuota, colpisce una parete e rimbomba, così la bestemmia sentita rimbomba nella nostra testa, e noi siamo costretti a scacciare di continuo il pensiero immondo che la porta seco. La stessa S. Scrittura riporta la cattiveria degli uomini senza Dio:

“L’empio insolente disprezza il Signore: “Dio non se ne cura: Dio non esiste”; questo è il suo pensiero. Le sue imprese riescono sempre. Son troppo in alto per lui i tuoi giudizi: disprezza tutti i suoi avversari. Egli pensa: “Non sarò mai scosso, vivrò sempre senza sventure”. Di spergiuri, di frodi e d’inganni ha piena la bocca,
sotto la sua lingua sono iniquità e sopruso. Sta in agguato dietro le siepi, dai nascondigli uccide l’innocente.”

Non è semplice accettare questa situazione, dove il nome di Dio viene bestemmiato in lungo e in largo. Lo sappiamo. Ma prima di fermarci ai rapidi rimedi per questi grandi peccati che caratterizzano la nostra società, ormai orfana dello splendore della civiltà cristiana, che pur le ha donato tutto ciò in cui attualmente gongola in maniera capricciosa, soffermiamo la nostra attenzione sui fondamenti di questo fenomeno satanico in atto.

Chiediamoci: perché una persona che non crede in Dio, che afferma non essere di suo interesse Dio, si prodiga nella bestemmia? Perché sentiamo bestemmie provenire da bocche che ribadiscono il loro completo disinteresse per la religione cristiana e, più in generale, per ogni virtù religiosa, compresa la religione stessa per se?

Apparentemente, risulta chiaro ben oltre ogni misura che un ateo che bestemmi rappresenta una enorme contraddizione. Infatti, l’ateo è, per definizione, qualcuno che si professa come “senza Dio”. Poi, che questa privazione sia dettata da egoismo piuttosto che da una coscienziosa scelta di lumi razionali, è un altro discorso.

Diverse sono le categorie di atei che girovagano sulla faccia della Terra. La razza più comune, ovviamente, è rappresentata da individui che, avendo il cervello completamente ubriaco e imbevuto di secolarizzazione, di liberalismo e di materialismo, sono impiantati su un rigetto di Dio dovuto al benessere materiale. La società occidentale, oltremodo poltrona e accomodante nei bagordi e nel piacere dei sensi, ha intorpidito le coscienze. La fede è giudicata superata, essendo l’uomo ormai mediamente benestante: quando ce n’è, viva il re; quando non ce n’è più, viva Gesù.

Ci sono poi gli atei convinti. I quali, sic et simpliciter, non credono in Dio o perché “lo dice la scienza” (quale, non si sa effettivamente, visto che la scienza è quanto di più teistico esista sulla faccia della terra) o perché hanno letto mezzo libro in croce di qualche manigoldo, più tonto di loro ma più furbo, che ripete a pappagallo le stesse non-argomentazioni atee contro la religione in generale, facendo soldi sulle spalle della Chiesa.

Il denominatore comune di questi atei? La bestemmia. Spregiudicata e piroettante, ancora meglio: e se mai chiederete ad un ateo il perché della bestemmia appena proferita, dopo avergli fatto giustamente notare che, a detta loro, Dio non esiste, gli stessi increduli tenderanno a replicare in maniera differente. La maggior parte di essi si rivolgerà a voi dicendo: “boh, non saprei: è liberatorio per quando sono arrabbiato”. Altri magari si metteranno a ridere, altri ancora se la prendono e cominciano a rispondere in maniera più aggressiva.

Queste risposte dovrebbero suscitare in noi cristiani un’altra domanda: perché, quando alcuni atei sono arrabbiati, tendono a bestemmiare? Sappiamo, per certo, che quando una persona è arrabbiata, tende a perdere il controllo della lucidità nella parola. È più prono a lasciarsi scappare pensieri che magari aveva omesso o nascosto, ed è più incline a rivelare un comportamento istintivo.

Ma se l’istinto (che per definizione è contrario a consapevolezza e volontà) è propenso alla bestemmia, significa che l’anima è portata verso il disprezzo di Dio. Questo comportamento è un riflesso indiretto dell’anima “naturalmente cristiana” di cui parlava Tertulliano.

L’anima dell’incredulo è quasi sempre in peccato, ed è proprio questa condizione di peccato che la porta verso il disprezzo del nome di Dio, che l’ateo lo comandi o non lo comandi. Massime quando la condizione di peccato perdura per tanto tempo. L’ateo si diletta nel bestemmiare il più possibile, nelle forme più fantasiose e fastidiose, traendo giovamento anche dall’aver proferito tali ingiurie: questo comportamento è esattamente ciò che ci si aspetta, se si segue la logica della religione cristiana. Un’anima che è posseduta dal demonio, non nel termine tecnico relativo allo stato di possessione demonologica, ma nei termini in cui l’anima della persona si trova in stato di peccato, è assolutamente banale constatare, dal canto nostro, il suo arroccamento su posizioni di disprezzo di Dio e della sua legge.

La bestemmia è una dimostrazione non solo della esistenza di Dio, ma soprattutto del fatto che la religione cristiana è l’unica vera, proprio perché disprezzata e oltraggiata con questa orrenda pratica. 

Quanto a noi cattolici, come possiamo reagire alla bestemmia? Se proprio non si può correggere la persona che l’ha proferita (non abbiate paura a combattere per Cristo: Lui per noi si è fatto appendere ad una croce; tante volte un richiamo all’ordine è sufficiente. Ricordate, infatti, che tanti bestemmiatori sono battezzati che hanno rinnegato la religione, ma sono comunque vincolati ai precetti e ai comandamenti: una “grattata” da parte di un buon cattolico può richiamare l’anima ai suoi doveri), è opportuno subito riparare questo oltraggio recitando mentalmente le laudes divinae, chiedendo perdono per il peccatore in questione, se possibile facendo un segno di croce. Offriamo questa croce per il Signore, pensando a quante bestemmie furono costrette a sentire le orecchie di Gesù, sulla via del Calvario.

Cerchiamo, in seguito, di parlare chiaro con queste persone, chiedendo che vengano rispettati i diritti della Chiesa e della sacra religione cattolica. Alla stessa stregua dei signori islamici e dei giudei, anche i cattolici hanno il sacrosanto diritto di starsene tranquilli, senza che qualcuno li denigri o li discrimini con la bestemmia: utilizziamo una dose della stessa medicina usata dai paladini del “libero pensiero”, ritorcendola contro i nemici della Santa Chiesa.

In questa sofferenza, rallegriamoci! Perché il Signore ha promesso a chi sopporta ingiurie nel suo nome una immensa ricompensa. Preghiamo per i bestemmiatori, e ringraziamoli: perché sono occasione di meriti per noi, e perché dimostrano l’esistenza del Signore, in maniera chiaramente inconsapevole.

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