LITURGIA

Le preghiere ai piedi dell’altare

Le preghiere ai piedi dell'altare introducono nella celebrazione della Messa
in modo particolare. In questo articolo scopriamo qual è la loro
origine e quale il loro sviluppo lungo i secoli.



 

Matteo Di Franco  |  13 Dicembre 2021  |  Tempo di lettura: 2 minuti

 

LITURGIA

Le preghiere ai piedi dell’altare

Le preghiere ai piedi dell'altare introducono nella celebrazione della Messa in modo particolare. In questo articolo scopriamo qual è la loro origine e quale il loro sviluppo lungo i secoli.

Matteo Di Franco
13 Dicembre 2021
Tempo di lettura: 2 minuti

 

Nella forma tradizionale della Santa Messa l’inizio verte attorno al salmo 42 e alla doppia confessione, del celebrante e del ministro. Queste orazioni, con i versetti seguenti, sono dette preghiere ai piedi dell’altare, e sono presenti nel Messale a partire dal piäno del 1570.
Precedentemente, la loro assenza aveva un motivo duplice.
Primariamente, il prototipo dei Messali per come li conosciamo è proprio quello di San Pio V: l’antecedente del 1474 era strutturato in maniera simile ma mancante delle rubriche e di altre integrazioni. In secondo luogo, nei libri liturgici non venivano riportate per via della loro origine, ossia di preghiera privata del celebrante che si accostava all’altare.
In antichità, dunque, queste preghiere erano recitate sottovoce o addirittura a mente dal solo sacerdote, anche durante il tragitto dalla sagrestia al presbiterio: la Messa iniziava con un momento di silenzio e di raccoglimento, al termine del quale il celebrante ascendeva all’altare e leggeva l’introito. Questo carattere privato legittima, ad esempio, il canto dell’Introito durante le preghiere ai piedi dell’altare nelle Messe cantate o solenni. Anche il testo non era unitario: nel rito domenicano il salmo 42 era assente e il Confiteor più breve; in altre circostanze veniva recitato semplicemente il versetto Introibo ad altare Dei; più anticamente non era inusuale che il celebrante pregasse con parole o formule spontanee. Solamente nel 1570, quindi, si inserirono le preghiere nel Ritus servandus, scegliendo la recita del salmo 42, già usato in alcuni luoghi dal IX secolo. Esso è ben utile ad aprire ai divini misteri l’animo del celebrante mentre gli ricorda la presenza di Dio. Di seguito il testo delle preghiere:
In nómine Patris + et Fílii et Spíritus Sancti. Amen.

V. Introíbo ad altáre Dei.
R. Ad Deum qui lætíficat iuventútem meam.

V. Iúdica me, Deus, et discérne causam meam de gente non sancta: ab hómine iniquo, et dolóso érue me.
R. Quia tu es, Deus, fortitúdo mea: quare me repulísti, et quare tristis incédo, dum afflígit me inimícus?
V. Emítte lucem tuam et veritátem tuam: ipsa me deduxérunt et adduxérunt in montem sanctum tuum, et in tabernácula tua.
R. Et introíbo ad altáre Dei: ad Deum qui lætíficat iuventútem meam.
V. Confitébor tibi in cíthara, Deus, Deus meus; quare tristis es, ánima mea, et quare contúrbas me?
R. Spera in Deo, quóniam adhuc confitébor illi: salutare vúltus mei, et Deus meus.
V. Glória Patri et Fílio et Spirítui Sancto.
R. Sicut erat in princípio et nunc et semper, et in sǽcula sæculórum. Amen.

V. Introíbo ad altáre Dei.
R. Ad Deum qui lætíficat iuventútem meam.

V. Adiutórium nostrum + in nómine Dómini.
R.Qui fécit cœlum et terram.
Nel nome del Padre + del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

V. M’accosterò all’altare di Dio.
R. A Iddio che rende lieta la mia giovinezza.

V. Fammi giustizia, o Dio, e allontanami dalla gente impura, dall’uomo iniquo e fraudolento liberami.
R. Giacché tu, o Dio, sei la mia fortezza: perché m’hai respinto, e perché tristemente incedo, mentre il nemico mi soverchia?
V. Manda la tua luce e la tua verità: esse mi han condotto e mi han portato al tuo santo monte, e alle tue tende.
R. E mi accosterò all’altare di Dio: a Iddio che rende lieta la mia giovinezza.
V. Ti loderò sulla cetra, o Dio, mio Dio; perché sei triste, anima mia, e perché mi rendi turbato?
R. Spera in Dio, dacché ancora lo loderò: egli è salvezza del mio volto e mio Dio.
V. Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
R. Com’era nel principio e ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amen.

V. M’accosterò all’altare di Dio.
R. A Iddio che rende lieta la mia giovinezza.

V. Il nostro aiuto + è nel nome del Signore.
R. Che ha fatto il cielo e la terra.
Successivamente, ha luogo la confessione del celebrante e del ministro, seguite dall’assoluzione, da tre versetti con il loro responsorio e da due preghiere sub secreto.
Questo momento iniziale della Messa iniziò a essere snaturato dalle riforme attuate sotto Pio XII quando, con l’introduzione della Messa dialogata, i fedeli rispondevano al sacerdote insieme col ministro: la preghiera privata del celebrante diveniva, dunque, preghiera comunitaria provocando non poche contraddizioni nella liturgia stessa. Nella Messa cantata, il popolo recita privatamente le preghiere di inizio o canta l’introito con la schola? Prima della Comunione dei fedeli, qual è il senso del mantenimento del terzo Confiteor, prima presente proprio perché il secondo era del ministro e non dell’assemblea? Non per altro nelle rubriche del Messale del 1962 non è riportato. Queste incoerenze, comunque, durarono ben poco, giacché nel Messale del 1965 il salmo fu abolito e resa dialogata la maggior parte della Messa. Comunque, ammiriamo ciò che queste preghiere rappresentano: oggi, anche se non più presenti nella forma ordinaria, possiamo recitarle mentre si va in chiesa o prima della celebrazione della Messa, anche in italiano. E che consolazione sarebbe, come Sant’Andrea Avellino, avere sulle proprie labbra, al momento della morte, le dolci parole per le quali il Signore ci attende: Introibo ad altare Dei.
 
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