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L’iconografia della Vergine Maria/4: Rinascimento

Non c’è spazio o luogo in cui non vi sia un’immagine mariana. Continua il nostro viaggio tra i maggiori periodi della storia dell’arte analizzando come nasce e si evolve l’iconografia mariana. In questo articolo analizziamo il Rinascimento

Il pensiero umanista ha influenzato le opere d’arte a tema sacro, contribuendo alla realizzazione di rappresentazioni iconografiche meno idealizzate e più ancorate a gesti ed espressioni proprie dell’esperienza umana.

Così, durante il Rinascimento, si assiste a una rivoluzione nella rappresentazione artistica, con la figura di Maria che diventa meno rigida e più materna: aumenta il contatto col Bambino e l’incrocio dello sguardo. Molti artisti si sforzano di rappresentare il forte legame materno, il rapporto umano tra una madre e il suo bimbo, in una circostanza relativa all’atto della nascita e più vicina all’esperienza di vita umana.

Leonardo Da Vinci(1452-1519) , artista eclettico del pieno Rinascimento, ha lasciato diverse opere raffiguranti la Vergine Maria, da L’Annunciazione alla Vergine delle Rocce, fino a giungere a una nuova iconografia che si distacca dai canoni precedenti. Esemplare è uno dei suoi ultimi lavori, realizzato nel 1517: Sant’Anna, la Vergine e il Bambino con l’agnello, oggi esposto al Louvre. I protagonisti del dipinto sono uniti da un intenso legame affettivo. Il piccolo Gesù tenta di abbracciare l’agnello, simbolo del suo destino sacrificale. La Vergine cerca di distoglierlo, diventando in quel momento una madre che vuole proteggere il figlio da un presagio funesto. Maria è seduta sulle ginocchia di Sant’Anna che, personificazione della Chiesa, la sostiene, desiderosa che il percorso della Redenzione si compia. 

Ma è Michelangelo Buonarroti (1475-1564) con il Giudizio Universale a osare di più segnando un decisivo punto di rottura con i modelli del passato. Ci aveva provato già col Tondo Doni, però è nella Cappella Sistina che ci consegna un’inedita rappresentazione della Vergine Maria. 

Scrive Giorgio Vasari: «Separata e prossima al figliuolo la madre sua, timorosetta in sembiante e quasi non bene assicurata dell’ira e secreto di Dio, trarsi quando più sotto il figliuolo». Rappresenta l’antitesi dell’invocazione «Virgo Potens», perché appare come  una Madonna quasi impotente, che ha terminato il suo compito di mediatrice per la salvezza delle anime, con uno sguardo compassionevole e al contempo consapevole che la fine dei tempi è giunta. 

Ultima novità espressiva della Vergine Maria è riscontrabile nel Trasporto di Cristo di Pontormo (Jacopo Carucci 1494-1557). Maria, in pianto, è vestita d’azzurro ed è attorniata da diverse figure. A differenza dei modelli del passato, in questo dipinto è possibile osservare una Pietà dissociata, dove il Cristo Morto inizia ad assumere piena autonomia nelle rappresentazioni mentre in modelli precedenti è unito alla Madre. Inoltre nella composizione del Pontormo manca qualunque riferimento spaziale: l’artista per guidare lo sguardo dell’osservatore sul commiato della Vergine, pone in risalto il movimento della Sua mano verso il Figlio sorretto da due giovani, forse due angeli, per salutarlo un’ultima volta.

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