L’ora sesta

L’ora sesta

Nella “Tradizione Apostolica”, Ippolito di Roma istruisce i cristiani sul pregare sette volte al giorno: «al sorgere del sole, all’accensione della lampada della sera, all’ora di coricarsi, a mezzanotte» e anche «alla terza, alla sesta e alla nona ora del giorno, essendo queste ore associate alla Passione di Cristo».
Nella “Tradizione Apostolica”, Ippolito di Roma istruisce i cristiani sul pregare sette volte al giorno: «al sorgere del sole, all’accensione della lampada della sera, all’ora di coricarsi, a mezzanotte» e anche «alla terza, alla sesta e alla nona ora del giorno, essendo queste ore associate alla Passione di Cristo».

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Nella “Tradizione Apostolica”, Ippolito di Roma istruisce i cristiani sul pregare sette volte al giorno: «al sorgere del sole, all’accensione della lampada della sera, all’ora di coricarsi, a mezzanotte» e anche «alla terza, alla sesta e alla nona ora del giorno, essendo queste ore associate alla Passione di Cristo».

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L’ora sesta è una delle ore minori del Breviario Romano e della nuova Liturgia Horarum e corrisponde al mezzogiorno. 

Nella “Tradizione Apostolica”, Ippolito di Roma istruisce i cristiani sul pregare sette volte al giorno: «al sorgere del sole, all’accensione della lampada della sera, all’ora di coricarsi, a mezzanotte» e anche «alla terza, alla sesta e alla nona ora del giorno, essendo queste ore associate alla Passione di Cristo». 

Sull’ora sesta in particolare egli scrive: «Pregate anche all’ora sesta. Perché quando Cristo fu appeso al legno della Croce la luce del giorno cessò e vennero le tenebre. Così si dovrebbe pregare una potente preghiera in quest’ora, imitando il grido di colui che ha pregato e tutta la creazione è stata oscurata». 

I Padri della Chiesa spesso si sono soffermati sull’importante simbolismo di quest’ora: mezzogiorno è l’ora in cui il sole è al suo massimo splendore, la pienezza di Dio, il tempo della grazia, l’ora in cui Abramo ricevette i tre angeli. Sant’Ambrogio scrive: «Dovremmo pregare a mezzogiorno perché è il momento in cui la Luce Divina è nella sua pienezza». 

All’inizio del terzo secolo, perciò, l’ora sesta era considerata della medesima importanza della terza e della nona. Clemente di Alessandria, Tertulliano di Cartagine, San Cipriano, parlano di queste tre ore canoniche, esprimendo la stessa tradizione e facendoci capire che la consuetudine di pregare all’ora sesta fu stabilita in maniera definitiva nel III secolo. 

Nel IV secolo l’ora sesta fu diffusa largamente e riconosciuta ufficialmente come Ora Canonica. San Basilio, nelle sue regole, fa di essa un’ora di preghiera riservata ai monaci, mentre San Giovanni Cassiano tratta di essa come un’ora di preghiera generale riconosciuta nei suoi monasteri. Ciononostante, la recita di quest’ora, così come della prima, della terza e di tutte le altre Ore Canoniche, non era universale, ma la disciplina in materia cambiava nelle diverse Regioni e nelle diverse Chiese. Con l’abolizione dell’antico Breviarium Romanum e l’istituzione della Liturgia Horarum, viene raccomandato di celebrare almeno una delle tre ore tra le Lodi e i Vespri, non per forza tutte, in modo da preservare l’antica tradizione di pregare durante la giornata. 

L’ora sesta

STRUTTURA DELL’ORA SESTA 

La struttura dell’ora sesta è identica a quella dell’ora terza e dell’ora nona, in entrambi i breviari. 

La celebrazione dell’ora sesta in inizia con il Deus in adiutorium meum intende e il Gloria Patri a cui segue l’inno. Nel Breviarium antecedente alla riforma del Vaticano II, l’inno dell’ora sesta è sempre il Rector Potens, Verax Deus (Capo potente, Dio veritiero), di cui non conosciamo le origini. G. Baudot nel suo “The Roman Breviary” (Il Breviario Romano) suppone che l’inno possa “probabilmente” essere stato composto da Sant’Ambrogio insieme agli inni dell’ora terza (Nunc Sancte nobis spiritus) e nona (Rerum Deus Tenax Vigor), avendo questi ultimi due tratti comuni col primo. Tuttavia, questa rimane solamente una supposizione, visto che nelle

collezioni benedettine dei vari inni, in cui sono state trovate opere di Sant’Ambrogio, non è stata trovata traccia di nessuno di questi inni. 

Dopo la recita o il canto dell’inno vi è l’antifona, una soltanto, che precede e conclude la recita di tre salmi. Al termine della salmodia, vi è la lettura del Capitulum, un breve versetto, la recita del Responsorium e del Versus

La recita termina poi con l’orazione finale e la conclusione come di consueto.

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