Messaggio augurale per il S. Natale del Direttore

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Condividiamo l'indirizzo di auguri natalizi, da parte del nostro direttore.
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Caro lettore,

Anche quest’anno giungano a te e ai tuoi cari i miei più cordiali auguri di un Santo Natale. Gesù non è una tradizione annuale, non è un mito e nemmeno una favola. In quel giorno non ci sarà spazio per la tristezza, nel giorno in cui nasce una vita che distrugge la paura della morte e dona la gioia delle promesse eterne. 

Mi piace pensare che il giorno del Natale sia il giorno del coraggio, di Dio prima di tutto. Leggiamo nel Vangelo di Giovanni: «la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta» ed ancora «Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di Lui, eppure il mondo non lo riconobbe. Venne tra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto». Ecco il coraggio di Dio: il coraggio di calarsi in mezzo a chi ha necessariamente bisogno di Lui, ma che allo stesso tempo gli oppone resistenza. E’ proprio qui, in questa precisa resistenza dell’uomo, che avverto il coraggio di Dio a rimanergli fedele, anche quando gli volta le spalle, lo percuote e lo insulta. Egli si va piccolo come un bambino e viene al mondo in una mangiatoia. 

Qualche anno fa, dopo il terribile attacco terroristico di Berlino nel 2016, apparve una vignetta sul Corriere della sera che ritraeva un Gesù bambino, seduto su di una nuvoletta, che guardava perplesso verso il basso e diceva: «Quest’anno ci vuole un gran coraggio a scendere!». In questa vignetta (che lascia il tempo che trova e che non parla certo di teologia) trovo una lettura popolare del Natale che è sì memoria attualizzante di una venuta già accaduta oltre duemila anni fa, ma che non decide di anno in anno se venire o meno; piuttosto mi soffermerei su quel: «ci vuole un gran coraggio a scendere». Il Natale è il coraggio di Dio di immergersi totalmente nella carne debole, fragile e ferita dell’umanità. Quanti hanno davvero compreso questo coraggio? Ci hai mai riflettuto? Forse noi contemporanei non tanto, ma i santi e, soprattutto, i martiri hanno attinto la forza da questo coraggio del “Verbo fatto carne”. Penso anche al coraggio di tutti coloro che, di fronte alle grandi disgrazie della vita, non hanno perduto la voglia di vivere, di ricominciare, di ricostruire. Penso, per esempio, a quelle persone che ancora vivono fuori dalle loro case distrutte dal terremoto. 

Come dicevo, il Natale non è una favola per bambini. Il Natale è il coraggio di Dio che suscita in ciascuno di noi il coraggio del bene. Quel bambino della vignetta che sta per nascere (per noi) non ha nessun dubbio. Di fronte ai mali del mondo Egli è pronto, anzi impaziente, di scendere in mezzo a noi. Il mio augurio allora è questo: trova il coraggio per fare del bene, ma soprattutto per essere cristiano. Dio ci ama, non dimenticarlo, Egli si fa carne e viene ad abitare in mezzo a noi, conscio del fatto che la sua esistenza si concluderà abbracciando la croce. Così il pianto di un neonato si tramuterà nel pianto di uomo avvilito dalla sofferenza di croce. Abbi coraggio fratello! Il Signore viene per salvarci!

Buon Natale e abbi anche tu coraggio di accogliere il Signore nella tua vita!

Alex Vescino
Direttore

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