Misericordia o buonismo? - Ecclesia Dei

Misericordia o buonismo? 

Il perdonismo esasperato, che la chiesa di oggi propugna, è compatibile con il vero significato della misericordia divina?

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Dio è l’essere perfettissimo, in cui tutte le virtù convivono al grado massimo. Per questo, diciamo che Dio è sommamente giusto, ed è anche sommamente misericordioso.

Nella narrativa della chiesa moderna, infestata da pastori che hanno creato e propugnano una fede vaga e assaporata di modernismo, sentiamo ovunque che il cristiano deve essere misericordioso, in maniera continua. Sotto questa maschera, però, si nasconde una minaccia potenzialmente letale per la vita spirituale del cristiano.

Si, è vero che Dio è misericordioso. 

Sì, poiché Lui è misericordioso, dobbiamo sforzarci di essere anche noi come lui.

Ma misericordia non significa passivismo totale.

Misericordia non significa ignorare le responsabilità imputate al peccato, e non pretendere il ravvedimento.

Al giorno odierno, parlare di peccato e pentimento è diventata una vera e propria eresia. Le azioni umane sono giuste perché sono volute e fatte, in barba alla legge di Dio. Si dice, come faceva Lutero, “pecca fortifer”, tanto “Dio capisce, è misericordioso e ti perdona”.

L’ignoranza e la superficialità diffondono queste opinioni manifestamente erronee, il buonismo sopprime la verità con la menzogna. Pensiamo quindi che Dio perdoni tutto, e che quindi possiamo ubriacarci di sozzure e peccati, tanto alla fine tutto ci è perdonato.

Atteggiamento facilone, quello del cristiano che vive nei vizi e nel peccato, convinto che Dio, nella sua misericordia, perdoni tutto senza chiedere niente in cambio.

Ecco, dispiace sottolineare che le cose non stanno così. Niente affatto.

Un adultero che persevera nella via dell’adulterio non piace a Dio. Come fa Dio ad amare il peccato e colui che ama il peccato? 

Un fornicatore che persevera nella via della fornicazione non piace a Dio. Come fa Dio ad amare il peccato e colui che ama il peccato?

Bisogna abbandonare il vizio, schifare il peccato ed avere dolore dei peccati, chiedere a Dio perdono per queste offese infinite, e allora sì, che subentra la misericordia di Dio. Ma devi sperare nel mentre che Dio non ti faccia morire, per i tuoi peccati. Devi poi soffrire per espiare le pene dei peccati commessi.

Altro che “tutto a posto, perdonato automaticamente”. Ma siamo diventati matti?

Da nessuna, ripeto, nessuna parte, Gesù Cristo ci dice “peccatore, continua pure a peccare, tanto poi il Signore perdona tutto senza problemi”. Piuttosto, il S. Vangelo è disseminato di richiami alla conversione, alla mortificazione, alla croce, al pentimento. L’adultera viene salvata dalla lapidazione, ma il Signore Gesù Cristo le dice di non peccare più (frase recuperata anche nella formula di assoluzione della confessione: noli amplius peccare).

Il dio bonaccione e facilone che perdona tutto è un dio farlocco. 

L’esempio più chiaro di come il buonismo o misericordismo siano falsi è riportato nella parabola del figlio prodigo.

Quando il peccatore preferisce il vizio e il peccato, il padre celeste gli dice: “Bene, come vuoi. Questi sono i tuoi soldi, vai. Qua le regole non cambiano”. Il figlio se ne va di casa, e durante l’esilio nei lussi e piaceri, il padre non si scomoda affatto per andare a cercarlo. Attenderà il suo ritorno, con la coda tra le gambe, tutto maleodorante di peccato e impurità. Mortificato, il figlio ritorna alla casa del padre che, riscontrando il pentimento e il dolore del figlio, lo riprende in casa con sé. Il figlio era morto ed è tornato in vita, perché la sua anima, pentendosi, passa dallo stato di peccato alla vita della grazia, che torna a fluire nelle vene spirituali della sua anima. Sono gli effetti di questa consapevolezza del male compiuto, che suscitano nel padre la corsa verso il figlio. I perdonisti non capiscono questo passaggio, perché concepiscono una versione della misericordia fai-da-te. “Vivo nel peccato, che mi frega, tanto il Signore capisce. Convivo, tanto il Signore capisce.”

Eccolo qua, il primo passo verso la perdizione. E’ da irresponsabili essere buonisti, perché non è questo che il Signore insegna.

Certo, il Signore insegna ad amare chi ci odia. Ma il fine di questa azione è, almeno in potenza buono.

Predicare il perdono assoluto e incondizionato incentiva il peccatore a continuare nel peccato. Sicché di peccato in peccato, se ne va banchettando all’Inferno. 

Definire, come fa Amoris Laetitia, una divina pedagogia della grazia per una coppia di adulteri fornicatori o conviventi, è indicatore di una mancata incomprensione del messaggio di Cristo. Chi vive nel peccato, è schiavo nel peccato. Se si vuole disintossicare un alcolizzato, bisogna toglierli l’alcool dalla bocca, oppure per lo meno diminuire progressivamente il volume ingerito. Amare Cristo comporta rinuncia e sacrificio: non si può “modulare” questo passo a nostro piacimento. Perché Cristo non ha modulato le misure per riscattarci. E’ finito in croce.

Quindi, il cristiano che vuole amare Dio, deve rinunciare subito al peccato e al vizio. O quanto meno deve sforzarsi di farlo, chiedendo a Dio la grazia di uscire dal turbinio e di fuggire le occasioni di peccato. Un adultero deve smettere di convivere con il suo compagno o la sua compagna di sventure, perché innanzitutto è in peccato. Successivamente, la convivenza è una fungaia di occasioni di peccato. Non esiste una divina pedagogia della grazia per un peccatore. Esiste una scelta: o Dio o contro Dio. O il peccato o la grazia. Il cristianesimo non è fatto di scelte semplici. Lo sanno anche i non cristiani, che appunto rifiutano la religione perché non vogliono togliersi i vizi animaleschi che sostentano la loro triste esistenza. 

La misericordia di Dio è vincolata sempre alla nostra volontà, al nostro batterci il petto urlando: “Miserere mei, Domine, secundum magnam misericordiam tuam”.

Non si seguita a vivere nel peccato, e nel mentre si tiene il piede in due scarpe: un po’ con Dio, e un po’ nel peccato. No. Questa strada non è sicura. E’ molto più probabile che rovini all’Inferno.

Occorre pentimento, mortificazione, avvertenza, e accusa davanti a Dio dei peccati. 

Solo allora, si ottiene il perdono di Dio.

Perdonismo, buonismo e misericordismo sono gemelli omozigoti: sicuramente, non sono prodotti del vero cattolicesimo. Su questo, non esiste argomento che regga.

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