Monsignore Lefebvre: vescovo irriverente o vescovo pieno di zelo per la Santa Chiesa? – prima parte –

Monsignore Lefebvre: vescovo irriverente o vescovo pieno di zelo per la Santa Chiesa? – prima parte –

di Et Nos Credidimus Caritati

«Voglio che nell’ora della morte, quando nostro Signore mi domanderà: “Che cosa hai fatto del tuo episcopato? Che cosa hai fatto della tua grazia episcopale e sacerdotale?” io non debba sentire dalla bocca del Signore: “Tu hai contribuito con gli altri a distruggere la Chiesa.”»

Viviamo quotidianamente immersi in una Chiesa “ecumenica”, dove questa parola ha ormai assunto un significato del tutto alieno rispetto a quello originale, legato al dialogo, all’accoglienza e alla costruzione di relazioni verso altre confessioni, tanto che spesso troviamo sacerdoti disposti a rinunciare perfino al proprio Credo per questa versione “distruttiva” dell’ecumenismo; ma se davanti a questi proviamo a fare il nome di Monsignor Marcel Lefebvre, veniamo immediatamente etichettati come fondamentalisti e trattati come se fossimo la personificazione del “diavolo”.

Ma chi era Monsignor Lefebvre?

Monsignore, come veniva affettuosamente chiamato, era un vescovo francese, vescovo missionario in Africa e Superiore Generale della Congregazione degli Spiritani; come lui stesso afferma in un’omelia, il suo pensiero può essere così riassunto: “Io non ho mai cambiato, ho sempre predicato, ho sempre detto le cose che la Chiesa ha sempre fatto.”

Volendoci soffermare sulla seconda parte della sua vita, potremmo dire che Monsignor Lefebvre ha avuto la grande “sfortuna” di partecipare al Concilio Ecumenico Vaticano II, ma che ha anche avuto il grande “coraggio” di denunciare i possibili errori e gli imminenti problemi che alcuni documenti usciti dal Concilio avrebbero portato alla Chiesa; solamente leggendo ciò che scriveva, potremmo dire che oggi in molti sacerdoti, vescovi e cardinali si sta realizzando quanto egli a suo tempo aveva previsto.

Ma andiamo con ordine.

Monsignore, all’epoca solo uno dei tanti Padri Conciliari, partecipa molto attivamente già  alla fase di preparazione del Concilio, tanto da arrivare all’apertura veramente fiducioso; assai presto però egli si rende conto che una parte dei Padri Conciliari si sta organizzando in un’ala più “liberal-progressista”, riuscendo a forzare gli schemi preparatori così da insinuare nuove idee e nuovi obiettivi, in certi casi molto distanti dalle linee guida iniziali: è l’operato di quest’ala che spinge Monsignor Lefebvre a rifiutarsi di appoggiare e firmare il documento del Concilio sulla libertà religiosa, definendo quell’assemlea come una nuova “rivoluzione francese” che dona al mondo “libertà, fraternità e uguaglianza” ma che vede rimuovere da esso la regalità di Cristo, che da sempre ne era stata elemento essenziale.

Lo spiritano Padre Maurizio Fourmond riassume così la posizione di Monsignor Lefebvre: “Noi siamo nella Verità e solo la Verità ha dei diritti; l’errore non ha alcun diritto: dunque, quelli che non sono nella Verità non hanno nessun diritto” e prosegue scrivendo: “La Chiesa vede, dice che si può tollerare l’errore. Per la Chiesa Cattolica le altre religioni sono nell’errore. E quindi, si può tollerare l’errore ma non si può mai avere un diritto naturale, cioè un diritto che in definitiva è dato da Dio. Perché la Chiesa considera che è Dio che ci ha dato la natura. È Lui che avrebbe dato agli uomini il diritto di poter pubblicamente diffondere gli errori nella società? Questo è contrario a tutto quello che la Chiesa ha da sempre affermato”.

Monsignor Lefebvre, partecipando al concilio quale Superiore Generale degli Spiritani, vede insinuarsi nella Chiesa quello che lo stesso San Paolo VI chiamerà “fumo di satana”: sacerdoti che vogliono potersi sposare, abbandonare la talare, rifiutare il Catechismo, non credere più nell’Eucarestia… insomma, tutte le sue paure stanno divenendo realtà.

Tutti questi travagli sono stati raccontati da chi lo conobbe nel docufilm “Monsignor Lefebvre, un Vescovo nella tempesta”: ad affliggerlo, secondo le testimonianze, fu il comunismo, condannato dai Papi, che diveniva sempre più apprezzato da certi vescovi e sacerdoti, quelli che preferirono abbracciare Marx piuttosto che Cristo, la lotta di classe piuttosto che il Regno di Cristo. Risultato? Questi pastori non vennero affatto incontro al popolo di Dio, ma svuotarono le chiese.

Per Monsignor Lefebvre, coerentemente con l’insegnamento del Magistero, un Cattolico non può essere comunista: l’uomo cristiano è figlio di Dio, non è solo un soggetto economico che vive in alienazione, obnubilato dalla religione.

A seguito della riforma liturgica, anche nella vita di Monsignore giunge il nuovo Messale Romano del 1969, al quale avevano lavorato anche alcuni pastori luterani per renderlo più vicino a quello di Lutero (vedasi le parole di Max Thurian): il risultato era una Messa sì Cattolica e certamente valida, ma fraintendibile, in cui prevaleva l’aspetto conviviale su quello sacrificale e che avrebbe portato, secondo Lefebvre e altri vescovi, alla desacralizzazione che noi oggi pienamente viviamo. Sebbene oggi come allora alcuni sacerdoti celebrino con grande dignità e devozione il Novus Ordo, la maggioranza delle celebrazioni è sciatta e senza una minima dignità per il nostro Re.

Monsignore, preso atto degli stravolgimenti distruttivi attuati sulla Sacra Liturgia, si rifiuta in piena coscienza di celebrare il sacrificio eucaristico con il rito del ’69, affermando che non conteneva più in sé, come invece era per il rito detto “di San Pio V”, la piena e totale dottrina cattolica.

Molti seminaristi francesi di Roma in quegli anni si rivolsero a Lefebvre chiedendo di fare qualcosa per permettere loro di studiare quello che tutti fino a quel giorno avevano imparato, quello che anche Giovanni XXIII, il Papa che aveva aperto il Concilio, voleva che si continuasse a studiare: il Latino, la sola è vera lingua della Chiesa, che qualche anno prima lo stesso Giovanni XXIII aveva ordinato attraverso la “Veterum sapientia”; la realtà dei seminari, invece, era sempre più diversa.

Racconta infatti Don Jean-Yves Cottard che fu proprio lui, insieme agli altri seminaristi, a dire a Lefebvre: “Ma è Lei che vogliamo!” quando Monsignore propose di trovare loro un vescovo disponibile a fargli studiare quello che la Chiesa ha da sempre insegnato; così, con nove brillanti seminaristi, Sua Eccellenza apre il primo anno di formazione in Svizzera.

Bisogna qui aprire una piccola parentesi.

Monsignore, come già accennato in precedenza, durante il suo cammino sacerdotale era stato Delegato Apostolico dell’Africa Francofona, Assistente al Trono Pontificio, Superiore Generale degli Spiritani e membro della Commissione preparatoria del Concilio: egli ha sempre voluto rispettare tutte le norme e le regolarità canoniche e anche nel caso del cammino di formazione perseguì questa volontà, richiedendo e ottenendo di buon grado l’approvazione di Monsignor François Charrière; più avanti arrivò anche il riconoscimento canonico e Monsignore, pieno di gioia, secondo le testimonianze esclamò: “Adesso vedete: il nostro progetto è riconosciuto dalla Chiesa, è un’opera della Chiesa e nessuno potrà contestarlo!”. Quando Lefebvre giunse ad Econe nel 1970, il vescovo di Sion Monsignor Nestor Adam accolse questa iniziativa come “un’ opera di Dio”…

Continua…

Seconda parte: https://www.ecclesiadei.it/monsignore-lefebvre-vescovo-irriverente-o-vescovo-pieno-di-zelo-per-la-santa-chiesa-seconda-parte/

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