Monsignore Lefebvre: vescovo irriverente o vescovo pieno di zelo per la Santa Chiesa? – seconda parte –

Monsignore Lefebvre: vescovo irriverente o vescovo pieno di zelo per la Santa Chiesa? – seconda parte –

di Et Nos Credidimus Caritati

Prima parte: https://www.ecclesiadei.it/monsignore-lefebvre-vescovo-irriverente-o-vescovo-pieno-di-zelo-per-la-santa-chiesa-prima-parte/

Con il passare del tempo l’opera di Monsignor Lefebvre inizia a crescere e Roma invia due Delegati per una Visita Apostolica: Monsignore è tranquillo, non ha paura, sapendo che era normale che ogni tanto si ricevesse una visita, un controllo, ed essendo sicuro di essere dalla parte del buon Dio non teme alcun male; tuttavia, Lefebvre in cuor suo sa bene di iniziare ad avere problemi con Roma, confidando che preferirebbe la morte rispetto al contrasto con il Vicario di Cristo.

Il 21 Novembre 1974 Monsignore ribadisce il suo amore per Roma e per la Chiesa con questa dichiarazione: “Noi aderiamo con tutto il cuore e con tutta l’anima alla Roma Cattolica custode della fede Cattolica e delle tradizioni necessarie al mantenimento della stessa fede; alla Roma eterna, maestra di saggezza e di verità. […] Nessuna autorità, neppure la più alta nella gerarchia, può costringerci ad abbandonare o a diminuire la nostra fede Cattolica chiaramente espressa e professata dal Magistero della Chiesa da diciannove secoli.”

I rapporti con Roma precipitano negli anni successivi tanto che nel 1975 la Santa Sede chiude l’opera di Monsignore ed espelle tutti i seminaristi: il lavoro di formazione viene però continuato, per non abbandonare queste buone persone che vogliono ancora essere formate come la Chiesa ha sempre fatto.

Occorre precisare: nonostante quanto sopra narrato, Monsignor Lefebvre ha sempre raccomandato di pregare per il Santo Padre ripudiando qualsiasi posizione sedevacantista e sollecitando i suoi sacerdoti a celebrare sempre “Una cum”; ancora oggi i sacerdoti incardinati nella FSSPX celebrano in comunione con Papa Francesco e il vescovo del luogo. Monsignor Lefebvre, con grande precisione, sottolineava che mai si può usare il diritto canonico contro il bene dei fedeli vietando loro una Messa tanto cercata, ed è per questo che sosteneva che in alcuni momenti, per uno stato di necessità, si è dispensati da obbedire ad ordini superiori contrari al bene dell’anima.

In seguito, Monsignore viene sospeso a divinis per aver ordinato illecitamente dei sacerdoti ma egli, sostenendo di avere dalla propria parte duemila anni di Cristianità, non rinuncia alla sua opera, ribadendo che da sempre tutto quello che faceva era a difesa della Vera Fede.

Da questa vita di semplice e umile vescovo a servizio della Chiesa, si denota come quello che 30 anni prima era definito eretico, ora è considerato normale, quello che 30 anni prima era definito giusto, ora è da eliminare… ma un vescovo deve continuare a salvare la Fede e tutte le anime a Lui affidate, deve trasmettere quello che ha ricevuto, senza nulla cambiare, aggiungere o togliere. Nonostante i problemi con Roma, Lefebvre riuscì a ricostruire tante cose distrutte, riportando la Fede, fondando priorati e testimoniando la gioia di Cristo a tutte le genti. Monsignore stabilisce le suore della sua Fraternità Sacerdote e accoglie la sorella carmelitana, la quale fonda in Belgio delle comunità di carmelitane scalze tradizionali appoggiate dal fratello Episcopo: ecco allora che non vi erano più solo sacerdoti tradizionali, ma anche ordini femminili che iniziano a prendere parte a quest’opera che lo Spirito Santo ispirò a Marcel Lefebvre.

La vecchiaia e la malattia si fanno sempre più presenti e Monsignore deve pensare al futuro della Fraternità, a come consentire ai seminaristi di essere ordinati con il rito di sempre: decide così di dover ordinare dei vescovi integri nella Fede e nella pastorale ai quali lasciare questo compito.

Dopo l’incontro interreligioso di Assisi a cui presenziò San Giovanni Paolo II, Sua Eccellenza, da grande vescovo missionario quale era, vede la fine delle missioni e vede come a Roma sia la normalità mettere sul medesimo piano la Verità e l’errore, come dare gli stessi diritti sia alla salute che alla malattia.

Lefebvre, che sempre e in ogni momento desiderava ricongiungersi all’autorità ecclesiastica, attraverso il prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, l’allora Cardinale Joseph Ratzinger, riesce a ottenere un protocollo di intesa in cui la Messa viene concessa, ma egli, oramai malato di cancro, sa di non avere ancora molto tempo per poter continuare quello che sta facendo e decide quindi di ritirare la sua firma a questo protocollo poiché non erano sufficienti le garanzie per il futuro della Fraternità, poiché la clausola riguardante la concessione di un unico vescovo appariva come la dichiarazione che Roma aspettava solo la sua morte per mettere le mani sul suo operato.

Così Lefebvre ha deciso, da sé, di consacrare con Monsignor Antônio de Castro Mayer (Superiore dell’Unione Sacerdotale San Giovanni Maria Vianney) quattro vescovi per continuare la sua missione: nonostante le tante ansie prima della Consacrazione, dopo la funzione, Monsignor Lefebvre confidandosi con Madre Simoulin, domenicana, disse di trovarsi “in una pace incredibile, sicuro di aver fatto quello che voleva il buon Dio”.

Il 25 Marzo del 1991 Sua Eccellenza si abbandona alle braccia Misericordiose del Padre con l’idea che “se la Fraternità è di Dio continuerà e se non è di Dio morirà, tutto qui, quello che vorrà il buon Dio, io non mi tormento affatto!”.

Da una testimonianza: “Ed era veramente questo che voleva: il regno di Nostro Signore e la salvezza delle anime. Non pensava ad altro, lui non contava, era molto umile, molto modesto, ci diceva che all’inizio quando era vescovo, superiore, era preoccupato, poi dopo ha capito che era il buon Dio a dirigere tutte le cose, allora non doveva più tormentarsi…”.

E noi, al suo posto cosa avremmo fatto? Come ci saremmo comportati?

Le scomuniche ai quattro Vescovi e a Monsignor Lefebvre sono state revocate da Sua Santità Benedetto XVI.

Come dice il Vangelo: “Dai loro frutti li riconoscerete” e noi, non possiamo che riconoscere quest’opera fondata alla Maggior Gloria di Dio da Monsignore come cosa buona che ha dato alla Chiesa di Dio, tanti, buoni e santi frutti.

“Quando il Papa dice qualcosa che è conforme alla tradizione, noi lo seguiamo; quando dice qualcosa che va contro la nostra fede, o che incoraggia, o che lascia fare qualcosa che nuoce alla nostra fede, allora noi non possiamo seguirlo! E questo per la ragione fondamentale che la Chiesa, il Papa, la gerarchia sono al servizio della Fede. Non sono loro che fanno la Fede, essi devono servirla. La Fede non si fa, essa è immutabile, si trasmette”.


O Gesù, Sommo ed eterno sacerdote, che ti sei degnato di elevare il tuo servitore fedele Monsignor Marcel Lefebvre alla dignità episcopale e gli hai concesso la grazia di essere un intrepido difensore della Santa Messa, del Sacerdozio Cattolico, della Santa Chiesa e della Sede Apostolica, un apostolo coraggioso del tuo regno sulla terra, un servo zelante della tua Santissima Madre e un brillante esempio di carità, di umiltà e di tutte le virtù, degnati ora per i suoi meriti, di concederci la grazia che Ti chiediamo, quindi, sicuri della sua intercessione efficace presso di Te, possiamo finalmente vederlo un giorno elevato alla gloria degli altari. Così sia.

Preghiera composta da Padre André (+), con l’approvazione del Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X

Iscriviti alla nostra newsletter!

Riceverai tutti gli aggiornamenti del nostro sito web, oltre alla possibilità di avere la nostra rivista “Templum Domini” in formato scaricabile e stampabile, e tanti altri contenuti esclusivi!

Leggi anche questi articoli

Domenica di Passione: simboli della fede

Comunemente chiamata domenica delle palme, con la domenica di Passione ha inizio la Settimana Santa. In questa domenica il Vangelo ci presenta l’ingresso di Gesù a Gerusalemme tra la folla festante e l’indignazione degli scribi e dei farisei.

Patrono degli agonizzanti

Coloro che seguono gl’insegnamenti di Gesù e credono nella vita futura, vivono nella aspettazione della beata speranza; spesso richiamano alla mente l’ora della morte, sia per perseverare nel bene e sia per assicurarsi un buon passaggio alla eternità.

L’arte del popolo di Dio e del suo Natale

I pastori furono i primi testimoni. Perché il messaggero divino si rivolge ai pastori, o se vogliamo perché i pastori sono i primi  a ricevere il lieto annuncio? Il popolo è di Dio, e Lui si rivela ai piccoli, gli ultimi,  ai più semplici.

error: Questo contenuto è protetto!