Ordinatione tua perseverat dies

Indicare lo scorrere del tempo è una necessità umana, e nel corso della Storia ha richiesto competenze via via più specializzate e calcoli più precisi; il sistema di computo utilizzato ai nostri giorni è chiamato calendario gregoriano, in quanto riformato da Papa Gregorio XIII nel 1582.

Questa frase, tratta dal Salmo 118, si trovava spesso sulle meridiane, a ricordare come lo scorrere del tempo fosse opera divina, e che il tempo qui sulla terra è per l’uomo di grazia e di misericordia, fissato per la crescita spirituale. Indicare lo scorrere del tempo è una necessità umana, e nel corso della Storia ha richiesto competenze via via più specializzate e calcoli più precisi; il sistema di computo utilizzato ai nostri giorni è chiamato calendario gregoriano, in quanto riformato da Papa Gregorio XIII nel 1582.

Le popolazioni antiche adottavano un calendario che poteva essere solare o lunare, in alcuni casi, come quello ebraico, lunisolare; tuttavia, la maggior parte di essi si manteneva su un substrato religioso, tanto che a Roma, a redigere ogni anno il calendario, era il Collegio dei Pontefici.

Il calendario romano.

L’antico calendario romano era di tipo lunare, iniziava con la luna piena del 15 marzo, ed era diviso in dieci, mesi, quattro da 31 giorni e sei da 30. Esclusi dal computo restavano 61 giorni di inverno, inseriti alla fine di dicembre. Una prima sistemazione con il ciclo di dodici mesi fu operata nel 713 a.C. da Numa Pompilio, che aggiunse gennaio, di 29 giorni, e febbraio, di 28: quest’ultimo era l’unico mese con un numero di giorni pari, ritenuti sfortunati; fu perciò ritenuto il mese della purificazione, da cui il nome di febbraio, e fu diviso in due parti, la prima concludeva l’anno religioso il 23 del mese, la seconda era formata dagli altri cinque giorni. Per allinearsi all’anno tropico, infine, veniva aggiunto un mese intercalare, detto marcedonio, a periodi alterni.

La settimana era, in realtà, costituita da otto giorni, contrassegnati da una lettera dalla A alla H. Questo ciclo, detto nundinale, era scandito dai giorni di mercato, uno a settimana, caratterizzato da una lettera ricorrente per tutto l’anno. Esso era di vitale importanza per la vita degli abitanti di Roma e dei dintorni, e ci suggerisce che nel III secolo a.C. l’agricoltura non fosse in realtà così diffusa: la Lex Hortensia del 287 a.C. vietava addirittura lo svolgimento di comizi ed elezioni nel giorno di mercato. Nel periodo imperiale la settimana passò ad avere gli attuali sette giorni, ma le lettere del ciclo nundinale sono comunque rimaste nella liturgia romana, soprattutto nel computo del Martirologio. Nel 46 a.C. fu promulgato, da Giulio Cesare, il calendario giuliano, rimasto in vigore fino al 1582, e tuttora utilizzato come calendario liturgico nei riti ortodossi.

Il tempo nell’Europa cristiana.

L’unificazione dell’Europa in chiave cristiana avvenne gradualmente, e questo più che altro a causa della fede ariana o pagana di alcuni popoli, come i Visigoti, gli Ostrogoti o i Franchi. Alla fine dell’Alto Medioevo, comunque, il Cristianesimo Niceno aveva carattere universale. I giorni della settimana erano definiti secondo una numerazione progressiva dal lunedì al venerdì, con l’aggiunta del sabato e della domenica, che iniziava la settimana, ma solo nella liturgia o, comunque, nel latino cristiano. Popolarmente, invece, si seguiva il compromesso di Costantino tra paganesimo e cristianesimo, e cioè il nome pagano dei primi cinque giorni della settimana, che iniziava con il lunedì, e il nome ebraico del sabato e cristiano della domenica. Malgrado l’unificazione religiosa, il Medioevo è ben noto per la frammentazione politica e i numerosi particolarismi, soprattutto iniziando dall’età comunale (XII-XIV secolo). Tra questi, uno sicuramente degno di nota è relativo al primo giorno dell’anno, che poteva, dunque, significativamente variare da città a città.

Gli stili di datazione e il giorno dell’Incarnazione.

Con Giulio Cesare fu stabilito, come primo giorno dell’anno, il giorno delle Calende di gennaio (il primo), mantenuto a Roma anche perché è il giorno dell’Ottava di Natale, dunque della circoncisione di Gesù: per questo, è definito anche stile della circoncisione. Nell’Europa continentale, dove esistevano organismi statuali più saldi, come per esempio la Francia, si adottava uno stile unico per tutto il Paese: lo stile francese, usato dall’XI secolo al 1567, faceva iniziare l’anno dal giorno di Pasqua, rendendo il computo dei giorni dell’anno estremamente variabile. In Italia, dove la frammentazione politica era maggiore, si ebbero numerosi stili, come il veneto, il moderno, della natività, dell’incarnazione. Quest’ultimo è quello che ci interessa di più. Esso pone a capo dell’anno il 25 marzo, festa dell’Annunciazione, ed era utilizzato da Piacenza, Pisa, Firenze, Siena, Bologna, Lucca e Prato. Anche tra queste, lo stile dell’incarnazione era soggetto a variazioni, differenziandosi in anticipato (modo pisano) e posticipato (modo fiorentino): il primo anticipava l’anno di nove mesi, mentre il secondo lo posticipava di tre. Alla base di questo sistema stava una motivazione strettamente religiosa: la Seconda Persona della Trinità, incarnandosi, conferiva al tempo un senso rinnovato, poiché l’incarnazione serviva alla passione, morte e risurrezione, che hanno restituito l’uomo a Dio, ordinatore e creatore del tempo. Di questo stile si fece un uso amplissimo soprattutto nella corte pontificia, dove fu adottato, in età rinascimentale, il modo fiorentino. Ciò è attestato dalla datazione di numerose testimonianze epigrafiche e di documenti ufficiali, come le bolle papali. L’uso dello stile dell’incarnazione è segnalato dalla locuzione anno ab incarnatione Domini  o dominicae, oppure anno dominicae incarnationis. Vediamo due esempi in due bolle di San Pio V, la Regnans in Excelsis e la Quo primum tempore, entrambe del 1570.

Datum Romae apud Sanctum Petrum, anno incarnationis dominicae 1  millesimo quingentisimo sexagisimo nono 2, quinto kalendis Martii  3, pontificatus nostri anno quinto.

Questa prima conclusione ci riporta l’indicazione dello stile (1), l’anno ricorrente secondo quello stile (2) e il giorno di promulgazione (3), da cui deriva l’anno. Essendo lo stile dell’incarnazione fiorentino, dunque posticipato, e il giorno il 25 febbraio, l’anno sarà il 1569, che corrisponderà, nello stile moderno, al 25 febbraio 1570. 

Datum Romae apud S. Petrum, anno incarnationis dominicae millesimo quingentesimo septuagesimo, pridie Idus Julii, Pontificatus nostri anno quinto.

Qui il giorno è il 14 luglio , successivo al 25 marzo, dunque l’anno indicato è 1570. In questo caso, la data corrisponde allo stile moderno.

Con la promulgazione del calendario gregoriano prima, e le riforme del XVIII secolo poi, i vari stili furono tutti abbandonati entro il 1797, quando Venezia, ceduta all’Austria da Napoleone con il Trattato di Campoformio, adottava lo stile moderno. Concludendo, è necessario che l’uomo prenda coscienza dello stile dell’incarnazione nell’anima, facendo partire ogni cosa da Cristo e dirigendo ogni pensiero alla volontà di Dio e alle realtà celesti, perché possa utilizzare il tempo che ha a disposizione per farlo fruttare al meglio e prepararsi all’incontro col Signore, che è, che era e che sarà, principio e fine, Alfa e Omega; Egli, che è creatore del tempo.

Ordinatione tua perseverat dies

Templum Domini | 5 Marzo-Aprile 2021

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