/Peccato Originale: 3 evidenze della sua esistenza

Peccato Originale: 3 evidenze della sua esistenza

Come ci insegna la dottrina cattolica, il peccato può essere raggruppato in due differenti categorie:

  • Peccato Attuale: peccato che si commette con gli atti personali, contrari alla legge di Dio.
  • Peccato Originale: peccato che ciascun uomo contrae nella sua origine, cioè quanto comincia ad esistere come uomo.

Il Peccato Attuale può essere classificato come Veniale o Mortale.

Il Peccato Originale, invece, è dovuto essenzialmente alla colpa commessa da Adamo, nostro progenitore, che avendo peccato attualmente e personalmente, macchiò il genere umano a lui futuro con il delitto commesso.

In prima battuta abbiamo, quindi, una fondamentale evidenza: la natura dell’uomo generato è una natura decaduta.

È interessante creare una analogia con un caso scientifico, di notevole interesse per la fisica moderna. In fisica nucleare e sub-nucleare, si dice che un nucleo di un dato elemento decade quando, a causa di una interazione (sia essa un fenomeno di scattering, che un apporto energetico, termico o elettromagnetico, esterno), perde (il più delle volte in modalità irreversibile) la sua condizione iniziale. Il suo stato di partenza risulta profondamente alterato. Alcune componenti del nucleo si staccano, proseguendo il proprio cammino (come nel caso di particelle come i neutroni, che si “staccano” dal nucleo padre), altre invece vengono assorbite da altri materiali (come nel caso di particelle γ vel fotoni, dovuta a emissioni di radiazione elettromagnetica, cioè di energia) e quindi non possono di fatto ritornare al “padre”. Questo esempio, sebbene complesso a prima vista, è utile per descrivere la condizione della natura umana.

L’uomo, colpito dalla macchia del peccato originale, ha sostanzialmente perso la perfezione della sua condizione iniziale, in maniera completamente irreversibile. Se, come si fa con le meccanica quantistica, volessimo identificare la condizione umana con uno “stato“, allora potremmo vedere una mutazione di questo stato dell’essere, da perfetto a imperfetto.

L’essere non è più quello che doveva essere.

Ogni individuo, perció, nel momento esatto in cui riceve la natura umana e diventa uomo (prestate attenzione a non sfociare nel traducianesimo, mi raccomando) , contrae in maniera immediata il peccato originale. Infatti, la natura, che riceve dai genitori per via generativa, è priva di vita præternaturale e soprannaturale, oltre che impoverita nelle facoltà naturali.

Per poter constatare questa decadenza, tuttavia, occorre analizzare gli effetti, piuttosto che le cause prime. Questo è essenzialmente dovuto al fatto che risulta più semplice, utilizzando un ragionamento induttivo, risalire al peccato originale partendo dagli effetti dello stesso. Occorre infatti ricordare che la dottrina del peccato originale non viene mai esplicitata in maniera esaustiva nonchè completa nella S.Scrittura. La sua formulazione teorica e teoretica è operata sopratutto dalla Tradizione, nella componente divino-apostolica in maniera maggioritaria. Quello che noi possiamo fare è invece enunciare tre differenti aspetti della vita umana che dimostrano la continuità e la logica del peccato originale: usiamo la ratio per risalire ai principia.

1) Incompatibilità tra struttura corporea e struttura spirituale

Se si guarda ai Padri della Chiesa, alla profondità intellettuale di alcuni teologi come S.Tommaso d’Aquino e S.Giovanni della Croce, alla conoscenza di molti papi come Leone XIII e San Gregorio Magno, alla spiccata genialità di tanti uomini di scienza come G.Lemaître e J.C.Maxwell, si percepisce immediatamente una profonda incompatibilità tra struttura corporea e struttura spirituale. Tante volte ci capita infatti di dire: “Se avesse vissuto più a lungo, avrebbe potuto dare maggiore contributo alla fede o alla ricerca scientifica“.

A partire da questo punto, si pone quindi un profondo interrogativo: perchè questo corpo è cosi tanto corruttibile rispetto alla mente e all’anima che in esso è contenuta? La durabilità del corpo umano non è commisurata alla sua ragione, alla sua anima e al suo desiderio di amore, felicità infiniti. Questo, a titolo di esempio, non si riscontra negli animali. Le potenzialità dell’intelletto umano sono davvero imponenti, ma la vita a volte è troppo breve per un singolo individuo, per poter di fatto approdare alla entelechia delle facoltà dell’anima. Questa visione è altamente compatibile con una ipotesi di decadenza. Un corpo, profondamente corrotto dal peccato originale, ospita un’anima che richiede una capacità di servizio, che tuttavia il corpo suo non può di fatto fornire. Se quindi fosse falsa la teoria del peccato originale, l’uomo sarebbe creato, supponiamo anche secondo una filosofia naturalistica, con una parte “deficiente” e una più sviluppata dell’altra, che però necessita della prima per poter procedere nel cammino di perfezionamento (ad esempio, quando voglio studiare e accrescere la mia conoscenza, ho bisogno degli occhi per vedere, della bocca per ripetere i concetti e memorizzarli, del cervello per immagazzinare le nozioni, etc). In natura, tuttavia, gli esseri viventi sono sempre fatti con un rapporto commisurato di perfezione tra “materialità” e “non materialità”, sopratutto per le capacità conoscitive e di “ragione naturale” (procacciarsi il cibo, cercare un partner per la riproduzione, trovare un posto in cui dormire)

2) Argomento eudemologico

Facendo riferimento al paragrafo precedente, sviluppiamo la ragione eudemologica, relativa cioè alla dottrina morale che, riponendo il bene nella felicità (o eudaimonia), la persegue in qualità di fine naturale della vita umana.

L’uomo è per sua natura proteso alla ricerca della felicità. Questo si può chiaramente osservare nel linguaggio e nei desideri di un bambino, non ancora contaminato dall’esperienza della vita. Tuttavia, si constata come di fatto questo anelito non possa mai essere propriamente soddisfatto. La felicità, in effetti, non si può ritrovare in nessuna cosa creata, perchè limitata nel tempo, limitata nelle perfezioni. A titolo di esempio, si consideri tutte quelle volte che abbiamo ricercato a più riprese un oggetto che soddisfasse un nostro desiderio di piacere (cioè di felicità), ma una volta ricevuto, l’oggetto da straordinario si degrada in ordinario. Queste osservazioni hanno portato molti pensatori, tra cui ad esempio Gotthold Ephraim Lessing, a formulare teorie sulla felicità e sul piacere (“Und ein Vergnügen erwarten, ist auch ein Vergnügen.” [L’attesa del piacere è essa stessa il piacere.], (cfr. Minna di Barnheim, IV,6)).

Quello che constatiamo è, ancora una volta, che deve esistere un Bene sommo, più che perfetto, che ha lasciato in noi una scintilla di attrazione per questo livello di felicità, che però non riscontriamo nel prossimo, nè tantomeno nel creato.

Sopratutto, nemmeno i prossimi riscontrano in noi il fine della loro felicità.

Questo implica che qualcosa è sbagliato. Perchè mai Dio, essere perfettissimo, una volta creato un desiderio di Sè lasciato dentro di noi, non ci lascia gli strumenti completi per conseguirlo? Semplicemente perchè c’è stata una contaminazione della natura creata di un errore, di qualcosa che non è bene, che non doveva esserci. Ecco un’altra dimostrazione del peccato originale. Abbiamo sottolineato, in aggiunta, che non solum l’uomo, sed etiam la natura è rimasta contaminata nella sua natura ontologica dal peccato originale. Assiologicamente, è chiaro che la teoria del peccato originale rimane la spiegazione più semplice e sensata del problema eudemologico umano.

3) Il problema della inclinazione al peccato

L’argomento teologico del cattolicesimo ci insegna che lo stato dell’anima umana può essere discretizzato in due differenti condizioni. L’anima può infatti essere o in stato di grazia o in stato di peccato. Se si assume non esistente il peccato originale, un’anima in stato di grazia non può teoreticamente decadere da tale stato. La presenza della stessa grazia dovrebbe garantire la non mutazione dello stato dell’anima. Invece, l’uomo fa esperienza di una decadenza dallo stato di grazia, per effetto del peccato (mortale): questo è dovuto alla presenza di un difetto nella struttura umana. Ci deve essere infatti una inclinazione al peccato attuale nell’uomo, che però non coincide con il peccato attuale stesso, perchè esso non è stato ancora commesso.

Quando si decide di peccare attualmente, la scelta esercitata con il libero arbitrio tiene conto dello stato di grazia in cui si è fino a quel punto, però una potenza oscura ci muove a commettere peccato attuale nonostante sappiamo che stiamo trasgredendo una legge divina perfetta. Questo atteggiamento è dovuto al peccato originale, che ha macchiato la nostra esistenza, e che ci procura la caduta nel peccato attuale (sia esso veniale o mortale).

Si noti ancora, ad esempio, l’effetto del peccato veniale. Esso non ci fa perdere la grazia per definizione, però il soggetto diviene più incline a peccare rispetto a quando non commettiamo peccato veniale. In questo caso, si potrebbe dire abyssus abyssum vocat : il peccato veniale alimenta la potenza degli effetti peccato originale, che quindi ci spinge in maniera meschina verso il burrone del peccato mortale.

§ Conclusioni §

Abbiamo evidenziato tre fatti che ci fanno pensare a come gli effetti del peccato originale possano essere riscontrati praticamente ovunque nella dinamica della vita cristiana. È importante che il concetto del peccato originale sia ben consolidato nel nostro intelletto, perchè rappresenta uno dei punti cardine della nostra esistenza.

Ricordiamo tuttavia che, per vincere l’inclinazione dovuta alla corruzione dell’essere, non possiamo pensare di “cavarcela da soli”. Non siamo noi che sconfiggiamo il peccato e la sua inclinazione, è Cristo che vince attraverso di noi, con la nostra adesione al combattimento. Invochiamo sempre perciò il Suo Nome, utilizziamo gli strumenti che la Chiesa ci ha preparato con cura per poter combattere la guerra giusta contro le potenze demoniache, contro Satana, che vuole le anime di tutti per condurle alla perdizione, al rifiuto di Dio e alla non-salvezza in æternum.

Richiamiamo perciò queste bellissime parole, estratte dal Salmo 50.

Ne proícias me a fácie tua:
et spíritum sanctum tuum ne áuferas a me.
Redde mihi lætítiam salutáris tui:
et spíritu principáli confírma me.

Ecclesia Dei