“PER CHI SUONA LA CAMPANA” - Ecclesia Dei

di Francesco Marcato

Gloria a te, o Padre: nella prima alba del mondo hai fatto risuonare la tua voce all’orecchio dell’uomo e lo hai invitato alla comunione con la vita divina svelandogli i tuoi misteri e indicandogli le vie della salvezza; a Mosè tuo servo hai ordinato di chiamare a raccolta con trombe d’argento il popolo eletto; e ora non disdegni che nella tua Chiesa risuonino i sacri bronzi che invitano i fedeli alla preghiera.”
(dal Rito di Benedizione delle campane)

Con questa preghiera il sacerdote (o il vescovo) benedicono le campane ogni qual volta una comunità, ormai sempre meno, decide di fondere e dedicare a Dio questi segni che la liturgia e non solo, valorizza.

Ma cosa sono le campane e come si “creano”?
Le campane sono degli strumenti musicali, a forma di vaso rovesciato. Sono realizzate in bronzo, una lega fatta di rame e stagno (precisamente 78 parti di rame e 22 di stagno, nel caso delle campane) e producono una nota musicale precisa che dipende dalla loro grandezza. Il suono viene prodotto grazie alla percussione della campana, della quale si occupa il battaglio, fusto in ferro dolce, che si trova all’interno di questo “vaso”. La produzione delle campane avviene in una fonderia, che segue vari passaggi: dalla creazione dell’anima in mattoni, attraverso un mantello con tutte le decorazioni e le iscrizioni, fino alla colata del bronzo a 1200 °C. Le campane vengono prodotte in botteghe artigiane da più di mille anni, delle quali non molte sono rimaste ai giorni nostri, a causa della sempre minor richiesta di campane e della sostituzione di campane vere con semplici riproduttori elettronici. Le campane furono sempre considerate un simbolo per il paese, un simbolo anche di campanilismo a volte: frequenti erano le gare tra i paesi vicini per vedere chi aveva il concerto di campane più grande e più bello. Tra i periodi più cupi per la storia delle campane vi furono le due guerre mondiali, la Prima in particolare.

Qual è il significato simbolico e la loro funzione nella liturgia?
Le campane come le conosciamo oggi hanno origine in Cina nei millenni prima di Cristo. Una leggenda dice che la campana con il battaglio interno ad essa, sia un’invenzione di San Paolino da Nola, il quale è tutt’ora protettore dei campanari. In ogni caso, solo nell’VIII-IX secolo le chiese e le pievi incominciano ad essere dotate di campane e sorgono i primi campanili, diffusi sempre più dopo il Mille. Col tempo si va affinando anche l’arte dei fonditori e le differenze di suono fra un paese e l’altro: nascono così segnali associati alle campane e codificati dalla popolazione che durano ancora oggi. Infatti le campane hanno prima di tutto un utilizzo di avviso e di segnalazione: in tempi antichi venivano usati per richiamare la gente a raccolta durante le pestilenze, le guerre, segnalare i pericoli o annunciare eventi lieti, come per esempio la vittoria della Battaglia di Lepanto, in cui il papa di allora volle far suonare tutte le campane della città di Roma per ringraziare Dio della vittoria conquistata.

Oggi sono principalmente usate per il richiamo alle celebrazioni liturgiche o azioni ad essa collegate come per esempio in alcuni paesi suona la campana maggiore durante l’elevazione o al Vangelo. Solitamente vengono usate liturgicamente secondo questo elenco:

  • Annuncio di una S.Messa: a seconda delle regioni e delle zone o delle feste: 15, 30, 45 o 60 minuti prima della celebrazione
  • Angelus Domini (“Ave Maria”): suono quotidiano ripetuto al mattino, a mezzogiorno e al tramonto.
  • Tutti i venerdì alle ore 15: Agonia di Gesù (facoltativo)
  • Matrimoni, sacramenti, funerali, feste patronali, processioni, solennità, tridui, novene, rogazioni, S.Quarantore e tutte le vigilie di questi eventi.
  • Morte ed elezione del Pontefice
  • Suono per l’annuncio della morte di un parrocchiano, suoni funebri vari
  • Annuncio nascita di un parrocchiano (in alcune zone varia da maschio, femmina o gemelli) non suona in tutte le parrocchie o zone.

Vorrei riportare alcune frasi che San Giovanni Paolo II ha detto riguardo a questi strumenti musicali, quali sono le campane: «È una bella cosa ascoltare il suono delle campane, che cantano la gloria del Signore da parte di tutte le creature. Ciascuno di noi porta in sé una campana, molto sensibile. Questa campana si chiama cuore. Questo cuore suona e mi auguro che il vostro cuore suoni sempre delle belle melodie». Le melodie che devono pervadere il nostro cuore, non siano melodie distorte o stonate, ma siano melodie di pace, di fratellanza, di concordia perché tutti noi possiamo far si che le nostre vite messe insieme, formino un coro che canta il meraviglioso canto della vita. In conclusione le campane, non siano per noi un elemento di disturbo o di fastidio ma sia un qualcosa che elevi il nostro cuore e la nostra mente a vette più alte che danno respiro al nostro essere e valorizzarle, prendersene cura, come tante altre cose, sia uno spazio “verde” della nostra vita in cui sappiamo elevare lo spirito e le nostre suppliche attraverso il loro soave suono.

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