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Per i martiri cristiani non esiste una giornata della memoria

La cattiva coscienza dell’Occidente, che si occupa dei diritti di tutti, anche di quelli più lunari, si dimentica che la persecuzione più sanguinaria è quella che investe i cristiani. Sono oltre 360 milioni nel mondo i cristiani perseguitati e discriminati a causa della loro fede. È quanto documentato nel rapporto annuale di Open Doors.

Nelle scorse ore alcuni telegiornali (non tutti, si sa) hanno divulgato la notizia dell’assassinio di un sagrestano spagnolo e di altre quattro persone ferite, tra cui un sacerdote. Secondo quanto ricostruito dall’autorità locale, l’autore del gesto sarebbe un marocchino di venticinque anni che inneggiava ad Allah. L’uomo, entrato in chiesa, dapprima ha intimato i fedeli a convertirsi all’islam, poi utilizzando un machete ha distrutto alcune icone sacre ferendo gravemente il parroco. Non contento è uscito e si è diretto in un’altra chiesa dove il parroco stava celebrando la S. Messa. A quel punto, nel tentativo di fermarlo, il sagrestano è stato colpito mortalmente. Si tratta di una vera propria esecuzione di stampo terroristico aggravata dall’odio anti-cristiano. 

Oggi però questa notizia si è eclissata lasciando spazio alla pluricelebrata Giornata della Memoria. La legge 211 del 20 luglio del 2000 prevede l’organizzazione di cerimonie, incontri ed eventi commemorativi e di riflessione, rivolti in particolare (ma non soltanto) alle scuole e ai più giovani. Lo scopo è quello di non dimenticare mai questo momento drammatico del nostro passato di italiani ed europei, affinché, come dice la stessa legge “simili eventi non possano mai più accadere”. Queste parole indicano chiaramente che non si tratta affatto di una celebrazione fine a se stessa, ma del dover ribadire quanto sia importante studiare ciò che è successo in passato.

E’ davvero così? Oppure abbiamo dimenticato?

In tante parti del mondo, ancora oggi, a distanza di 78 anni dalla liberazione di Auschwitz da parte degli Alleati, tanti cristiani sono emarginati, calunniati, discriminati, assassinati. Spesso in un clima di silenzio, complice talvolta, di chi invece dovrebbe elevare un grido di aiuto, ma anche di speranza. Celebrare la giornata della memoria e dimenticarsi dei cristiani ci rende dei veri ipocriti e sottolinea quanto l’uomo sia solo autocelebrativo. Possiamo non dimenticare i 6 milioni di ebrei uccisi nella camere a gas, ma possiamo dimenticare i 360 milioni di cristiani perseguitati nel mondo. Sono infatti tantissimi i cristiani che pagano a caro prezzo la testimonianza della propria fede, più dei cristiani dei primi secoli. Tuttavia, nonostante i contesti ostili in cui vivono e le continue violenze subite, i cristiani non rinunciano a professare la propria fede, non rinunciano alla propria identità, ma sopportano e portano con coraggio la propria croce, sino all’ultima prova, quella di sangue. Ecco perché ricordare e commemorare le vittime della shoah non dovrebbe trascurare gli altri genocidi, né tantomeno stabilire inutili priorità tra stermini e dolori di un popolo piuttosto che di altri popoli. Il giorno della memoria non è un omaggio alle vittime, ma la memoria storica dell’intera umanità, perché da questi avvenimenti si possano trarre insegnamenti. La memoria non deve limitarsi soltanto all’indignazione e alla denuncia morale contro i crimini nazisti, sentimenti sicuramente giusti e naturali nei confronti di avvenimenti gravi e disumani, ma perché abbia davvero un senso è fondamentale capire che la violenza va sempre ricusata. 

La violazione dei diritti umani, il genocidio e i crimini contro l’umanità, oggi più rilevanti nei confronti dei cristiani (dimenticati), sono da tenere sempre presenti come fenomeni aberranti. Il rispetto della libertà religiosa sta di fatto venendo meno e ancor più nell’indifferenza generale di chi invece oggi celebra la giornata della memoria e domani uccide i cristiani. Ricordate anche loro perché anch’essi meritano di non essere dimenticati!

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