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Pio XI e il pensiero sociale cattolico

“In nessun modo però (la Chiesa) può rinunziare all’ufficio da Dio assegnatole, d’intervenire con la sua autorità non nelle cose tecniche, per le quali non ha né i mezzi adatti né la missione di trattare, ma in tutto ciò che riguarda la legge morale”

Il secondo grande pilastro dell’insegnamento pontificio moderno in materia sociale è l’enciclica Quadragesimo Anno di Papa Pio XI. Nel 1931, a distanza di quanta anni dalla Rerum Novarum, la realtà economica, sociale e politica europea e mondiale era profondamente cambiata. Alla prima guerra mondiale e alla rivoluzione russa sono subentrati lo stato di inquietudine sociale e i gravi contrasti tra le masse. Per quanto riguarda il contesto economico, il crac di Wall Street (12-24 ottobre 1929) rappresenta un punto di riferimento significativo. Dopo molti anni di prosperità, la grande crisi economica si abbatte sul mondo industriale americano e, due anni dopo, le sue ripercussioni colpiscono l’Europa. Milioni di persone rimangono disoccupate. In questo contesto di consapevolezza, il tema della nuova enciclica si amplia dalla questione operaia alla «ricostruzione dell’ordine sociale». Pio XI richiama, nella introduzione, le sofferenze e le tragedie del mondo del lavoro al tempo della Enciclica Rerum Novarum, riprendendo il durissimo riferimento alla condizione dei ricchi “classe esigua di numero […] essi volevano affidata soltanto alla carità la cura di sovvenire agl’indigenti, come se alla carità corresse l’obbligo di stendere un velo sulla violazione manifesta della giustizia: violazione tollerata non solo, ma talvolta sancita dai legislatori” (3-4). Insieme, tuttavia, sono criticati anche i cattolici che “in tale disordine lacrimevole della società essi cercavano bensì con sincerità un pronto rimedio e una salda difesa contro i pericoli peggiori; ma per la fiacchezza della mente umana anche nei migliori, vedendosi respinti da una parte quasi nocivi innovatori, dall’altra intralciati dagli stessi compagni di opere buone, ma seguaci di altre idee, esitando tra le varie opinioni non sapevano dove rivolgersi” (6). Riprendendo i punti fondamentali della Rerum Novarum, Pio XI ricorda l’azione perseverante di Leone XIII che volle tutelare, di persona, la causa degli operai che “«le circostanze hanno consegnati soli e indifesi alla disumanità dei padroni e alla sfrenata cupidigia della concorrenza», senza chiedere aiuto alcuno né al liberalismo, né al socialismo” (10), ma “indicò e proclamò «i diritti e i doveri dai quali conviene che vicendevolmente si sentano vincolati e ricchi e proletari, e capitalisti e prestatori d’opera», come pure le parti rispettive della Chiesa, dei poteri pubblici e anche di coloro che più vi si trovano interessati” (11).

L’enciclica prosegue annoverando quelli che furono i frutti conseguiti dall’enciclica del suo predecessore, soprattutto quello che riguarda l’azione della Chiesa in materia dottrinale e nel campo delle applicazioni pratiche. Dal punto di vista dell’insegnamento sociale ed economico della Chiesa Pio XI si pronuncia con fermezza in questo modo: “In nessun modo però (la Chiesa) può rinunziare all’ufficio da Dio assegnatole, d’intervenire con la sua autorità non nelle cose tecniche, per le quali non ha né i mezzi adatti né la missione di trattare, ma in tutto ciò che riguarda la legge morale” (41).  

L’accoglienza di questo documento negli ambienti non cattolici, fu deferente e premuroso, tuttavia imbarazzata per via del suo carattere ampio, severo e talvolta aspro, che urta le ideologie e fustiga le prassi. D’altro canto, i cattolici, quelli significativamente impegnati, ne colsero subito l’importanza tanto che la Quadragesimo anno divenne il loro punto di riferimento per trent’anni, fino alla Mater et magistra (1961). Con il passare del tempo, alcuni temi non solo hanno acquisito rilievo nella Chiesa, ma hanno anche ispirato lo sviluppo della legislazione sociale nei Paesi democratici: l’umanizzazione del lavoro e delle sue condizioni, al cui riguardo è rimasta celebre l’affermazione: «la materia inerte […] esce nobilitata dalla fabbrica, le persone invece si corrompono e si avviliscono» (n. 134); gli elementi da considerare per la determinazione del giusto salario (nn. 65-76); il principio di sussidiarietà, in base al quale i singoli e poi i “corpi intermedi” di ogni genere devono potersi assumere le proprie responsabilità e non vedersele sottratte da parte dello Stato: «siccome è illecito togliere agli individui ciò che essi possono compiere con le forze e l’industria propria per affidarlo alla comunità, così è ingiusto rimettere a una maggiore e più alta società quello che dalle minori e inferiori comunità si può fare. Ed è questo insieme un grave danno e uno sconvolgimento del retto ordine della società; perché l’oggetto naturale di qualsiasi intervento della società stessa è quello di aiutare in maniera suppletiva le membra del corpo sociale, non già distruggerle e assorbirle» (n. 80); il ruolo delle associazioni e dei sindacati, in particolare la loro distinzione rispetto allo Stato (nn. 3241). 

In questo senso di marcia il profitto non dev’essere fine a se stesso, ma reinvestito per creare nuove opportunità di lavoro. I cattolici devono quindi impegnarsi per un apostolato sociale orientato a creare una società più giusta. Il principio di sussidiarietà definisce quell’esatto ordine di rapporti fra Stato e società ed è di vitale importanza per comprendere in quale direzione è necessario proiettare il vivere quotidiano per instaurare una società giusta e cristiana, ma questo è tutto un altro articolo…


Fonti:

  • LETTERA ENCICLICA QUADRAGESIMO ANNO DEL SOMMO PONTEFICE PIO XI
  • Cristiani e cittadini, Quadragesimo anno, Olivier DE DINECHIN
  • I PRINCIPALI DOCUMENTI DELLA DOTTRINA SOCIALE, La Quadragesimo Anno, Diocesi di Milano

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