San Biagio di Sebaste - Ecclesia Dei

di Don Riccardo Pecchia

San Biagio di Sebaste, nacque a Sebaste (Armenia) intorno al 245 d.C., probabilmente da una nobile famiglia armena. Come era usanza del tempo viene avviato agli studi filosofici e, successivamente, a quelli medici. Biagio si avvicina alla fede a seguito di contatti con alcuni cristiani; vive in un periodo particolare dell’Impero Romano in cui una serie di editti contrastano i seguaci del cristianesimo. Molto probabilmente la conversione di Biagio avviene in questo periodo. È nella zona dell’attuale città di Sivas (allora Sebaste) che si concentra l’attività di Biagio. È proprio in questa zona che Biagio, convertito alla fede cristiana, si sarebbe distinto per la grande carità d’animo e per le sue opere di misericordia che operava verso i deboli, i malati e i moribondi. Biagio venne nominato vescovo della sua città, Sebaste, nell’anno 285 d.C., tale investitura avvenne per acclamazione comune di clero e popolo; accettò tale incarico consapevole di mettere ancora più a rischio la sua vita, noncurante dei pericolosi editti contro i cristiani.

Sotto il Governatorato di Licinio, nonostante l’Editto di Milano del 313 (noto come editto di Costantino), che concedeva a tutti i cittadini la libertà di onorare le proprie divinità, vennero perpetrate una serie di stragi nei confronti dei cristiani di una ferocia inaudita; un vero e proprio accanimento contro i fedeli in Cristo sotto il quale cadrà anche Biagio. A seguito di queste persecuzioni San Biagio visse, buona parte del suo incarico ecclesiale, nascosto in una caverna nei pressi di Sebaste in compagnia di animali selvatici, che, come vuole la tradizione, egli guariva con la sola parola. In questo luogo inospitale alcune persone andavano a trovarlo per portagli cibo e soprattutto per ricevere benedizioni. Accadde che i soldati romani scoprirono la grotta in cui era nascosto, lo catturarono e lo condussero in città. A causa della sua fede venne imprigionato dai Romani, durante il processo rifiutò di rinnegare la fede cristiana. Durante la detenzione Biagio fu flagellato, torturato con una macchina che stirava i muscoli e le ossa infliggendo atroci supplizi e gli vennero strappati pezzi di carne viva con dei pettini di ferro arroventati, che si usano per cardare la lana. Tutto ciò affinché rinnegasse il proprio Dio e professasse la fede dei romani. Non avendo ottenuto nulla da tali torture venne legato ad un palo e annegato in un lago, ma Biagio invece di annegare camminò miracolosamente sulle acque retto da una schiera di angeli accorsi in suo aiuto; a questo punto Agricolao, oltraggiato dalla resistenza della fede in Dio di Biagio, lo fece decapitare, insieme a lui vennero decapitate anche 7 donne e due fanciulli perché avevano raccolto il sangue che sgorgava dal corpo del Santo. Morì il 3 febbraio 316 d.C.; patrono degli specialisti otorinolaringoiatri

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