SANTI

San Carlo Borromeo

San Carlo Borromeo, nacque ad Arona (Novara) il 2 ottobre 1538, dalla nobile
e potente famiglia dei Borromeo. Dopo aver studiato a Pavia diritto civile e canonico,
nel 1558 alla morte del padre prende il controllo degli affari di famiglia.



 

Don Riccardo Pecchia  |  04 Novembre 2021  |  Tempo di lettura: 2 minuti

 

SANTI

San Carlo Borromeo

San Carlo Borromeo, nacque ad Arona (Novara) il 2 ottobre 1538, dalla nobile e potente famiglia dei Borromeo. Dopo aver studiato a Pavia diritto civile e canonico, nel 1558 alla morte del padre prende il controllo degli affari di famiglia.

Don Riccardo Pecchia
04 Novembre 2021
Tempo di lettura: 2 minuti

 

San Carlo Borromeo, nacque ad Arona (Novara) il 2 ottobre 1538, dalla nobile e potente famiglia dei Borromeo. Dopo aver studiato a Pavia diritto civile e canonico, nel 1558 alla morte del padre prende il controllo degli affari di famiglia; nel 1559 si laurea in utroque iure. A Milano ricevette l’abito clericale e la tonsura, il 13 ottobre 1547. All’età di circa 12 anni, ottenne in affidamento l’abbazia di San Leonardo di Siponto nella provincia di Manfredonia, con l’ufficio e la dignità di abate commendatario, il reddito della quale fu da lui devoluto interamente per la carità verso i poveri. Poco dopo suo zio Giovan Angelo Medici di Marignano, fratello di sua madre, viene nominato papa, con il nome di Pio IV. Carlo si trasferisce a Roma e viene nominato cardinale a poco più di 20 anni (suo fratello Federico diventa segretario privato). Carlo sfruttò la propria influenza come segretario di stato pontificio per riaprire il Concilio di Trento. Il Borromeo intervenne direttamente perorando la causa cristiana nella visione della messa come vero e proprio sacrificio di Cristo riproposto ad ogni celebrazione, contrastando la visione protestante secondo la quale l’eucarestia sarebbe solo il ricordo dell’ultima cena. Sempre su impulso di san Carlo vennero approvati i decreti relativi agli ordini sacri ed all’istituzione dei seminari, giungendo a toccare temi importanti e molto sentiti all’epoca come il valore del matrimonio ed il celibato sacerdotale. Dedicandosi a una vita di ascetica povertà, si impegna nella riforma dei costumi e cerca di porre in evidenza l’importanza del culto esteriore, composto da processioni, preghiere e riti liturgici, utili a ravvivare l’identità cristiana e la fede tra i ceti più popolari.
ecenni gli arcivescovi titolari sono impegnati a pensare più al denaro che non allo spirito. Durante gli anni del suo episcopato, tra il 1566-84, Carlo ristabilisce disciplina all’interno del clero, preoccupandosi di rafforzare la preparazione religiosa e la moralità dei sacerdoti e fondando i primi seminari. Non solo: si impegna nella costruzione di nuove chiese e nel rinnovamento di quelle esistenti e viene nominato visitatore apostolico per le diocesi di Bergamo e Brescia, visitando tutte le parrocchie presenti sul territorio. Si impegnò in opere assistenziali in occasione di una durissima carestia nel 1569-70 e, soprattutto nel periodo della terribile peste del 1576-77, detta anche “peste di San Carlo”, famosa è la sua processione a piedi nudi per chiedere l’intercessione affinché il morbo si placasse. Incredibilmente, il morbo si placò e ciò fu interpretato da molti come una manifestazione della santità dell’arcivescovo. Scampato alla peste, fu comunque indebolito in salute negli ultimi suoi anni e rimase in cura costante del suo medico personale. Il 2 novembre 1584, l’arcivescovo, febbricitante e di ritorno da una visita pastorale sul Lago Maggiore, tornò a Milano dove si spense per sempre, lasciando l’intero suo patrimonio in eredità ai poveri. Morì il 3 novembre 1584, a 46 anni; patrono dei vescovi.
 
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