San Francesco di Paola - Ecclesia Dei

di Don Riccardo Pecchia

San Francesco di Paola, nacque a Paola (Cosenza) il 27 marzo 1416, i genitori erano sposati senza figli da quindici anni e per ottenere la grazia di un figlio si rivolsero a san Francesco d’Assisi, al quale erano particolarmente devoti. Per questo motivo gli viene dato il nome di Francesco; questi sarà inoltre vestito, per un anno, con l’abito votivo francescano, per la guarigione ottenuta ad un occhio. Fin da piccolo, Francesco fu attratto dalla pratica religiosa, denotando umiltà e docilità all’obbedienza. A 15 anni viene accolto nel convento francescano di San Marco Argentano; qui il ragazzo dimostra la sua propensione alla vita di preghiera e avvengono i primi fenomeni miracolosi che gli daranno fama di taumaturgo. Trascorso un anno i frati avrebbero voluto trattenerlo con loro, ma Francesco desiderava conoscere anche altre modalità di vita consacrata prima di fare la sua scelta. Nel 1430, con la famiglia, compie un lungo pellegrinaggio ad Assisi, toccando Montecassino, Roma e Loreto. Tornato a Paola iniziò un periodo di vita eremitica in un bosco isolato, dove vive per alcuni anni dormendo sulla pietra e cibandosi di radici. Nel 1435, altri decidono di condividere la sua vita formando così il primo nucleo di quello che diverrà l’Ordine dei Minimi, nome che lo distingue da quello dei Minori di san Francesco d’Assisi. Nel 1470 viene fondato un convento a Paola, nel 1472 a Paterno Calabro, nel 1474 a Spezzano della Sila.

Il 17 maggio 1474, papa Sisto IV riconosceva ufficialmente il nuovo ordine con la denominazione: Congregazione eremitica paolana di San Francesco d’Assisi. Il riconoscimento della regola di estrema austerità venne invece con papa Alessandro VI, in concomitanza con il mutamento del nome in quello di Ordine dei Minimi. Fiorirono, ai precedenti, altri conventi, nel 1476 a Corigliano Calabro e a Milazzo, e nel 1480 uno in Sicilia. Proprio per raggiungere la Sicilia Francesco compie il famoso miracolo dell’attraversamento dello Stretto di Messina sul suo mantello, dopo che il barcaiolo Pietro Coloso si era rifiutato di traghettare gratuitamente lui ed alcuni seguaci, che ha contribuito a determinarne la “nomina” a patrono della gente di mare d’Italia. Francesco è promotore di una azione di predicazione religiosa che si pone come difesa dei deboli, in un periodo caratterizzato dalle prepotenze dei baroni e dalla forte conflittualità tra la Corona aragonese e contro le rivendicazioni angioine. Senza fare differenze di ceto e di nascita, Francesco non fa mancare la sua voce di denuncia e nello stesso tempo di conforto ai tanti senza speranza e senza mezzi. Grande taumaturgo, a Francesco sono attribuiti un numero imprecisato di miracoli e di guarigioni che ancora oggi ne fanno uno dei santi più venerati in Italia e nel mondo. La sua fama giunge fino al re di Francia Luigi XI che lo chiama presso di sé nella speranza che lo possa guarire da una terribile malattia di cui è affetto. Ma Francesco rifiuta più volte nonostante le sollecitazioni del re di Napoli che sperava così di ingraziarsi il potente monarca francese che da tempo, vantando diritti dinastici per la sua parentela con gli Angiò, minacciava di invadere il regno. Francesco accetta di partire solo quando gli viene ordinato dal Papa. Il 2 febbraio 1483, ormai anziano, il frate parte da Paterno Calabro e si ferma a Napoli accolto festosamente dal popolo, dalla corte e dal re. A Roma incontra papa Sisto IV che gli affida delicati incarichi e arriva finalmente in Francia al Castello di Plessis-les-Tours dove Luigi XI si inginocchiò davanti a lui. Il re non otterrà la guarigione, ma morirà sereno. Francesco visse in Francia circa 25 anni e seppe farsi apprezzare dal popolo semplice come dai dotti della Sorbona. Nel 1498, alla morte di Carlo VIII, ascese al trono Luigi XII che, anche se Francesco chiedesse di tornare in Italia, non lo concesse. Trascorse gli ultimi anni in serena solitudine. Morì a Plessis-lez-Tours (Francia) il 2 aprile 1507, a 91 anni.

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