San Nicola, uno dei più illustri santi della Chiesa orientale - Ecclesia Dei

di Emanuele Dodeci

Nato tra il 250 e il 260 a Patara, nella Licia, San Nicola divenne vescovo di Myra (attuale Demre, Turchia) in un tempo di persecuzione e dovette affrontare anche la prigionia: si salvò grazie alla libertà di culto concessa dall’Editto di Costantino nel 313. Difensore dell’ortodossia, partecipò al Concilio di Nicea nel 325. La tradizione gli attribuisce un’attenzione particolare nei confronti dei bisognosi. Morì a Myra proprio il 6 dicembre, forse dell’anno 343 nel monastero di Sion. È considerato patrono dei bambini, di chiunque si trovi in circostanze sfavorevoli e dei marinai.


LE ORIGINI DELLA DEVOZIONE

Non solo Bari (che ospita le sue spoglie, insieme a Venezia), ma numerose altre città vantano di avere per patrono San Nicola. In Italia, se ne contano una cinquantina, prevalentemente nel mezzogiorno.

Perché tanta devozione verso un santo che ormai è così dimenticato?

La devozione a San Nicola affonda le sue radici nel lontano Medioevo: conseguentemente alla conquista normanna (1071), la città di Bari era stata privata del ruolo di sede del governatore bizantino, il Catepano, e quindi di capitale del “thema di Longobardia”, con un devastante calo delle attività commerciali. L’occupazione musulmana di Antiochia (1085) aveva dato il colpo di grazia al commercio, essendo questa la principale meta degli scambi dei baresi; ma, sulla rotta per Antiochia, c’era Andriake, porto della città di Myra, a tre chilometri dalla quale c’è la chiesa di San Nicola, già venerato a Bari come patrono dei marinai. Dunque, ciò venne visto anche come un’occasione per rianimare il prestigio della città.
Secondo la tradizione, sessantadue­­­ naviganti baresi approdarono a Myra nel 1087, con l’intento di traslare – furtivamente – le ossa del santo a Bari.

Secondo la leggenda di Kiev[1], la causa che spinse i marinai ad attuare il trafugamento fu l’apparizione di Nicola in sogno a un sacerdote barese, cui avrebbe confessato di non gradire più che i suoi resti giacessero in un luogo profanato dai turchi; questa tesi è ribadita anche dal Compilatore franco[2], secondo cui Dio rivelò a un monaco la volontà di trasferire le reliquie di San Nicola nella città sede del Catepanato bizantino. Diversi personaggi avevano cercato di trafugare le reliquie, ma solo i baresi ci riuscirono poiché quella era la volontà di Nicola[3].
Esse vennero ospitate provvisoriamente presso il monastero di San Benedetto, ma subito si promosse l’edificazione di una nuova Basilica.

Una grande stranezza colpì i marinai, che confidarono il tutto al vescovo: quando aprirono la tomba, un liquido profumato inondò la stanza. Il prodigio si ripeté anche quando venne edificata la Basilica, consacrata da papa Urbano II nel 1197 e affidata ai domenicani: il corpo trasudò nuovamente questo liquido (chiamato “manna”, cui sono attribuiti poteri taumaturgici) e ciò continua a compiersi: il rito di prelievo della manna si tiene ogni anno, il 9 maggio. I miracoli vennero descritti in alcuni testi latini composti da Niceforo di Bari, da Giovanni arcidiacono e da un anonimo russo, oltre ai già citati. A San Nicola venne attribuito il titolo di santo miroblita (il cui corpo trasuda liquidi dopo la morte), la devozione si diffuse in tutta Italia e si iniziarono a costruire chiese in suo onore.

Era molta la gente che, a piedi, andava a venerare le ossa del santo: la devozione a San Nicola, in quegli anni, è paragonabile a quella a Padre Pio, oggi. Molti paesi acclamarono San Nicola come “patronus urbis” o compatrono. Ancora oggi, a distanza di secoli, un gruppo di pellegrini si riunisce ogni anno per il tradizionale pellegrinaggio “a piedi” sulla tomba del santo, per chiedere una grazia o per grazie ricevute.


SAN NICOLA NEL MEZZOGIORNO

In Puglia, la devozione verso San Nicola è sicuramente molto particolare.

A Bari, oltre che il 6 dicembre, il santo è festeggiato dal 7 al 9 maggio, ricorrenza della traslazione: il corteo storico ripercorre gli eventi del 1087 e la statua del santo è condotta in processione su una barca, poi lasciata in piazza per il culto pubblico. In questa occasione, la città è raggiunta da numerosi pellegrini, provenienti da tutta Italia, ma anche dai Paesi ortodossi.

A Molfetta (BA), la vigilia del 6 dicembre, è tenuta  “la Festa di San Nicola che viene dal mare”. I bambini accolgono il Santo, che approda al porto e prosegue in processione tra le vie cittadine. La mattina del 6 dicembre, i bambini ricevono i doni e lasciati da San Nicola durante la notte, oppure cenere e carbone, a seconda della loro condotta. Tale tradizione è ripresa anche in zona alpina, a nome di San Nicolò.


In Campania, per la festa di San Nicola, così come per la festa di Sant’Andrea, si accendono dei falò per chiedere al santo benessere e prosperità alla città.

In alcuni centri, come San Nicola Baronia (AV), o la frazione Gallo di Comiziano (NA), la ricorrenza del Santo si festeggia accendendo un grande fuoco, anche se la tradizione più antica è, probabilmente, quella che si celebra a San Nicola la Strada (CE).
Qui, la sera del 5 dicembre, vigila della ricorrenza del Santo, alcuni volontari accendono la “lummenera” (un grosso falò il cui scopo è quello di portare gioia e prosperità), ispirandosi ai versi di un’antica filastrocca che recita: “suonno si viene, viene alla buon’ora all’ora ca’ nasceva Santu Nicola”. Si racconta, inoltre, che in epoche passate, al “Tuorno” e al “Trivice” – i due quartieri storici del paese, la Rotonda e la Piazza –  si faceva a gara a chi riusciva a realizzare i fuochi più grandi, più luminosi, più durevoli, ma era anche un’occasione per assaggiare il vino nuovo, mangiare in compagnia e ballare al suono delle tammorre. 

A Castelpoto (BN), la devozione a San Nicola risale, circa, alla fine del X secolo. Infatti, la venerazione del santo era già diffusa nel Sannio, prima della traslazione delle sue reliquie a Bari. Perciò, la chiesa madre di Castelpoto è dedicata a San Nicola da Myra. Papa Innocenzo XII (1698) e poi papa Clemente XI (1717) concessero l’indulgenza plenaria ai fedeli che visitano la chiesa di Castelpoto nel giorno di San Nicola. Nel 1837, Castelpoto fu liberata dal colera per intercessione del santo e papa Gregorio XVI rinnovò l’indulgenza nel 1839. Nel 2017, la basilica di Bari dona a Castelpoto la reliquia di una piccola porzione della manna di San Nicola, in riconoscenza per l’antica devozione verso il santo patrono. Al termine della Messa solenne, si benedicono i bambini e vengono distribuite le pagnotte di San Nicola. 

In Calabria, San Nicola è il santo più venerato. Su 1.000 parrocchie, ben 99 sono intitolate a San Nicola e 3 cattedrali (Lungro, Mileto e San Marco Argentano) lo hanno come patrono principale.
Nell’eparchia di Lungro, di rito bizantino, durante i tre giorni antecedenti il 6 dicembre, ci sono l’accensione dei falò, la distribuzione del pane benedetto e dalla processione della statua del santo.

A Cardinale (CZ), tradizione vuole che durante lo spostamento della statua di San Nicola, i buoi che ne trainavano il carro furono impediti a proseguire oltre, in segno di predilezione del santo per il paese. 

Anche in Sicilia, la venerazione è diffusissima.

A Saponara (ME) e a Salemi (TP), il culto a San Nicola è legato al culto della Beata Vergine Maria, così come il alcune zone della Calabria.
A San Marco d’Alunzio (ME), ci fu scontro aperto tra le tre parrocchie del paese su chi dovesse essere il patrono: se San Marco o San Nicola, a cui fu intitolata per volontà dei fedeli la chiesa Matrice – principale tempio religioso del paese.
Solo l’arcivescovo di Messina mise termine al duro scontro e designò ambedue come patroni, venerati tutt’ora nello stesso giorno (31 luglio) e in un unico reliquiario.

A Trecastagni (CT), il patrono è San Nicola, la cui devozione fu sostituita dalla devozione ai tre fratelli martiri Alfio, Filadelfio e Cirino.

Infine, in Abruzzo, in particolar modo a Capitignano (AQ), la festività religiosa si mescola al culto dei morti. Il 6 dicembre, i bambini bussano alle porte delle abitazioni per chiedere “il pane di San Nicola” – “le cacchiette de Santu Nicola”, nel dialetto locale – dicendo: “sia benedetta l’anima dei morti”. La famiglia che apre loro la porta della propria casa, risponde: “Dio lo faccia”, unendosi spiritualmente, così, alle anime dei defunti.

Molte altre sono le città in cui la venerazione del santo è particolarmente sentita: Lettomanoppello (PE), Forino (AV), Cansano (AQ), Vastogirardi (IS), Vico del Gargano (FG), Maglie (LE)… solo per citarne alcune.


IL PANE DI SAN NICOLA E L’INNO “SI QUAERIS MIRACULA”

Come abbiamo visto, il 6 dicembre, in onore di San Nicola, pratica diffusa è la benedizione del pane. Tale usanza è attribuita anche a Sant’Antonio, anche se non possiamo dire con certezza da quale dei due santi sia originata, poiché vi sono fonti contrastanti.

Infatti, molte delle tradizioni legate a San Nicola, sono associate anche al santo di Padova: persino l’inno “Si quaeris miracula“.
Se confrontiamo i testi dedicati ai due santi, possiamo notare che sono estremamente simili (riportiamo le traduzioni in italiano per semplificarne la comprensione):

Se cerchi i miracoli,
la morte, l’errore, la calamità
e il demonio sono messi in fuga,
gli ammalati divenir sani.
Il mare si calma,
le catene si spezzano;
ritrovano le cose perdute
i giovani ed i vecchi.
S’allontanano i pericoli,
scompaiono le necessità;
lo attesti chi ha sperimentato
la protezione del Santo di Padova.
Il mare si calma,
le catene si spezzano;
ritrovano le cose perdute
i giovani ed i vecchi.
Gloria al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio,
ora e sempre,
nei secoli dei secoli.
Il mare si calma,
le catene si spezzano;
ritrovano le cose perdute
i giovani ed i vecchi.

(Sant’Antonio da Padova)
Se chiedi miracoli,
i ciechi vedono, gli storpi camminano
e sudano manna le ossa di Nicola.
Cessano i pericoli
si placano le tempeste,
dicono i naviganti.
Torna al padre Adeodato
e stupiscono gli Agareni,
e tre vergini sono salvate,
narra il popolo di Patara.
Tu, o terra prediletta,
le sacre ossa avute in pegno
per tutti i popoli custodisci,
che da lontano a te vengono,
o felice Bari.
Ai marinai che ti chiamano
presto porgi il tuo soccorso
e si fa bonaccia in mare,
pregando tu Maria.
Tu intercedi presso Dio
nei dolori del parto,
per le madri che t’invocano
per tutti sia salute e pegno
la tua santa manna.
Siano tutti liberati
dai pericoli della vita,
dalle guerre, dalla fame,
o glorioso san Nicola, grande padre.
Gloria al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo.
Cessano i pericoli,
si placano le tempeste, dicono i naviganti.
 
(San Nicola di Bari)

KRAMPUS

Nel Settentrione, San Nicola è veneratissimo contro le insidie del demonio.

Secondo una tradizione trecentesca, il Krampus è un diavolo che vaga nelle foreste in cerca di bambini da mettere nel suo sacco, per punirli per le loro cattive azioni: San Nicola lo addomestica, riportando i bambini in salvo, alle proprie case.

Tale tradizione è diffusa anche in Svizzera, Austria e Slovenia

In altri Paesi, come Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo, San Nicola è chiamato Sinterklaas (o Kleeschen) e viene festeggiato nella notte tra il 5 e il 6 dicembre, distribuendo i doni. La venerazione di San Nicola (protettore della città di Amsterdam) fu diffusa a New York dai coloni olandesi, sotto il nome di Sinterklaas, dando origine al mito di Santa Claus, che in Italia è diventato Babbo Natale.


[1] G. Cioffari, La leggenda di Kiev, 1980

[2]Anonimo, Appendix ad Catalogum codd. hagiog. Bibliothecae Academiae et Civitatis Gandavensis, Analecta Bollandiana vol. 4 (1885), pp. 169-192.

[3] P. Corsi, La traslazione di San Nicola: le fonti, 1987; G. Cioffari, Storia della Basilica di S. Nicola. L’epoca normanno-sveva, 1984; S. Nicola nella critica storica, 1987

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