San Nicola, vescovo - Ecclesia Dei

di Don Riccardo Pecchia.

Glorioso San Nicola, mio speciale Protettore, da quella sede di luce in cui godete la Divina presenza, rivolgete pietoso verso di me i vostri occhi ed impetratemi dal Signore le grazie e gli aiuti opportuni alle presenti mie necessità spirituali e temporali e precisamente la grazia … qualora giovi alla mia eterna salute. Sovvenga ancora, o glorioso Santo Vescovo, del Sommo Pontefice, della Santa Chiesa e di questa devota Città. Riconducete sul retto sentiero i peccatori, i miscredenti, gli eretici, gli afflitti, soccorrete i bisognosi, difendete gli oppressi, guarite gli infermi, e fate sì che tutti esperimentino gli effetti del Vostro valevole Patrocinio presso il supremo Dator di ogni bene. Amen.

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San Nicola di Bari, nacque probabilmente a Pàtara di Licia (Turchia) il 15 marzo 270. Nicola ricevette un’educazione di alto livello da genitori pii e virtuosi, che lo iniziarono alla lettura delle Sacre Scritture sin dall’età di 5 anni. Morirono quando Nicola era ancora giovane, lasciandogli in eredità una discreta fortuna, che il santo decise di destinare ad opere di carità. L’occasione per tale gesto giunse ben presto: un cittadino di Pàtara aveva perduto ogni suo avere, e le sue tre figlie, prive di dote, non potevano trovare marito. Nella disperazione, il padre stava per votarle ad una vita disonorevole. Avendo udito ciò, Nicola prese una borsa con monete d’oro e la gettò nottetempo attraverso la finestra della casa dell’uomo. Tale somma fu usata come dote per la figlia maggiore, che si sposò ben presto. Nicola si comportò ugualmente per le altre due figlie; venne scoperto dal padre, che usò espressioni di immensa gratitudine verso il benefattore. In seguito lasciò la sua città natale e si trasferì a Myra (oggi Demre in Turchia) dove venne ordinato sacerdote.

Alla morte del vescovo metropolita di Myra, Nicola si trovava nella città di Myra quando il clero ed il popolo si riunirono per l’elezione del loro nuovo vescovo. All’inizio del IV secolo si era ai tempi delle persecuzioni di Diocleziano e Nicola fu arrestato dai magistrati, torturato, incatenato e gettato in carcere insieme ad altri cristiani. Quando, nel 313, Costantino, scelto da Dio, successe a Diocleziano, i prigionieri vennero rilasciati, e con essi Nicola.

Non è certo che sia stato uno dei 318 partecipanti al Concilio di Nicea del 325: secondo la tradizione, comunque, durante il concilio avrebbe condannato duramente l’Arianesimo, difendendo l’ortodossia, ed in un momento d’impeto avrebbe preso a schiaffi Ario. In seguito a ciò Nicola fu privato delle sue insegne episcopali ed imprigionato, ma la tradizione tramanda che Nostro Signore e Sua Madre intervennero direttamente, liberarono Nicola e lo reintegrarono nel suo rango.

Nicola adottò anche drastiche misure per combattere il paganesimo e abbatté numerosi templi, tra cui quello della dea Artemide, il più importante nel territorio della sua eparchia. Nicola fu custode del popolo a lui affidato non solo nelle cose dello spirito. Il giorno in cui tre uomini innocenti dovevano essere messi a morte per ordine del governatore, Nicola fermò la mano del boia e li liberò. Rimproverò quindi il governatore, che si pentì dell’ingiusta sentenza. Al fatto erano presenti tre ufficiali imperiali, Nepote, Urso ed Erpilione. I tre uomini vennero in seguito ingiustamente accusati di truffa dal locale prefetto, il quale era riuscito ad ottenere dall’imperatore Costantino una sentenza di morte per i tre uomini. Ricordando l’episodio in cui l’amore di Nicola per la giustizia si era manifestato in favore dei tre innocenti, gli ufficiali imperiali invocarono l’aiuto di Dio. Quella notte Nicola apparve in sogno a Costantino e ordinò all’imperatore di rilasciare i tre uomini innocenti. Il prefetto ebbe un sogno identico, e la mattina dopo i due uomini, constatando di avere assistito alla medesima apparizione, concordarono di interrogare i condannati. Avendo appreso che i tre si erano rivolti in preghiera per intercessione di Nicola, l’imperatore rese loro la libertà e scrisse al santo vescovo una lettera, chiedendo le sue preghiere per la pace nell’impero.

Morì a Myra il 6 dicembre 343; patrono dei bambini, ragazze da marito, prostitute, nonché delle vittime di errori giudiziari

Ecclesia Dei
in collaborazione con Don Riccardo Pecchia.

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