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SANTI

San Patrizio d’Irlanda

San Patrizio d’Irlanda (al secolo Maewyin Succat),
nacque a Bannaventa Berniae (attuale Cumbria in Gran Bretagna), anche se alcuni sostengono Kilpatrick (Scozia),
nel 385, da nobili genitori cristiani.


Don Riccardo Pecchia | 17 Marzo 2021 | Tempo di lettura: 3 minuti


SANTI

San Patrizio d’Irlanda

San Patrizio d’Irlanda (al secolo Maewyin Succat), nacque a Bannaventa Berniae (attuale Cumbria in Gran Bretagna), anche se alcuni sostengono Kilpatrick (Scozia), nel 385, da nobili genitori cristiani.


Don Riccardo Pecchia
17 Marzo 2021
Tempo di lettura: 3 minuti

 

San Patrizio d’Irlanda (al secolo Maewyin Succat), nacque a Bannaventa Berniae (attuale Cumbria in Gran Bretagna), anche se alcuni sostengono Kilpatrick (Scozia), nel 385, da nobili genitori cristiani. Il giovane Patrizio trascorse la sua fanciullezza e l’adolescenza in serenità, ricevendo un’educazione abbastanza elevata; a 16 anni villeggiando nel podere del padre, venne fatto prigioniero insieme ad altri dai pirati irlandesi e trasferito sulle coste nordiche dell’isola, fu venduto come schiavo al re Muirchu del North Dàl Riada, nell’odierna Irlanda del Nord. Qui, per sei anni, lavorò portando al pascolo pecore ed altri animali e tessendo gomitoli di lana. La vita grama, la libertà persa, il ritrovarsi in terra straniera fra gente che parlava una lingua che non capiva, ma che nel frattempo apprese sia la lingua gaelica e tutte le pratiche dei druidi, la solitudine con le bestie, resero a Patrizio lo stare in questa terra verde e bellissima, molto spiacevole, per cui tentò per due volte la fuga, ma inutilmente. Un giorno, ribellandosi al padrone, scappò e, percorrendo a piedi circa 184 miglia, si imbarcò clandestinamente su di una nave diretta in Inghilterra. Ritornato in famiglia Patrizio, trascorre qualche tempo con i genitori, poi sognò che gli irlandesi lo chiamavano, interpretò ciò come una vocazione all’apostolato fra quelle tribù ancora pagane e avendo ricevuto esperienze mistiche, decise di farsi chierico e di convertire gl’irlandesi. Si recò di nuovo in Gallia (Francia) presso il san Germano vescovo di Auxerre, per continuare gli studi, terminati i quali fu ordinato diacono; la sua aspirazione era di recarsi in Irlanda, ma i suoi superiori non erano convinti delle sue qualità perché poco colto. Nel 431 in Irlanda fu mandato il vescovo Palladio da papa Celestino I, con l’incarico di organizzare una diocesi per quanti già convertiti al cristianesimo.
Patrizio nel frattempo completati gli studi, si ritirò per un periodo nel monastero di Lérins, per assimilare la vita monastica, convinto che con questo carisma poteva evangelizzare gli irlandesi. Con lo stesso scopo si recò in Italia, per visitare i piccoli monasteri e capire che metodo fosse usato dai monaci per convertire gli abitanti delle isole. Patrizio fu consacrato vescovo e nominato successore di Palladio intorno al 460. Il metodo di evangelizzazione fu adatto ed efficace, gli irlandesi (celti e scoti) erano raggruppati in un gran numero di tribù che formavano piccoli stati sovrani (tuatha), quindi occorreva il favore del re di ogni singolo territorio, per avere il permesso di predicare nei viaggi missionari. Per questo scopo Patrizio faceva molti doni ai personaggi della stirpe reale ed anche ai dignitari che l’accompagnavano. Il denaro era in buona parte suo, che attingeva dalla vendita dei poderi paterni che aveva ereditato, non chiedendo niente ai suoi fedeli convertiti. La conversione dei re e dei nobili a cui mirava Patrizio, portava di conseguenza alla conversione dei sudditi. Introdusse in Irlanda il monachesimo che di recente era sorto in Occidente e un gran numero di giovani aderirono con entusiasmo facendo fiorire molti conventi. Certo non tutto fu facile, le persone più anziane erano restie a lasciare il paganesimo e inoltre Patrizio e i suoi discepoli dovettero subire l’avversione dei druidi (casta sacerdotale pagana), i quali lo perseguitarono. Anche se Patrizio vivesse per carità di Cristo fra gli stranieri e barbari da anni, in cuor suo si sentì sempre romano con il desiderio di rivedere la sua patria Britannia e quella spirituale la Gallia, ma la sua vocazione missionaria non gli permise mai di lasciare la Chiesa d’Irlanda che Dio gli aveva affidato, in quella che fu la terra della sua schiavitù. Morì a Down (Irlanda del Nord) il 17 marzo 461; patrono dell’Irlanda.
 
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