San Pietro da Verona - Ecclesia Dei

di Don Riccardo Pecchia

San Pietro da Verona (al secolo Pietro Rosini), nacque a Verona nel 1205 circa, da una famiglia catara (persone coinvolte nel movimento ereticale) e Pietro sin da bambino aveva resistito a questa eresia. Compì i suoi studi all’Università di Bologna e decise di entrare a far parte dell’Ordine dei Frati Predicatori. È ricordato in particolare per la sua tenace opposizione alle eresie, soprattutto nei confronti di quella catara. Nel 1232 fu inviato da papa Gregorio IX in Lombardia, dove l’eresia catara era radicata e praticata, con mandato e compito di reprimere l’eresia. Fece il suo ingresso nel monastero di Sant’Eustorgio. Pietro e i domenicani ottennero presto risultati grazie all’appoggio dei rappresentanti del Comune. Nel 1240 divenne priore del convento domenicano di Asti; nel 1241 priore in quello di Piacenza. Alla fine del 1244 fu inviato a Firenze, dove cominciò a predicare nella chiesa di Santa Maria Novella. Qui, lo scontro inevitabile si ebbe quando Pietro e gli inquisitori domenicani ottennero la condanna degli eretici fiorentini Baroni e del podestà bergamasco che li proteggeva: secondo le Croniche dell’arcivescovo Antonino Pierozzi (sant’Antonino da Firenze) in tale occasione avrebbero avuto luogo gli scontri cosiddetti “del Trebbio” e di “Santa Felicita” (dal nome dei luoghi dove si svolsero).

La tradizione vuole che a Firenze Pietro abbia fondato quella che oggi è la Venerabile Arciconfraternita della Misericordia di Firenze, anche se non vi siano riscontri storici certi. Lasciata Firenze, Pietro tornò verso l’Italia settentrionale, sviluppando la sua predicazione fra Mantova, Pavia, Bergamo e Cesena. Papa Innocenzo IV l’8 giugno 1251 nominò Pietro inquisitore della città di Cremona, allargando tale incarico nel mese di settembre alle città di Milano e Como. Il 24 marzo 1252, che era la domenica delle Palme, emanò un decreto col quale prorogava i termini previsti per gli eretici per sottomettersi alla Chiesa, ma specificava anche che i reticenti avrebbero subito un processo canonico. Gli eretici, individuando in lui il loro maggior pericolo, si organizzarono e progettarono di ucciderlo. I due sicari, Pietro da Balsamo (detto Carino) e Albertino Porro, attesero Pietro che con due confratelli stava facendo la strada fra Como a Milano. Se Albertino fuggì per non commettere l’omicidio, non così Carino, che sorprese i frati nel bosco di Barlassina (Monza), uccidendo Pietro con un colpo di “falcastro” (una roncola), mentre l’atro frate moriva sei giorni dopo per le ferite. Morì il 6 aprile 1252

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